sabato 29 dicembre 2012

Per l'anno che arriva e per quelli che verranno




Vorrei invecchiare domani.
Vorrei vedere il mio viso segnato da rughe profonde ed i capelli diventare candidi come la neve.
Vorrei vestirmi di bianco quando fa giorno e vestirmi di nero per accompagnare la notte.
Vorrei leggere i sorrisi nelle foto ingiallite, ma senza rammarico nè nostalgia. Vorrei la saggezza degli alberi scorrermi dentro le vene.
Vorrei non avere passioni, tristezze nè grandi entusiasmi. Vorrei la certezza di  un saggio equilibrio.
Vorrei invecchiare domani per non aver più bisogno di avere qualcosa. Gli armadi senza vestiti, la dispensa con quel tanto che basta e poco da rimettere in ordine.
Vorrei non avere notizie dal mondo ma vorrei potermi inventare fantastiche storie da leggere ai bambini più piccoli.
Vorrei sbirciare il tuo volto al chiarore del primo mattino e vorrei che tu mi potessi abbracciare con un delicato sorriso. Gli anziani non hanno bisogno di amarsi con tanto rumore ma di sentire il calore di un bene profondo. Vorrei poter condividere questa sensazione con te.
Vorrei una casa lontana dal mondo dove svegliarmi già vecchia assieme ad un cane che dorme ai piedi del letto, un gatto randagio che sonnecchia disteso in cortile e salutare ogni tanto un amico che volesse passare.
E vorrei avere il coraggio di smettere di volere qualcosa, di sentire il bisogno o di sperare in un qualche futuro diverso.
Vorrei potermi svegliare già vecchia domani, e sentirmi serena in questo domani ... non ci sarebbe futuro migliore per me.

venerdì 21 dicembre 2012

Natale 2012






I giorni che precedono il Natale, 
ti commuovono più di ogni altro giorno dell'anno.
Pensi a quanto hai ed  a quanto hai ancora da dare.
Pensi a quelli che non hanno ma che con dignità condividono.
A quelli che ti vorrebbero accanto 
ed a quelli che non possono per chissà quale motivo.
Pensi a chi se n'è andato ed è stato un bene così 
ed a chi se n'è andato lasciandoti un vuoto incolmabile.
A chi vorrebbe vederti sorridere 
ed a chi vorresti che fosse più sorridente di te.
A tutti quelli che hanno un pacchettino nascosto da darti 
e a quelli che non  hanno mai nemmeno pensato a farti un regalo.
A chi pensa sia tutto finito sotto al manto di ghiaccio 
ed a chi sta aspettando che ritorni in disgelo.
Il mio pensiero a chi si accontenta di poco,
non ha nulla da chiedere e che
vuole solo un natale sereno.
Questo mi auguro anch'io:
 un futuro di pace per te.


lunedì 15 ottobre 2012

NASCERE E MORIRE






Ho appena imparato cos'è la vita e già me la tolgono. 
Non so ancora e forse non saprò mai nella vita com'è buono il profumo del pane appena sfornato. 
Ho paura di notte quando sento tremare l'aria sferzata dalle pallottole, ma non so bene perchè stiano sparando. 

Ho saputo che c'è, in un posto lontano, qualcuno che gioca alla guerra con quei grossi carri dal lungo fucile: io so solo che quando li vedo per strada devo solo scappare. 
Ho provato a mettermi in un angolo a piangere ma mi han detto che devo essere uomo. 
Ma io ho solo sei anni. 

Ho sentito il mio corpo strappato, usato, schiacciato da qualcuno che diceva di volermi del bene. 
Ma non ho ancora capito perchè mentre lo dice mi sta facendo del male.
Sento un vuoto allo stomaco da quando son nato. E' come un buco che mia madre non riesce a colmare. A volte si riempie un pochino con qualcosa di tiepido ed io mi sento un pò meglio, 
ma le forze fan fatica a tornare.

So che da qualche parte del mondo i bambini hanno case pulite, le coperte d'inverno e qualcuno che insegna loro a contare. 
Io so che col sole la lamiera che ricopre la casa in cui vivo diventa rovente, quando fa freddo non ho nulla da mettermi addosso ed ho imparato a contare i granelli di riso che ho dentro al mio piatto.

