martedì 21 dicembre 2010

Un'altro Natale



Il Natale è un periodo strano. Restiamo quasi estranei a questo evento pensando che tutto sommato è un giorno come un'altro. E' vero. Man mano che gli anni passano e non ci troviamo più a vivere la leggerezza del nostro esser bambini, questo giorno cambia di sapore.
Non ci stupiamo più e non abbiamo più l'apprensione dell'arrivo di qualcuno, chiunque esso sia, che ci porta regali di nascosto sotto l'albero.

A tratti riviviamo quest'atmosfera quando veniamo coinvolti dai sorrisi dei bambini e dalla loro sorpresa nella mattina di natale, mentre ancora caldi dal sonno, corrono a piedi nudi per vedere se qualcuno si è ricordato di loro ed ha lasciato i doni li.. .proprio sotto l'albero... lì dove loro si aspettavano che fossero.

Eppure...
Eppure...

Quando ci capita di camminare di notte, per le piccole viuzze di qualche cittadina ma anche in qualche grande città. Quando le luci calde delle decorazioni rischiarano la notte, quando gli alberi addobbati ci fanno sentire piccoli sotto le loro fronde innevate, quando le vetrine dei negozi di giocattoli ci fanno sorridere ed abbiamo la sensazione di poter sentire il calore dei peluches, o di entrare in quel trenino di legno o ancora sentire il fruscìo degli abiti di qualche bambola.
Quando i dolci esposti nelle pasticcerie sembrano ancor più zuccherini e quando ti chiedi come mai il pandoro o il panettone abbiano un buon sapore solo in questi giorni di festa.
Quando senti il freddo della sera intenso dentro le ossa ma il profumo della neve riesce a sopraffarti sempre...

Ecco, è in questi momenti che il Natale acquista il suo significato. E' qualcosa di profondo, qualcosa che ti si è radicato dentro e benchè tu lo respinga ogni anno dicendoti che non ha più significato, non puoi fare a meno di avvertirlo.
E' dolce, è sussurrato, è intimo, ha l'intensità di un coro di bambini, è come le luci dell'albero...
qualsiasi cosa esso sia: è il tuo Natale.

Un abbraccio
Joh

venerdì 10 dicembre 2010

... chè la diritta via era smarrita...


Non so se ci siano dei percorsi già assegnati al momento della nascita o se le strade si aprano al nostro cammino a seconda delle scelte che decidiamo di prendere. Credo che ad ognuno di noi venga fornito un carnet, sul quale sono impressi dei passaggi obbligati. Noi dobbiamo decidere se strappare il coupon ed utilizzarlo al momento opportuno. Se sbagliamo scelta ma se siamo abbastanza fortunati, abbiamo anche il diritto di utilizzare una copia conforme all'originale di ciascun ticket. Se siamo completamente ciechi e decisi a ricommettere lo stesso errore, beh, allora il carnet si esaurisce velocemente ed all'ultimo strappo ci troviamo stampato sopra un bel "ripassa dal via", senza possibilità di appello alla clemenza della corte.

Ci sono dei momenti in cui senti la terra venir meno, il futuro sciogliersi come un gelato al sole, le forze sgretolarsi erose dal vento implacabile. Bendata la tua vista al domani, sola con i tuoi pugni stretti nella rabbia e nella solitudine.
Ci lasciamo stupire dal ghiaccio del cuore altrui, dai discorsi fuori luogo e dalla loro apparente estraneità al tuo sentire.
E' vero, ognuno di noi "sente" in maniera diversa. Ognuno di noi "vive" in maniera diversa e nulla si può contro questo fatto. Sarebbe ingiusto pretendere che qualcuno viva la nostra vita. Ce ne accorgiamo solo il giorno dopo, ce ne accorgiamo solo quando qualcuno ci impone le proprie idee. Nel momento della sofferenza invece, imprechiamo contro chi non si adegua al nostro dolore...perchè sei li a chiudere porte, a consegnare chiavi di una uscio che non riaprirai mai più e ti chiedi come mai le tue lacrime scendono calde, brucianti e loro invece ridono, neppure ti guardano, sono altrove.
Tu sei li, ad affrontare una strada che non conosci, i ricordi nelle tue tasche ed il tuo carnet stropicciato in mano. Devi scegliere, ora o mai più: continuare a piangerti addosso oppure addentrarti per quella selva oscura, decisamente "nel mezzo del cammin della tua vita" ed aprirti al nuovo, allo sconosciuto, alle sfide, senza dimenticare il tuo passato ma al contrario renderlo contributo positivo al futuro.

