venerdì 31 luglio 2009

Il canto delle sirene




Lo avverto dietro agli angoli delle strade assolate, fra i rami intrecciati degli alberi, nell’erba bagnata del primo mattino.
Dolce, suadente, soffusa, melodiosa, invitante.
Arriva e mi avvolge come un fumo densissimo, mi stringe fra le sue braccia senza farmi del male, dolcemente, come se mi stesse cullando.
Mi accarezza con tocco di piuma bisbigliando al mio orecchio parole di miele, con un filo di voce, tanto da farmi arrossire.
Dolce il calore del sole sulla mia pelle.
Il vento mi scompiglia i capelli, le braccia lasciate a riposo, senza più di forza, distese lungo il mio corpo… ascolto.
Canti di grilli e foglie che danzano al vento, aria che tinge le pareti di pietra … note e colori d’estate.
Il cuore senza più un ritmo, lasciato a riposo, mi canta canzoni d’amore, melodie fruttate, parole lasciate a danzare col vento.
Muore il respiro dentro l’onda dei suoni d’estate, richiami di terre lontane, mi perdo.
Lascio che l’anima segua quei suoni, volteggi fra i campi e si sparga nel cielo d’agosto… riposo … inerme al richiamo del sogno.

martedì 28 luglio 2009

Profumi




Ci sono profumi che non riesco più a sentire.
So che al mattino dal balcone di casa i fiori del gelsomino pervadono l’aria con il loro profumo. I tigli lasciano scie penetranti al mio passaggio, magiche orme disperse nell’aria.
Spezie, odori d’oriente, polveri ocra e scarlatte impregnano i cibi, li rendono armonici, a tratti pungenti.
Succo che scende lungo le labbra, le mani bagnate, aroma di fiori, profumo di pesche appena sbucciate.
E poi ancora l’odore del pane appena sfornato, caldo nelle mie mani, l’odore della vaniglia, tuffata in dolcissime creme.
Il profumo dei saponi da bagno, delle lenzuola pulite che scrocchiano appena distese sul letto rifatto di nuovo.
Effluvi avvolgenti di donne tuffate in ampolle preziose, ricordi dell’ambra africana, o di fiori di campo, si mischiano lungo le strade o in locali affollati.

Ne ho ancora il ricordo, vivo nella mia mente, ora cieca di aromi, memorie che si stanno perdendo, sorrido.
Sorrido, nel gesto che mi è familiare. Il rumore dell’acqua che sale, vapore tostato che pervade e si sparge nell’aria.
Non è nel gesto e nemmeno nell’aroma perduto che ritrovo l’essenza.
E’ stare seduti, avere qualcosa da dire, sorridere del luogo che ci è familiare, tuffare le labbra nella tazza bollente…
Ricordo…è caffè….e mi ha invitata a restare...

martedì 21 luglio 2009

SCELTEDOPPIEDOPPIESCELTE





Cellule,
allungate, strappate, divise, perfette gemelle,
unità differenti, si dividono a ritmi frenetici e pause assonnate.
Acqua, gocce che scivolano lungo la schiena divisa a metà da un coltello dorato,
io destra e sinistra orbito attorno ad un centro sottile.
Ora bianco, ora nero,
le strade di mezzo si son fatte di velo, io luce ed io ombra, io gioia ed io pianto.
Perle legate da nodi sottili scorrono come pianeti dentro quest’anima doppia, orbita in evoluzione, senza fermarsi a guardare.
Pensieri che cambiano, entrano ed escono come un filo bianchissimo cercando di unire qualcosa che carne non è,
è spirito, aria, è respiro.
Lascio che il vento mi culli, con morbide mani di panna, resto a guardare la parte di me che ora è in gioco,
regista, attrice di un’opera senza più un nome.
Scelte non scelte, lasciate a volare in un mondo diverso, dove nulla ha il suo senso, dove tutto ha un suo ruolo segnato.
Taglio il pensiero, divido lo spazio dell’anima in parti distinte, perché ho scelto due modi di vivere,
perché nulla può essere eterno, perché tutto è perfetto e imperfetto.
Ora cielo, ora terra, ora dentro ora fuori,
in un uno, in un doppio… in un piccolo doppio di me.