Ho imparato che è meglio non chiedere nulla, a trattenere le lacrime e a non guardare nessuno negli occhi altrimenti mi picchiano. 

Ho imparato che i bambini hanno un prezzo: si vendono all'asta al mercato al miglior offerente.
Così ho imparato che non esiste l'amore. 
Mi hanno messo nel letto di un vecchio e mi hanno detto che ero sua moglie. 
Ed io non sapevo nemmeno ancora giocar con le bambole.. ma lui ha giocato a lungo dentro di me.

Ma ho anche visto mia madre usare un coltello contro il mio corpo di vergine: diceva che era giusto così, che con lei avevan fatto lo stesso, che siccome ero femmina non potevo permettermi di sentire qualcosa di bello. 
Ho urlato come gli agnelli quando li sgozzano, ma la mia voce s'è perduta nel vento.

Ho visto la notte colorarsi di fuoco, il sangue sgorgare dal corpo di mia madre e mio padre. Ho visto degli uomini sparare nel buio e colpire degli altri bambini, urlare, ridere, sputare sui loro cadaveri.
So che non ho fatto del male, che non ho voglia di crescere e diventare un adulto prima del tempo. 

So che ho il diritto di piangere, di lasciare la mente volare nelle onde del gioco, di vedere la luce del giorno e di sperare in una parola che mi dicono si chiami futuro.
Ho fatto l'errore di vivere nel posto sbagliato. Ma mi dicevano che i bambini si amano ovunque essi nascano, che gli si deve rispetto, che non vanno violati e che vanno protetti. Ho paura che qualcuno mi abbia ingannato: forse era nato già adulto. 

Io non so perchè mi  è capitato a sei anni di dover  crescere subito. Così ti prego mamma celeste tienimi forte fra le tue braccia...  portami lontano con te.

mercoledì 26 settembre 2012

Nel ricordare un Uomo





"Per te, con amore,
la sabbia del deserto ho scavato,
piramidi ho aperto,
labirinti ho penetrato
finchè, col batticuore,
piccolo messaggero
dal pensiero alato,
la tua traccia ho scoperto"

(Mario Pincherle) 




Avevo poco più di 13 anni. Un' impareggiabile voglia di leggere ed un insanabile fame di sapere.
La libreria di mio padre era una fonte inesauribile di risposte e quando la mia curiosità  non veniva sufficientemente ripagata  dagli autori, c'era lui che provava a colmare queste mie lacune.

A quei tempi, la mia attenzione s'era focalizzata sugli Arcani Maggiori. Mi interessavano soprattutto per ciò che rappresentavano graficamente, la loro simbologia e quale fosse il significato celato dietro a quegli strani personaggi colorati. 

Ero particolarmente incuriosita da una carta in particolare (non ne ricordo il motivo...): la Torre. Quegli ometti che cadevano a testa in giù e che sembravano non avere speranza di sopravvivenza, non andavano d'accordo con la spiegazione formulata da  un tale  Oswald Wirth ("i Tarocchi"  - Mediterranee Edizioni, esiste ancora...).

Mio padre, che come sempre  voleva  ragionassi e mi confrontassi anche con diversi pensieri, mi disse divertito: "Perchè non scrivi a Mario Pincherle, forse potrebbe darti una risposta in merito!".

Lo feci. Scrissi una lettera chiedendo spiegazioni su quella carta e sorprendentemente, poco tempo dopo, lui mi rispose. Non solo rispose ringraziando la mia giovanile curiosità, ma regalandomi un pò dei suoi libri autografandoli ed in particolar modo, dedicandomi quello in cui si parla della Torre
 ("Come esplose la civiltà" - Ed. Filelfo: ora non esiste più).

Fui davvero colpita da questa sua gentilezza e da ciò che mi scrisse (purtroppo la lettera s'è persa in chissà quale trasloco o magari spunterà fuori da qualche libro il giorno che avrò il coraggio di metter mano alla libreria di mio padre...). Per ringraziarlo, disegnai  su del cartoncino i 22 Arcani Maggiori reinterpretandoli a seconda di ciò che il loro nome significasse per me.

