martedì 26 gennaio 2010

PURIFICAZIONE




Mi hanno detto "ti stai purificando"... è vero. Sto lasciando andare via tutto. Le cose che mi erano accanto stanno abbandonando il campo, congelate, in attesa che si apra qualcosa di nuovo.
Una stagione che cammina con me sul ciglio del limbo dantesco. Ad un passo da un inferno profondo, gli occhi tesi verso la luce di un paradiso in là da venire. Ed io sono immersa in una nebbia incantata. Fredda, come una coperta bianca ghiacciata sotto la quale stanno sopiti i miei sogni, le speranze .. il futuro.
L'oggi mi accompagna stringendomi fra le sue braccia, mi sorregge con la forza di un padre...perduto anche lui. Lo sento sorridere, che sappia già cosa mi aspetta domani?
Fra poco più nulla avrà posto attorno al mio corpo... mia figlia, la casa, perfino il mio cane ... li sto accompagnando lontano da me. Un saluto che ha il sapore del fiele.
Vorrei incatenarmi a qualcosa di saldo, qualcosa che mi dia sicurezza. Ma l'immagine che vedo riflessa mi richiama ad un unico nome... è il mio. Sono sola davanti a me stessa.
E mi fermo a pensare a quanto negli ultimi tempi è accaduto durante questo cammino.
Incontri, discorsi, separazioni ed unioni inattese. Tutto ha il suo senso. Mi sento come una crisalide in attesa di spiegare le ali. Me ne devo convincere ... altrimenti l'angoscia mi assale.
Vorrei fosse accaduto quando ero più giovane. O forse no, chi potrebbe mai dirlo?
Di ma e di se è lastricato l'inferno... ecco, devo smettere di sentire il richiamo di questo pensiero.
Vivere ogni momento di questa mia vita, perchè già il vivere è un dono prezioso.
Fra poco avrò solo me stessa ... e non credo sia poco.

lunedì 18 gennaio 2010

Abbandono e Ritrovamento





Sento nell'aria .... o forse non sento più. Non sento più aria di casa. Non riconosco più i miei angoli, quelli dove lo spazio mi conforta e mi abbraccia con delicatezza. Al loro posto ora si sono fatti avanti pesanti cartoni pieni di oggetti. Io non sono in quelle scatole ma di sicuro sono appesa alle pareti, fra gli scaffali di una libreria che ormai è stata smontata, sui fornelli della cucina o nella camera dove ascoltavo la musica.
Questa mattina ho provato a ritrovare un oggetto. Volevo regalarlo a qualcuno ... non riesco più a trovarlo. Ho messo via con troppa voracità, forse per non soffermarmi troppo sullo strascico di questi pensieri...
Ho smesso di avere cura di questo mio nido, lo sto abbandonando. La morsa che sento nel cuore è violenta, mi fa sanguinare.
So bene che questo è un momento di transizione, che presto si apriranno strade nuove ma ... lasciatemi un momento per godere della mia tristezza, osservarla, guaire in un angolo come un cane ferito... sono forte ma la mia forza sta anche anche lasciarmi andare a questi pensieri, liberarmene, scriverli, raccontarli, disporli sul piatto di un passato recente e salutarli con un un gesto d'amore.
So che una volta chiusa la porta di casa smetterò di guardarmi all'indietro, non l'ho mai fatto e non sarà questo a cambiarmi.
Mi infastidisce il disordine, la polvere che si infiltra nelle fughe del pavimento di cotto, le piante lasciate a gelare sul balcone ingrigito, i vestiti che non hanno più voglia di essere appesi. Ho conservato due piatti in cucina, una tavola apparecchiata per me e per chiunque abbia voglia di sedersi al mio fianco, ma faccio la spesa come se dovessi nutrire un fantasma, avrei poco da offrire...
Il divano è diventato il mio letto... (quando ci sono). Quello grande, quello nella camera azzurra ha ancora le lenzuola pulite, le cambio per sentire il profumo di fresco, gonfio i cuscini ... non sopporto un letto disfatto... ma io non ci dormo. Mi ci sento sperduta.
Cammino per casa controllando le cose che ho ancora da fare: togliere le luci dei lampadari, ma ho un cattivo rapporto con la corrente; piegare i vestiti in una valigia, ma ancora mi servono, forse dovrei iniziare con la roba d'estate; le scarpe sono ancora nella scarpiera, ma non posso restare con i piedi scoperti: dove le metto? Ho sfruttato tutti i bauli, le casse, le borse ... mi sento un profugo in fuga, ma da cosa ancora non so...
In questo momento avrei voglia almeno del calore del sole, mi sarebbe di grande conforto. Non voglio appassire assieme alle rose.
E' una questione di nido mancante, nulla a che vedere con quella che sono o con quello che porto nel cuore. Lo spazio che ho dentro è inviolabile, è pieno, è espressione e certezza di quello che sono, è confortato da una mano poggiata sopra al mio cuore, non mi sento da sola, mi ha obbligata a guardarmi oltre lo spazio, oltre il pensiero oltre le cose che sono successe e dovranno accadere.
Guardo la polvere e non sono più li ... ora sono sulle mie labbra e ... sorrido.

domenica 10 gennaio 2010

Ho fame




Ho come una perenne, insoddisfatta, fame di fare...
Mi guardo camminare per la casa ormai sguarnita, nessun quadro appeso alle pareti, le scatole di cartone sparse in ogni camera, ma sul tavolo della cucina ho ancora lasciato gli attrezzi che da qualche tempo mi stanno accompagnando e mi riempiono la vita.
Barattoli di colori e fogli di carta.
Sto cambiando, così velocemente che quando mi giro indietro nemmeno più l'ombra riesce a sostenere il mio passo.
Ho voglia di fare... ma soprattutto ho voglia di essere.
Io, colore e parola, sorriso e lacrima finalmente uniti in un unica persona.
Io.
Io con la mia voglia di correre, con i miei desideri che pian piano si stanno facendo strada e dagli angoli delle strade mi salutano e mi invitano ad abbracciarli, stretti stretti al mio cuore.
Io, col mio istinto nascosto chissà dove a fare la muffa, buttato in un angolo, ora fremo al'idea di non poter fare, di non poter essere.
Faccio, faccio il più possibile. Malgrado la fatica di questo momento, ho desiderio di colmare spazi che credevo vuoti ed invece erano solo un poco nascosti dentro di me.... già luminosi, già colmi di me.
Ho voglia di essere. Ho voglia di fare.
Il rovescio della medaglia di ciò che sta avvenendo in casa.... più chiudo scatole e più mi apro alla vita. Con sorpresa... con commozione. Mi trovo...
Vorrei potervi invitare alla mia festa, servirmi su di un piatto dorato e offrirmi a chi mi si affianca con tutto il mio amore, con tutta me stessa.
Questo sento.... questo son diventata. Ecco, questa sono io.