“Se le nostre scelte fossero svolte entro un ambito di vita eterna, perderebbero di significato, perchè non comporterebbero alcuna assunzione di responsabiltà. In quanto ogni evento e gni scelta potrebbe essere ripetuta all’infinito, ogni strada potrebbe essere battuta, superando quel principio di esclusione per cui una decisione comporta alcune conseguenze e non altre: una vera condanna all’eternià nella quale ogni scelta ci risulterebbe indifferente e la vita stessa perderebbe di significato cedendo all’apatia e all’indifferenza.”
Heidegger

giovedì 16 luglio 2009

I SENTIERI INVISIBILI




Tracce, orme che dal passato riaffiorano lungo il cammino.
Tracce di fango e fiori di campo che segnano un percorso in salita.
Confusa fra i rami, qualcuno ferma lo sguardo e si volge a parlarmi, come figlia, come madre, come sorella.
L’aria priva di ossigeno mi strappa respiri affannosi e disegna persone allo specchio della mia mente, riflesse negli occhi che ancora fatico ad aprire.
Immagini di scene già viste, illusioni di un tempo vissuto, sussurrano frasi suadenti… ritorna … ritorna … sirene dal canto dolcissimo.
Perché non fermarsi, perché seguitare in ginocchio sulle pietre roventi? Perché non lasciare che la musica delle loro parole mi addormentino l’anima?

Schiaffi di sangue.
Urla di angeli in fila lungo il sentiero percorso mi straziano il cuore, mi chiamano con nomi diversi… archetipi di suoni interiori,… acqua, aria e poi fuoco.
Ed io, confusa, mentre perdo il sapere chi sono, arranco sui ciottoli di questa esistenza.

Paura,
paura di lasciare me stessa nelle mani invisibili di questo destino, cieca, non vedo ma ne avverto il richiamo.
Sentieri invisibili… fermati!
Scalcia le pietre, strappa quei rami intricati, butta i ricordi dietro le spalle arrossate dal peso.
Fermati,
riposa l’anima fra le braccia del vento, ascoltane il suono, abbandonati a chi ti accarezza… ti parla e ti dice… sii vera per sempre.

giovedì 9 luglio 2009

CERCHI DORATI



Ecco… oltre il sipario di questa mia vita,
dove luci e tenebre si susseguono lente e veloci,
sinfonie di onde di mare,
profumi di pini marittimi iniziano a pervadere l’aria.
I ricordi riaffiorano, a forti tinte, impetuosi,
antichi suoni e parole trasmesse da famiglie sepolte nel sole, colonne dorate, templi di leggendari architetti, raggiungono la mia anima sopita da anni.

Qui, dove ha iniziato il cammino
l’anello dorato s’è chiuso.

Non so com’è avvenuto l’incontro, non so com’e potuto accadere,
ma ho sentito la sua voce tremare
ed il mio cuore s’è aperto in un fascio di luce accecante.

Felice, sii tu piccola donna, figlia di madri antichissime,
felice sii tu giovane anima mia!
I cerchi che credevi perduti ora si avvolgono attorno al tuo dito,
che come anello d’amore,
promessa fatta davanti all’altare,
ti abbraccino in una spirale di vita.

Ecco… ora che tutto è riunito, ti grido: vola, colomba mia, vola lontano!

martedì 7 luglio 2009

L'armadio dei ricordi




Credevo che gli armadi servissero a riporre vestiti.
Il mio ne contiene una quantità smisurata. Non solo abiti. Nell’armadio trova posto qualsiasi cosa ….
Ci sono delle sbarre alle quali appendo gonne, pantaloni e camicie.
Qualche ripiano dove sono ammonticchiate le maglie più pesanti, messe all’inizio di stagione con una certa logica e che col passare dei giorni, queste pile inizialmente diritte, iniziano inesorabilmente a reclinarsi su un lato, le maglie si mischiano un pochino ed io faccio fatica a trovare ciò che voglio.
Ci sono tre cassetti pieni di maglie e magliette leggere ed al centro dell’armadio, oltre ai vestiti troppo lunghi, trovano posto le scatole di fotografie, i fascicoli delle cartelle cliniche, le cinture, la carta da regalo, una macchina fotografica ed alcuni documenti dei quali non ricordo più la natura.
C’è anche l’abito da sposa di mia figlia, avvolto nella sua custodia bianca, è troppo lungo.. resta un po’ ripiegato… ogni volta che lo vedo, mi riprometto di sistemarlo meglio.