Non ne seppi più nulla da allora di Mario Pincherle fino al giorno in cui, con mia profonda sorpresa, non me lo vidi comparire in televisione come ospite ad un programma che si intitolava Star Gate.
"E' ancora vivo!", pensai.
Mi informai presso la redazione del programma ed ebbi un contatto telefonico della nuova casa editrice con la quale stava collaborando. Raccontai loro la mia storia chiedendo di informarne l'autore.

(In quel periodo stavo preparandomi per una vacanza in Egitto, al Cairo, assieme a mia sorella, dove stava organizzando un congresso).

Prima della partenza, ero in ufficio e ricevetti una telefonata:
"Pronto, buon giorno. Sto cercando Stefania... una bambina di 13 anni che ho sempre conservato nel cuore".

Mi emoziona ora scriverlo e vi lascio immaginare cosa provai io quando ascoltai queste parole al telefono!

"Ciao Stefania, sono Mario Pincherle! Certo che mi ricordo di te! Cosa mi racconti?"

 Gli raccontai a grandi linee cosa avevo fatto in quei 26/27 anni di vita ma soprattutto gli dissi che finalmente, dopo tanto studiare sull'argomento, avrei avuto la possibilità di visitare di persona la Grande Piramide di Cheope.

Lui ne fu entusiasta e mi fece promettere che, al mio ritorno sarei andato a trovarlo a casa sua a Bientina.

Il viaggio in Egitto si dimostrò ben al di sopra delle mie aspettative. Per tutta una serie di coincidenze fu un viaggio davvero indimenticabile: ebbi una guida tutta per me che mi raccontò dell'Egitto in maniera del tutto particolare (un egiziano che conosceva i libri di Pincherle e ne condivideva la filosofia...), ma soprattutto ebbi la possibilità di entrare nella piramide da sola, senza altri turisti (stavano per chiudere il sito archeologico ma la mia guida insistette per farmi entrare...).

Fu un'esperienza indimenticabile soprattutto quando la guida mi disse: "Stefania: sali da sola la rampa ed entra nella camera del Re: è il tuo momento, è giusto così".
 
Potete immaginare cosa significasse per me entrare in quel luogo che tanto a lungo avevo studiato e del quale ancora ne sento l'attrazione? Non saprei descrivere le sensazioni tanto furono intense!

Al mio ritorno fissai un appuntamento con Pincherle e lo andai a trovare, ospite a casa sua per un fine settimana.
Passammo quei due giorni a parlare, lui a mostrarmi le sue scoperte, a confrontarci, io soprattutto a cercare di "diventare una spugna" per assorbire tutto quello che mi stava dicendo! Mi fece rivedere la mia collezione di tarocchi disegnati,  custodita fra i suoi libri in un cofanetto con tanto di fiocco... non potevo credere che avesse tenuto ancora i disegni di una bambina! Ne fui onorata.
In cambio volle regalarmi (come se già non mi avesse regalato abbastanza...) un piccolo gioiello, in oro zecchino fuso e plasmato da lui, rappresentante la famosa torre: lo Zed.


Ecco cosa mi rimane di quest'uomo e se ancora avessi di che scrivere sarebbe poca cosa rispetto a ciò che mi ha lasciato lui da ogni punto di vista.
E' stato un Maestro, una guida, una fonte di ispirazione, un punto di riferimento.
Non è mai mancato il momento (e qualche frequentatore di questo blog può darne testimonianza) in cui io non lo citassi parlando di questa argomento e di sicuro non mancherò di farlo ora che... lui se ne è andato.

Presento o meno fisicamente nella mia vita, Mario Pincherle non ha mai smesso di insegnarmi, di incuriosirmi, di stimolare la mia fantasia.
E' per questo che dedico a lui questo mio ricordo, che spero gli sia gradito, ovunque lui sia in questo momento.

Buon viaggio Mario!

