martedì 17 gennaio 2012

VUOTO PER PIENO



Parole, versi, successione di suoni. Realizzazione, materializzazione, contrasti ed avvicendamenti. Giornate incartate da un respiro poco profondo, quasi sospeso su di un filo invisibile ... aria ... fresca, pungente, vitale.
Bolla invisibile, leggera, intrisa come carta assorbente di un inspiegabile voglia di essere vuota. Sentire i contorni del cuore e di un anima fisica espandersi fino allo spasmo, senza pareti, come un vuoto materico ... senza principio e senza mai fine. Un sogno vissuto ed una impalpabile realtà. Dicotomie di bianco e di nero, laddove i colori prevalgono.
Come descrivere un vuoto stracolmo di tutto? Come parlare di ciò che è impossibile dire? Come trasmettere simboli di ciò che in realtà non sappiamo ma che fan parte di noi?
Ecco che come una bolla di vuoto mi espando come fossi soffiata dal vento. Ecco che i sottili contorni non sono mai stati chiusi. Ecco che i pesanti fogli di carta e di gesso si staccano, si sciolgono, svaniscono lasciando il mio vuoto cantare.
Non ho timori nel perdere, non ho rimpianti di quello che ho dato. Libera sfera nell'aria pungente d'inverno, tanto il sole mi è dentro... in questo vuoto impalpabile, che non so raccontare, ma che è un immenso frammento di me.

Non mi manca nulla perchè non sono nulla. Non mi manca nulla perchè se dovessi pensare di chiedere avrei già perso l'occasione per vivere. Non ho nulla da chiedere perchè avere non ha nessun senso per me. Non ho e non vorrei mai avere. Mi basta sapere che posso sognare e volare nel sogno... mi basta sapere che sono parte di un incredibile vuoto infinito, nel cui interno ho trovato un frammento di te.

lunedì 5 dicembre 2011

per questo Natale non ho bisogno di nulla...




Non mi manca nulla, nemmeno questo Natale.
Ho una casa in un posto che ho iniziato ad amare e che ora non lascerei se non per andare verso una campagna lontano dal resto del mondo.
Ho persone accanto che amo, che stimo e che mi fanno sentire protetta. Ho la libertà di essere ciò che voglio senza sentirmi in difetto nel pensiero e nel corpo. Sto imparando a condividere amore in cambio di amore.
Ho un lavoro, posso permettermi qualcosa ogni tanto ma ciò che desidero è davvero ben poco.
Ho comprato degli oggetti per questo Natale. Li ho messi in un angolo della mia casa. Poche cose, soprattutto giocattoli. La magia di questi giorni non deve cessare di vivere e mi sto impegnando affinchè ciò non accada.
Vorrei cori di musica sacra, campanelli che suonano e ceppi che scaldano dentro ai camini. Vorrei il silenzio che il manto di neve produce di notte in montagna, il profumo dei boschi ed il fumare dei camini sui tetti. Questo è solo un ricordo infantile ma conto di far vivere questi momenti ai bambini, stretta nelle coperte con loro, mentre racconto dei natali passati e della loro magia.
Raccontare... è quello che questo natale sta chiamandomi a fare.
Perchè le luci della grande famiglia raccolta, che accoglie tutti attorno ad un tavolo, ha finito di esistere.
Mancano i gesti affettuosi, sono venuti a mancare gli abbracci. Ognuno guarda al proprio vissuto e non è pronto alla stretta dell'altro.
Avevo sperato che nuovi sorrisi avrebbero aperto il cuore a chiunque. Avevo sperato che non ci fossero solo degli ospiti al tavolo ma una famiglia allargata, un unico cuore, un perdono sincero.
Ma il natale non sempre ha questo potere, nemmeno davanti a chi è nato da poco.
Per questo natale non avrei avuto bisogno di nulla... mi sarebbe bastato vederli riuniti a giocare, tornare tutti bambini.
Manca il più anziano, manca Babbo Natale. E' lassù... l'abito rosso un pò stretto e sdrucito. Spero si metta una mano sul cuore. Io per regalo gli ho chiesto una notte d'amore.

mercoledì 2 novembre 2011

Io credo nelle fate!