Nelle giornate come oggi, quando fuori piove a dirotto benché estate, quando la mia forza ed i miei sentimenti vengono colpiti e messi a dura prova dagli eventi… mi chiedo se nel mio armadio ci possa esser posto anche per il dolore.

Vorrei trovare uno spazio, anche piccolo, ma dove ogni tristezza, ogni lacrima, possa trovare il suo giusto angolino, un po’ riparato, fra una maglietta colorata e le lenzuola di cotone.

Ecco, mio padre lo posso riporre sopra il suo panama, che ho custodito e riposto accanto alla macchina fotografica. Li starà bene. Non è al caldo ma la visiera del cappello potrà proteggerlo sia dal sole bruciante di agosto che dalla fastidiosa pioggia autunnale.

Sopra al coniglio di pezza, quello spelacchiato e stinto, quello che da piccola cercavo di nutrire infilandogli pezzi di cibo nella bocca di gomma.. ecco, fra le sue braccia potrei sistemare il cuore spezzato di una bambina, una bambina mai conosciuta, ma che sta crescendo con me da più di otto anni. Vorrei poterla abbracciare… forse il coniglio potrebbe sostituirsi alla mia stretta d’amore.

L’amore ha un posto importante, l’ho messo fra le foto di famiglia. Non ho tante immagini sue personali, o forse ne ho un paio dentro alla borsa.. da portare con me.
L’amore ha la sua storia importante, non posso nasconderlo fra oggetti qualunque. Meglio mischiarlo alle immagini della mia vita.. mia figlia, la sua piccola gioia, le giornate di luce, le corse a cavalo. Ecco.. lui ha il posto d’onore coi “miei”….


Fra le coperte e le lenzuola pulite, potrei lasciare i rimorsi, le frasi mai dette, le occasioni perdute, le speranze ed i sogni inattesi.. con l’augurio che il profumo di fresco dia loro un senso… o che finalmente faccia piazza pulita di ciò che non val più la pena tenere.

M’avanza uno spazio. Ho provato a scostare le cose per lasciare che il mio cuore avesse il suo giusto angolino. Ho schiacciato, compresso, ripiegato i tessuti e le maglie. Ma nulla da fare… ho cercato… ho provato… ma non trovo lo spazio per me.

Credevo che gli armadi a qualcosa servissero… servissero a riporre una vita, anche la mia. Ma le ante restano chiuse, ho troppo da metterci dentro.

Allora lascerò solo cose importanti, forse negli anni ho voluto tenere roba che non serve più a nulla.
Toglierò quel che ha cambiato colore, quel che ha smesso di farmi del male. Lascerò solo quel che ancora non riesco a vedere… in attesa che la polvere dei ricordi ingiallisca anche quest’ultima parte di me e mi lasci volare. .. finalmente serena.

Ho un armadio grandissimo… ma dentro non ho posto per me…

venerdì 3 luglio 2009

Tempo non c'è



Scorre,
il tempo scorre e tu hai già voltato lo sguardo verso un cammino diverso
parole, gesti, carezze, restano incollate nelle tue viscere.
Il tempo ti anestetizza il male, non lo cancella.
E' come leggere un libro, del quale tu ricordi la trama ma non sai più quale pagina hai fra le dita.
Il tempo, come acqua, scende dai tuoi occhi fino a perdersi nell'oceano dei ricordi,
mare di casa, torrente della tua giovinezza.
Tempo,
al quale non davi attenzione, tanto lontano quel tempo, si sta accaparrando gli spazi della tua mente,
inesorabile, mancanza di tempo.
Dove sei? Tempo che fiato non lasci
a chi il pensiero rivolge ai ricordi, ai progetti, alle risa.
Dove sei? Luci di anime perse, mani avvolgenti, racconti di fiabe dolcissime.
Oggi, che il tempo s'è preso la vita che credevo infinita
e mi accompagna come fratello invisibile,
sento gli spazi colmarsi ed il respiro s'affanna.
Attimi, ore e giorni di vite intrecciate,
col tempo si perdono e cambiano aspetto.
Oggi, che il tempo è passato, ricordo
e tempo divento.