Ste. la bambina di 13 anni









lunedì 17 settembre 2012

FISICA E CHIMICA




Vale la pena credere ci sia qualcosa che ti attragga lungo la via: fosse il riflesso di un vetro della finestra, un foglio scritto lasciato cadere per strada, prendere una via traversa anzichè quella dritta.
E vale la pena avere dei sogni e credere che ciò che desideriamo possa accadere, vedere già dipinta su di una parete bianca i contorni di questo tuo sogno.

Io ho preso in mano un pennello e l'ho intinto in parecchi colori. Prima facendo attenzione che non ci fossero imperfezioni, che la sua consistenza fosse adeguata e non gocciolasse sul muro imbrattandolo. Poi, man mano che le immagini si facevano più chiare e la mente si puliva delle parole superflue, ho lasciato che la mano scorresse libera dai barattoli sfusi alla parete. Ho lasciato che i gesti fluissero liberi, si appropriassero di me, si trasformassero in arancio, blu e rosso senza far distinzione fra chi era pittore e l'immagine che avevo riflesso : io ero il colore ed il colore era dentro di me.

Quando ti lasci guidare da questa forza, quando il tuo cuore ha aperto le porte verso l'esterno reclamando i suoi battiti, ecco che nulla accade per caso.
Ci sono forze che ti chiamano e ci sono forze che ti abbracciano. Ci sono gesti che hanno un significato preciso e ci sono parole che ne hanno uno completamente diverso.
L'impetuosità ed il ritmo con il quale questa forza si manifesta, dipende solo da te, dipende da quanto sei in grado di accogliere i cambiamenti e di quanta forza tu metta nel desiderare.
I desideri non sono una cattiva cosa. Loro sono i quadri che tu hai appeso durante la vita.
Io ho appeso una casa nel verde, ho appeso una famiglia riunita. Ho appeso la musica e il ballo, le pagine d'un libro che parlasse di me e le mani di un uomo diverso dai soliti.
Ho appeso il mio corpo nel centro della parete e con l'aiuto  di un paio di mani più forti, ne ho cambiato le forme, i contorni. L'ho reso più simile a ciò che sognavo di essere, nei suoi contenuti e nei suo modo di porsi nei confronti dell'altro.
Ho imparato che ciò che credevo impossibile fare, era solo un concetto della mia mente. Il mio corpo ha reclamato ben altro.

La mia vita è cosparsa di queste occasioni, di attrazioni fatali e di messaggi chiari e diretti. Non ho mai tappato le orecchie all'ascolto o la mente ai vocaboli nuovi.
Ci ho messo del tempo, forse è il mio unico sbaglio. Ma non ho rimpianti per non averci provato, per non averci creduto o per non aver più sognato.

E se mai un desiderio non fosse esaudito, se uno dei quadri che ho appeso non si colorasse del tutto... non avrei timore di sentirmi fallita.

Ho tante pareti sulle quali disegnarmi la vita... non metto cornici a nessuno dei sogni... i cerchi si chiudon da sè.



martedì 4 settembre 2012

L'estate ha il sapore di....





L'estate ha il sapore della frutta gelata,
quella raccolta in grandi bicchieri di plastica e mangiata ai piedi del Grande Maestro in Campo dei Fiori.
L'estate ha il sapore delle stradine assolate, delle grandi piazze maestose e delle case ricoperte di edera verde.
Ha il sapore dell'acqua che sgorga impetuosa dalle fontane,
ed ha il colore di una piccola rosa che pare galleggi e scivoli dolce verso di me.
Ha il sapore dei colori della persone.
Di quelle sedute all'ombra del colonnato mentre lo sguardo si riempie di sacro;
di quelle che all'angolo della strada simulano vecchie canzoni, gli abiti sdruciti dal tempo ma con in volto lo stesso perenne sorriso da avanspettacolo: quanto ti costa mendicare due lire!
Di quelle che si siedono al tavolo con te e ti raccontano pezzi di vita, senza pudore, come se fossi un parente o un amico sincero. E la tua  pancia e il tuo cuore si riempiono nella stessa misura. Cibo ed amore serviti nello stesso menu.
Di quelle che calpestano il suolo che fu degli antichi e non se ne rendono conto;
di quelle che ne hanno abbastanza della gente che passa e di quelle che si assiepano in una piccola piazza, perchè è famosa... fa nulla se ce ne sono altre cento.
L'estate ha il sapore della luce che entra impetuosa dall'alto e ti abbaglia, ti avvolge, ti induce al silenzio e ti sovrasta con una forza possente. E non hai scelta che accogliere i brividi intensi che ti percorrono il corpo e la mente. Così piccola, di fronte a quell'immenso chiarore.
L'estate ha il sapore di sguardi, di poche parole e di intense emozioni affacciate ad un ponte, di fronte al Castello, alla ringhiera di un terrazzo sul Colle.
E poi ancora ha l'emozione attaccata alle corde di una chitarra, mentre le note riprendono il ritmo, mentre le dita accarezzano il legno. Come una volta, come quando eri piccola.
Questa è l'estate delle emozioni vissute per prime e di quelle vissute di nuovo.
Questa è l'estate che ho portato in valigia con me.


