giovedì 21 agosto 2008

FOLLIA PURA




Sentire lo strazio della propria anima. Provare a capire i gesti, le parole sconnesse, cercando di assecondare frasi senza senso. La luce si è persa. Solo pochi frammenti di coscienza cadono giù sul pavimento assieme alle mie lacrime. Rido dei suoi discorsi mentre mi accorgo che la sua mano mi cerca e mi implora un aiuto. Dove sei andato a finire? Dov’è l’uomo che mi ha fatta crescere nella favola, nella poesia del canto, nei sussurri dell’acqua di montagna, che credeva nella forza dell’anima, che studiava le parole dei libri e che mi faceva parlare dei miei desideri? Gesti ripetuti all’infinito. Minuziosamente muovi le dita e capisco che ti stai preparando ad andare a pescare. La lenza che arrotoli sul mulinello… i nodi all’amo, il lancio e l’attesa. Tutto, in ogni minimo particolare. Le tue dita si muovono e mi fanno capire le immagini della tua mente. Poi mi parli, mi dici che devi iniziare a costruire una cattedrale… e che hai bisogno di tempo.
Quale tempo? Quello che ti ha portato via chissà dove? Quello che nemmeno io so ormai dov’è! Mi fai paura. Non voglio perdermi così anch’io ….
Signori vi imploro: avete visto mio padre?