E' il tempo che passa, ed ha il colore del melograno. I frutti si sgranano nelle tue mani ed il sapore è mischiato al dolce dei tuoi ricordi. Piccole mani ed occhi che si spalancano al mistero di questi racconti, un pò titubanti, perchè è un dolce fremere al buio.
Inseguo le ombre che sanno di abbracci, poichè nulla al mondo è più caro del ricordo che in essi è racchiuso.
Verde brillante è il colore del mare in tempesta che sferza indecente il passare del tempo.
Piccoli uomini e donne sgambettano a ritmo di musica e rapiti dai suoni rivivono le immagini dei loro racconti.
Fate e pirati che guardano il buio della platea mentre ognuno di loro è convinto di esser chiamato dentro la scena. Il sogno, la fiaba, è entrata anche dentro di me... ed il calore del sogno sà di zucchero a velo. E la realtà di una mano che stringe la tua, sa di panna e vaniglia mentre tu stai dormendo.
Il tempo ha espanso i confini, che forse mai ci son stati, ed ha abbracciato l'intero futuro, chiamando all'appello ciascuno di noi. Bambini di ieri e bambini di oggi per mano, nella luce di una fiaba incantata abbiamo spiegato le ali.
Ricordati sempre di me... il mio nome è Fantasia...

venerdì 14 ottobre 2011

Giuda




Mi avete presa, mi avete comprata per quattro soldi. Mi avete buttata in un angolo e derisa. Mi avete tolto la dignità, strappato le vesti di dosso. Mi avete fatto credere di essere capace, di essere parte di un genere unico... quello umano. Mi avete alzata di qualche centimetro, ma solo perchè mi avete messo un paio di tacchi. Mi avete incollata sulle pareti delle case, sui tram e sulle pagine dei giornali.
Mi avete visto nascere in una terra che credevo esser la patria della cultura, dell'arte e della filosofia. La stessa terra che ha visto crescere gli spiriti liberi dei geni e degli artisti. Quella stessa terra dalla quale hanno origine i fiori più belli ed i frutti più dolci. La terra che ha inneggiato alle bandiere libere, che ha parlato e gridato la propria indipendenza. La patria del pensiero, della rivolta giovanile e delle battaglie per i diritti umani.
Mi avete sentito gridare nelle piazze la mia voglia di essere libera, nel corpo e nella mente. Non più schiava ma capace di decidere se essere madre, vergine o semplicemente donna.
Questa terra che tutti hanno amato... ora mi si rivolta contro, guidata da un manipolo di manigoldi, puttane, miseri sciacalli.
E tu, Giuda, guardati allo specchio. Tu che ti sei venduto per meno di trenta denari. Tu che hai portato la mia bandiera e mi hai accompagnata nella mia libertà ... ora guardati allo specchio e vomita la tua immagine altrove.

Io ho perso la mia patria, la mia dignità al cospetto del resto del mondo. Io che mi vedo rappresentata da donne in vetrina e da maschi impotenti che si strofinano addosso mazzette di sporco denaro.

Trenta ... monete. Trecentosedici ... Giuda. Un solo... paese di ladri.

martedì 13 settembre 2011

Oggi non scrivo per me




Oggi non scrivo per me,

scrivo per lasciarti addosso l'impronta della mia mano.
Per aver sentito quello che le tue parole non riescono a dire.

Scrivo per una vita irrequieta, fatta di doveri e di spazi ristretti dove la fantasia si scioglie e si amplifica in frasi di carta, colori, materia che si trasforma.

Ho letto abbastanza di te per provare un certo senso d'orgoglio, quando ti metti alla prova senza risparmio, talvolta prendendo la mira, talvolta chiudendo i tuoi occhi, abbandonato ad una forza che è raro trovare.

Molteplici le contrapposizioni convivono in te e ti plasmano nella persona che sei. Fantasma dell'opera, artefice di cento progetti, non vuoi esser chiamato per nome, un inno di sobrio riservo.

Fai, ti dedichi, ascolti partecipando alla vita degli altri quasi nascosto nell'ombra, in mano le redini che salde trattieni per non creare dolore e sbagliare, condottiero senza medaglie al valore.
Ma ci sono i giorni in cui sento un sordo e lontano rumore giù in fondo, dentro il tuo animo. Si potrebbe chiamare rabbia o rimpianto, di certo ha voglia di uscire, di urlare, forse di piangere. Nel tuo essere pietra friabile, nel dover cambiare il titolo di un tuo anniversario, sfioro il tuo cuore con garbo, per non dar peso al mio amore, che è tutto fuorchè discreto passaggio.
Lo so che detesti esser messo sul palco, lo so che rifuggi gli applausi e so bene che le frasi d'amore ti sgomentano ancora. Ma so di chi sto parlando, ho imparato a conoscerti accogliendo i tuoi spigoli acuti e pungenti perchè dietro alla maschera che gli altri conoscono, ho sentito il calore di un uomo sensibile, che è raro, profondo, sincero.
Nel loro essere mute, le frasi che sento sono ad alto volume, per chi riesce a prestare attenzione, ed io ti ho sentito cantare col cuore.