Grazie....

martedì 28 agosto 2012

Vorrei regalare un estate in più...





Vorrei rimandare le mie parole su questa estate ad un altro momento.... c'è ancora tempo per dire quello che ho visto, quello che ho provato e quello che mi è rimasto nel cuore.

Ora non è il momento.

Ora vorrei solo dare:

la metà del coraggio che ho, per farti ancora sperare
solo un briciolo del mio sorriso, per non farti sentire da sola
la pagina di un libro aperto sulle tue parole più belle.
Il sollievo dalla fatica e dal dolore, se mai fosse possibile
l'inizio di una favola che non abbia mai fine,
un raggio di sole che ti faccia sentire il calore di chi ti è lontano.
Un futuro.
Vorrei regalartene un pezzo, purchè sia migliore di oggi.
Ma se ancora fosse un futuro di pianto, vorrei aiutarti a non provare dolore.
Vorrei non trovare una pagina chiusa
Vorrei tu potessi iniziare daccapo
A sorridere ed a far ridere gli altri
Ho solo una mano da darti, un pensiero, un gesto buttato nell'aria.
Spero tu possa sentirlo
Ora... domani... fin tanto che lo vorrai.

Abbi forza Annalisa!


Joh

venerdì 29 giugno 2012

Piccolo Grande Uomo



"Ogni essere umano è parte di un insieme chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Un'illusione che diventa una prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione, allargando il nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includervi tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza".
Albert Einstein

Ho incontrato un Piccolo Grande Uomo.
Uno come te, come me, poco diverso. Ha usato parole semplici, spesso anche buffe, perchè le grandi cose si possono dire anche ridendo.
Nulla che facesse pensare a qualcosa di "grande", era solo un piccolo punto arancione.
Ma c'era qualcosa di strano. Si poteva avvertire. Sentivo che ero partecipe a qualcosa di eccezionale. Perchè mi sentivo vibrare, sordidamente, profondamente, al suono cupo della sua voce. E' una voce che ti penetra dentro, con una naturale semplicità.
I Piccoli Grandi Uomini hanno molto da dire ed anche quando stan zitti la loro voce ti si infiltra nelle vene comunque. Il suo silenzio si insinua, mentre il suo respiro (amplificato dagli altoparlanti) si intersecava fra un pezzo di suono e lo spazio di un breve silenzio. E quanto è capace di penetrarti il soffio del suo respiro!
Quando hai la fortuna di incontrare un Piccolo Uomo, ti senti al centro del mondo. E malgrado le mille persone presenti, è te che continua a indicare, i suoi occhi ammicchino ai tuoi ed il sorriso che ha in faccia è fatto per sciogliere il tuo.
I Piccoli Uomini insegnano grandi cose con la semplicità di un bambino. Ed è così che mi sono sentita. Mi stava raccontando una favola.. ed era la favola di questo universo. Pochi argomenti. Perchè perdersi nelle parole ne sminuisce il loro sapore. Pochi concetti, forse uno solo, l'unico. Avere a cuore la felicità di chi ti sta accanto. Semplice no?
Essere parte di una lunga catena, dove le mie braccia cingono strette le tue.. e le sue attorno a me, infinitamente... anelli congiunti d'amore.

