lunedì 30 maggio 2011

Alla fine di un lungo percorso




Mi sono fermata, finalmente, alla fine di un lungo cammino.
Resto a guardare, spettatrice di un opera intera, il risultato
ottenuto. I colori, gli spazi, il biancore, il buio e la luce. Tutto mi appare chiaro e nitido come un intenso dipinto, dove una mano d'artista ha posato il colore, ha aggiunto dettagli e dato luce ad una tela che sembrava non avesse spazi per nuovi disegni.
Lunghe e faticose mattine d'inverno, le mie mani ancora hanno tracce di intonaco e polvere. E poi ancora sentire l'odore del legno
sbriciolarsi alla carta vetrata, passaggio dopo passaggio, fino a renderne l'anima pura e lucente. Riverberi d'ombre e di luci ed acqua che scende dagli occhi, fra lo zucchero e il sale, in una malgama densa e sensibile ai cambiamenti del tempo.
Vedere con quanta fatica il risultato finale è arrivato, riempirmi dal cuore fin dentro la mente.
Sonate al chiaro di luna e venti d'estate s'infrangono contro di me, portandomi in braccio, in un incredibile viaggio nei miei desideri.
Ed ho dato un nome all'ingresso, alle piante ed a tutti gli spazi, come fossero miei familiari...
perchè è questo che sono. Sono un padre fra le travi di legno e nei libri più sacri, una figlia nel profumo dei fiori, i bambini fra i cuscini del letto. Ho trovato anche te, che fai finta di nulla e mi osservi, orgoglioso e felice di me e ti ho trovato sull'uscio ad aspettarmi paziente, ed eri li dal primo all'ultimo istante a guardare, a sorridermi, avvertendo il tuo animo forte, senza mai interferire, e ti ho amato per questo.
Ho fatto... ho fatto da sola... ho fatto un opera d'arte.
Ma non è solo quello che vedo a riempirmi gli occhi di lacrime... è quello che è si è dipanato dalla mia mente, attraverso le mani e m'ha portato fin qui. Il risultato di un lungo processo di levigatura, di colpi di pialla sulle schegge del legno, di copertura uniforme di vecchi colori ingialliti per ridare splendore alla luce, alla luce del mio sorriso, alla luce di un animo che è stato capace di vincere la sfida più grande, quella contro se stessi.
Ora posso finalmente dormire serena.
Domani avrò molto ancora da fare
perchè le pagine della mia vita non si devono incollare le une alle altre.
Lascio la mente libera a nuovi pensieri, a nuovi momenti, al giorno che viene verso me.
Quest'oggi ho finito un capitolo di un libro importante, che avevo nascosto e faticava a vedere la luce. Ma ho imparato a leggere con gli occhi dell'anima e se nuovi capitoli si apriranno al mio cuore, io sarò li ad accoglierli.
Sono pronta all'inizio di un nuovo percorso... ed imparo, ad ogni mio nuovo risveglio , io imparo.

mercoledì 11 maggio 2011

Nell'attesa ... mi sto dimenticando



Come descrivere certe sensazioni?
In galleggiamento, a fil d'acqua, un pò alla deriva ed un pò verso la terra ferma. Sopita, in attesa di un risveglio. Il silenzio ovunque, come se l'acqua volesse proteggerti da rumori molesti, come poco prima di nascere, cullata, dormiente, ma pronta e consapevole del mio prossimo risveglio.
Carente di parole. I pensieri non si lasciano intrappolare sui fogli di carta e la voglia di scrivere viene a mancare. Preferisco il silenzio.
Non so come sarà dopo che avrò aperto gli occhi. Non so cosa mi aspetterà oltre il portone di legno. Dove sarà il mio posto? Dove sarò io?
In questo momento, un pò crisalide dentro al mio bozzolo, cerco di non muovermi molto per non strappare i fili che mi stanno avvolgendo.
Sento le ali crescere, avverto chiaro il cambiamento. Ma è sottile, palpabile, la tensione che avverto.
Ecco perchè non mi muovo. Ecco perchè parlo poco. Ho paura.
Sarà il mio primo giorno di scuola, il mio primo passo da sola oltre il cancello di casa.
Manca davvero così poco tempo! E la strada che ho percorso è stata davvero tanta. Ho fatto cose, ho detto, ho iniziato e finito, ho completato e tagliato. Ho vissuto intensamente, dall'inizio alla fine.
E' che... non è una fine. E' un inizio. Oppure un semplice riavvio della stessa bobina di un nastro, una canzone che riprende daccapo ma con toni diversi, più forti, più intensi. Io ho solo preparato il terreno. Spianato le difformità del terreno, qua e la gettato piccoli semi dai quali ho visto germogliare di tutto. Dissetato le parti di me che imploravano acqua da tempo. Sono cresciuta in un batter di ciglia, son volata col tempo unendomi alle sue invisibili mani.
Due anni lunghissimi passati in un lampo. Ho vissuto, fatto, detto, preso, lasciato e amato... moltissimo, senza ritegno, ogni giorno di più.
Ora. La vita mi è esplosa fra queste fragili mani e s'è ricomposta altrove, poco alla volta, un pezzo dopo l'altro, senza quasi me ne accorgessi. Un quadro che si dissolveva da una parte per ridisegnarsi dall'alltra, io pittore fra i tanti.
Ecco. Ora avverto come un senso di irrequietezza, immersa nel mio sonno apparente, mi lascio, o mi trovo. Non voglio dimenticarmi per strada... mai più.