Ecco perchè ti accompagno, ecco perchè sento un profondo senso di orgoglio nell'esserti a fianco, ecco perchè vorrei darti la forza che è in me in sostegno dei momenti difficili senza che tu te ne accorga.
Accogli per oggi il mio scriver di te, in silenzio, tanto non ho bisogno di replica.

lunedì 22 agosto 2011

Un angolo di paradiso



C'è un posto che sta radicando in me, al confine fra il cuore e la mente,
dove il silenzio mi avvolge, mi parla, mi abbraccia.
Ne sento il calore e la protezione. Ne inspiro il fascino e la tranquillità.
Percorro le strade assolate senza cercare riparo.
Non temo le ombre, nè l'oscurità degli angoli remoti. Mi sorprendo dell'erba, di una foglia che cade e del vento caldo che mi scompiglia i capelli e mi rinfresca l'anima.
I colori intensi dell'estate si imprimono densamente negli occhi,
lacrime dolci scivolano assieme al lento scorrere del fiume.
Non più l'impeto spumeggiante del torrente in piena ma un lento e morbido scivolare, sereno, tranquillo, affascinata dal suo torbido brillare.
Nuove sensazioni mi accompagnano in questa vita ripresa e ricominciata.
Una dopo l'altra le immagini hanno velocità differenti.
Non più scosse al cuore o turbini di vento, ma piccole diapositive, cortometraggi senza quasi il sonoro, che tanto parola non serve.
E' il cuore che vede, l'occhio ha smesso di implorare chissà quale luce.
Colore e sentimento hanno preso la via del sogno e ne hanno definito i perimetri.
E mentre lo stupore mi avvolge come fossi tornata bambina,
sento l'amore riempirmi le viscere
ed ora io amo come non ho mai amato,
vivo come non ho mai sperato di vivere
e vedo i contorni di quello ho sempre sperato di essere
... nel lento, infinito scorrere di una piccola goccia di fiume.

lunedì 1 agosto 2011

Nel vuoto





I tunnel appaiono diversi, a seconda della prospettiva in cui ti stai trovando.

Se sei dentro, ti conforta la luce che intravedi seppur in lontananza. Se invece stai per varcarne quella soglia, devi solo fare i conti con il tuo spirito d'avventura e con la forza che hai.

Forze... energia... boccate d'aria.

Capita che quando hai sorriso troppo alla vita, lei, in qualche maniera ti riporti alla realtà. Spesso picchiettandoti sulla spalla per farti girare, altrettanto spesso colpendoti con un pò più di violenza.
Un senso di precarietà, una nausea leggera ed un pò di paura del vuoto.
Conosci bene la sensazione e sai che è solo attraversando quel buio non ne avrai più paura. Quello che invece ti lascia col sospiro in sospeso è attendere senza poter fare nulla.
Impotenza assoluta. Un limbo, un attesa, l'essere incerta di un domani sereno.
Nemmeno il gusto di un piccolo assaggio. La bocca ed i sensi ad assaporarne l'aroma. Niente. La gola secca, ad aspettare, quasi a morire d'inedia.

Eppure lo sai quanto ti tengono viva i giri di boa, le sferzate d'acqua a colpirti la faccia. Anche quando hanno un sapore pungente.
Ingoi e respiri vapori al veleno, ma combatti con le armi dell'esperinza.
Hai un drago davanti che hai potuto conoscere. Lo osservi, lo guardi negli occhi e lo sfidi con tutta la forza che hai.
Tu e lui, e tu sai con chi hai a che fare.
Ora no. Il drago è nascosto. C'è, ne sento il calore, avverto il suo ansimo caldo e non mi piace aspettare.
Un futuro che non posso conoscere, che mi spaventa, che non ha più il conforto dell' essere giovane nè la forza dell'aspettativa, quella sana, quella ti dipinge la stanza di rosa.

Ho ancora una manciata di colori dentro alle mani. Sono sicura di non voler rischiare di colorare di nero l'imbocco del tunnel.
Ma ho un brivido addosso che non conosco e questo domani mi prende alla gola e non posso nemmeno chiamarlo per nome.
Ho un senso di peso sulle mie spalle che non riesce a svanire. Quando credo di togliere roba se ne aggiunge dell'altra. E'una storia infinita.
Il diverso in questo momento è non avere un futuro sicuro. Avere intrapreso una strada che ha un prezzo che devo pagare, altrimenti il castello di carte, che con tanta fatica ho provato ad erigere, crollerà con un tonfo assordante.
Attesa, vuoti e speranze.

Non mi piace star ferma a guardare...perchè io son fatta per muovermi.