Sappiamo benissimo che quello che dicono i Piccoli Uomini è vero. Ma resta il fatto che mettere in pratica un gesto d'amore, è cosa difficile. La cosa più ardua che c'è.
Che razza di stupidi siamo: non avremmo bisogno di altro, e potremmo essere liberi, e potremmo correre in giro senza pensieri, e potremmo fermarci ogni qualvolta lo desideriamo, e potremmo esser felici, e...
Millenni, sono passati millenni ed ancora non ci siamo riusciti: siamo una razza che ha optato per il dolore. Siamo una razza di stupide bestie accecate dall'odio.

Ma ora che vedo il tuo sorriso esplodere assieme alle luci del Forum, ringrazio il mio cuore che batte, assieme a quello del mio vicino, a quello di chi mi è lontano, ai figli, alla natura, a quello che vedo ed a quello che è nascosto nel buio.

E voglio dir grazie ai Piccoli Uomini che esistono ancora e che hanno vissuto in passato.
E grazie della fortuna di avere incontrato anche te...

Joh

lunedì 11 giugno 2012

Vorrei poter dire "NO"


Vorrei poter dire NO ad un'altro calvario.
Vorrei non rivivere la stessa esperienza.
Vorrei non leggere nei tuoi occhi lo sconforto e l'abbandono.
Vorrei non dover combattere nuovamente contro l'inadempienza ed il menefreghismo. Vorrei che tutte le persone si prendessero la propria responsabilità, di fronte ai bambini così come di fronte agli anziani. Vorrei che le persone si mettessero nei panni di chi è sofferente e provassero a capire cosa significa perdere la dignità. Vorrei che coloro che professano un mestiere volto alla cura del malato capissero cosa significa per una donna anziana come te farsi lavare, come un animale, in piedi davanti a tutti... dalle stesse mani di chi, fino a tempo prima, tenevi fra le tue braccia.
Vorrei dire NO alle formiche che ti ho trovato nel cassetto dove avevi riposto i biscotti e vorrei dire NO a chi ti ha sgridata dicendoti di non lasciare il cibo in giro. Vorrei dire a chi ti ha offesa che non è compito tuo mantenere l'igiene. E' un suo preciso dovere.
Vorrei non dover pietire una diagnosi, un referto, un colloquio. Vorrei che tu capisca la mia grande apprensione. E quando arriva il momento vorrei tanto che mi parlassero in modo che io possa capire. Con frasi semplici, cercando di essere chiari. "Uomo! E' un attimo che io ti risponda e ti rimetta al tuo posto: non mi sfidare!"
Vorrei dire NO al risparmio che fate sull'essere umano. Avete un preciso dovere ed è quello per il quale avete giurato. Non avete più voglia? Non avete più fondi? Al diavolo chi vi comanda! La vita viene prima di tutto.
Ed è questo che voglio.
Darti ancora del tempo per vivere. Del tempo sereno, dei giorni anche solo normali.
Vorrei dire NO all'incertezza di quanto sta succedendo e vorrei dire NO a lasciarti andare nel vento.
Vorrei non dover salutare chi ha dato la vita a chi ora ti scrive. E vorrei, mio malgrado, non avere coscienza di dover percorrere questa strada in prima persona. Ma so bene che il prossimo giro toccherà anche a me. E' la legge della natura.
Vorrei non sentire questa fine così tanto vicina e vorrei darti altre occasioni per ridere. Hai dei bambini che ti stanno aspettando ed hai delle figlie che ti vogliono bene.
Non ho armi contro le leggi del Cosmo ma ho la forza per ribattere un NO alle leggi dell'uomo.
Quindi sappi, madre mia cara, che non lascerò ti distruggano come fecero con l'uomo che hai amato. Non lascerò che la carne marcisca sotto al lenzuolo.
E dirò NO fino alla fine, sappilo. Che tu abbia o non abbia forza abbastanza.
Ci sono io a tenerti per mano. Una mano insieme alla tua e con l'altra a farti da scudo.
Resisti... ancora, ti prego... ancora del tempo con me.




lunedì 28 maggio 2012

Tu serà un homme mon fils







“Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa”
Sai, nessuno mi ha mai accusata seriamente di qualcosa ma con il passare del tempo, mi accorgo che non riesco a controllare la parola che, dal cuore, esce irrimediabilmente e senza freni dalla bocca. Non ho pazienza di fronte alla stupidità e davanti ad un ingiustizia mi butto a capofitto nella mischia. Ho il “potere” dell’età e questo mi autorizza ad esprimere opinioni che prima tenevo nascoste. Non perdo proprio la testa, la abbasso, a volte, e colpisco l’avversario come fossi un ariete (ironia della sorte, è il tuo segno …). Non porgo l’altra guancia, cerco di fare in modo che chi si rivolge a me con protervia, riceva in cambio una parola giusta, al momento giusto, che metta le cose in chiaro… definitivamente.
“Se riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te 
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare
Cerco di mettermi in discussione, di capire le opinioni degli altri e spesso di accogliere i suggerimenti che mi arrivano. Se ho imparato qualcosa negli ultimi anni è proprio ad aver fiducia in me stessa. E’ stato un lavoro lungo e difficile, credimi, costellato di trappole e vicoli ciechi. Ma credo di avercela fatta. Dopo tutto, sapevo di aver in tasca gli attrezzi giusti per costruire il tempio della mia vita. Se qualcuno ha dei dubbi su ciò che sono o su ciò che voglio, accetto la critica ed a volte provo a correggere il tiro certa del fatto che nessuno, ancora, può dire di aver raggiunto la perfezione. Io tanto meno.
“Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare
 o, essendo calunniato, a non rispondere con calunnie
 o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio 
pur non mostrandoti troppo buono
 né parlando troppo da saggio
Ho imparato la pazienza. Ho imparato ad accettare gli altri per quello che sono. Ho imparato ad accogliere l’odio e l’amore in egual misura. Ho imparato a rispondere agli attacchi cercando di non creare una barriera ma una strada aperta, cercando così di portare il “nemico” a credere di aver un alleato al suo fianco. L’ira non è mai stato un buon soldato: solo la lucidità della mente è sempre l’unico modo per disorientare chi crede di esserti superiore.
“Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni
”
Ho solo dato retta ai miei sogni negli ultimi tempi. Potresti stupirti di quanto sia stata brava a farlo! Ho provato a recuperare il terreno perduto. Ho imparato che i sogni vanno realizzati e se non ci riesci, non devi lasciarti prendere dallo sconforto. Non tutto ciò che desideriamo è possibile avere. Ma se non ci avessi provato, non ci avessi messo l’impegno dovuto, avrei commesso un errore gravissimo. Sognare, crederci e realizzare sono gli strumenti che ho avuto sempre a portata di mano e di questo, forse, devo dire grazie anche a te…
“Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine”
Il pensiero è stato l’anima ma la parola e l’azione sono stati miei buoni alleati. Non credo di essermi cullata all’ombra di pensieri inconcreti, ma di aver cavalcato la forza del mio desiderio.
“Se riesci, incontrando il successo e la sconfitta
 a trattare questi due impostori allo stesso modo”
Vittorie e sconfitte fanno parte della vita e non credo di essermi mai abbandonata alle loro lusinghe, sia nel bene che nel male. Un giorno è diverso dagli altri e già l’equilibrio è per me è stata una grande conquista. Sono felice di ciò che la vita è stata capace di offrirmi. Ho imparato a gioire dalle sconfitte, ho imparato ad ammettere gli sbagli, ho capito che i torti subiti non erano altro che degli insegnamenti. Ho avuto dei grandi maestri in questo e non smetterò di ringraziarli tutti, dal primo all’ultimo.
“Se riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai detto,
 distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi o vedere le cose per le quali tu hai dato la vita, distrutte 
e umilmente ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori”
Non ho perso la forza e la fiducia, quello che ho l’ho avuto a volte anche faticosamente. Ma non ho bisogno di molto e quindi non c’è nulla che gli altri possano facilmente distruggere. Quello che di più prezioso ho è dentro di me e può solo essere condiviso. Distrutto … mai.
“Se riesci a fare un solo fagotto delle tue fortune 
e rischiarle in un sol colpo a testa o croce
 e perdere, e ricominciare daccapo 
senza mai dire una parola su quello che hai perduto”
La vita è sempre una scommessa e sul tavolo da gioco ho più e più volte mischiato e lanciato dadi diversi. A volte cadevano in perfetta sincronia, facendo uscire i numeri vincenti. A volte il tiro era troppo debole, mancava lo spirito e più semplicemente non avevo fiducia in ciò che volevo. Allora i dadi cadevano scomposti… la perdita assicurata. Ma mai, non credo di aver detto mai una sola volta: “sono stata sconfitta…” E se qualche volta mi vedrai tentennare, piangere o urlare al vento la rabbia, abbi pazienza: è solo un momento che passa, il sorriso tornerà sul mio volto.
“Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi 
a sorreggerti, anche quando non te li senti più 
e a resistere quando in te non c’è più niente
 tranne la tua volontà che ripete: “Resisti!”
Ho provato ad ascoltare solo me stessa, ho provato a condividere le mie parole e far di quelle degli altri tesoro, quando non erano imposte dall’egoismo o degli interessi. Ho avuto fiducia nella vita e continuerò ad averne. A volte ho avuto paura della solitudine, quella vera … ma non ho avuto modo di provarla davvero fino in fondo. C’è sempre stato qualcuno che mi ha teso una mano ed ha gridato “resisti” con me.
“Se riesci a parlare alle folle senza perdere la tua onestà, o a passeggiare con i Re senza perdere il senso comune
Sai, ho imparato a parlare. Anche davanti a tanta gente. Non ho più paura e non mi infastidisce più il suono della mia voce. Ti sorprenderesti di me! Ho capito che bastava chiudere gli occhi e sentire la voce del cuore. Dapprima era un come un sussurro. Man mano, poco alla volta, s’è fatta sempre più chiara ed io non ho più avuto paura di me. E sai, non importa chi mi si affianca. Re o Principesse, padroni o potenti. Io ho il privilegio di avere al mio fianco degli esseri umani, delle persone sincere e se la mia ricchezza può fare del bene, allora dividerò quel poco che ho con chi ne avrà più bisogno. Ciò fa di me una Regina.
“Se tanto amici che nemici non possono ferirti”
Mi può ferire solo chi io amo davvero. Ma provo a capire, provo a mettermi al loro posto. E quando questo non mi è possibile… provo talvolta ad affidarmi al perdono. Un giorno, forse, sapranno perdonare anche me.
“Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo
Questa è la parte più difficile, lo sai bene anche tu. Ci sono persone che contano davvero più degli altri. Quelle che hanno il sangue mio dentro le vene e quelle il cui sangue scorre ancora dentro di me. Ci sono quelle che non hanno alcun legame genetico ma sono entrate sotto alla pelle, hanno scavato molto profondamente ed hanno raggiunto il mio cuore. Per loro e solo per loro il mio posto d’onore. Tutti gli altri son solo persone e ciò fa di loro una grande, infinita, stupenda umanità.
“Se riesci a colmare l’inesorabile minuto 
dando valore a ognuno dei sessanta secondi”
Ho imparato che l’attimo è l’unico momento plausibile. Non il dopo, non il forse e nemmeno il più tardi. Ciò che esiste è solo ora. In questo istante. E gli istanti contano, l’uno dopo l’altro, tanto quanto l’eternità.
“Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa 
e… quel che più conta…
tu sarai un Uomo, figlio mio!”
(Kipling - Lettera al figlio, 1910)
Mi hai dato il più bel regalo che potessi avere. Mi hai dato la luce. Mi hai dato una vita e gli attrezzi per poter costruire cose sempre migliori. Mi hai dato il pensiero e la parola, la gioia del sorriso dei figli. Mi hai dato le carte vincenti per trovare nel “piccolo” un enorme ricchezza. Mi hai dato un profondo senso di umiltà davanti alla bellezza della natura e mi hai dato l’orgoglio di fronte a me stessa.
Questo volevo scriverti, casomai potessi ancora sentirmi per ringraziarti di esser stato mio padre. Vorrei tu potessi solo ancora stringere fra le tue braccia la “Donna che son diventata” perché “Figlia tua” lo sarò finchè vita io avrò.