Al diavolo chi non piange con te e chi non freme per la paura. L'insensibilità non è del mio mondo, io vivo. Voglio poter avere paura, voglio sentire la sfida e combattere, voglio aprire nuove pagine e scrivere ancora molto di quello che sono.
Ecco cos'è il nuovo cammino, anche se giunto tardivo, è pur sempre da vivere come se avessi aperto per la prima volta gli occhi al mondo.
Voglio stupirmi del sole e rabbrividire sotto le stelle, voglio colorare ed inventare la vita che ho. Sorridere, piangere, ridere a crepapelle e sentire le viscere straziarsi di dolore.
Questa è la vita. Questo è l'unico vero dono che ho.

giovedì 25 novembre 2010

La presentazione di "Come il profumo delle viole"


Oggi alle 18.30
Presso "Artea Libreria Caffè"
In Piazza Bobbio 1
San Donato Milanese

La presentazione del mio libro.
Se avete voglia di partecipare... vi aspetto!


http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=522191


giovedì 18 novembre 2010

Fragilità



Fragile come il cristallo e solida come la roccia. Tutto si equivale, passando lungo il mio corpo come un filo trasparente, dentro, fuori e sopra la mia pelle. Strappi inattesi ad un tessuto di velluto, momenti che sembrano infiniti mi fanno scivolare in disequilibrio.
Non sono rigida, sono sensibile come il vibrare di una corda. La melodia a volte si increspa e smette di cullarmi della sua musica. Ecco quello che dovrei essere, strumento e musicista. Non sempre però l'attenzione resta vigile allo spartito. A volte mi lascio travolgere e perdo sintonia, stridente stonatura inattesa. Un attimo ed il cristallo si rompe, un soffio ed i frammenti cadono, l'uno dopo l'altro come pioggia, come lacrime.
Non posso far nulla. Il torrente rompe gli argini meticolosamente innalzati ed io resto a guardare, impotente, l'acqua che esonda.
Tic... tic... piccole crepe si allargano dentro di me, fino a spezzarsi in frammenti che pungono, tagliano, lacerano. Mi lascio travolgere da questa violenza inerme, spettatrice a guardare i cristalli che cadono.
Li lascio andar via... non li trattengo.
Non sono una roccia, ho anche bisogno di piangere. Non sono la forza della costanza, ho anche bisogno di lasciarmi andare al dolore.
Ho bisogno di chiedere aiuto, in questi momenti. Sento il bisogno sentire qualcuno c'è che mi possa rispondermi con un sorriso. Perchè io ascolto il rimprovero e la parola d'amore con la stessa attenzione e con la stessa accoglienza. Sono fragile come il cemento, sono solida come una piuma.
Il rombo che ho sentito incalzare si cheta, è durato l'istante di un soffio di vento. Intenso, scuro e profondo come il mare d'inverno sento le onde morbide lambire il mio cuore che poco alla volta si calma e riprende il suo battito.
Un nuovo bicchiere ho raccolto nelle mie mani, un nuovo cristallo di rocca si è aggiunto al mio vivere: nero profondo e bianco lucente si avvolgono ed io riprendo a mantenere il mio centro.

martedì 16 novembre 2010

Parole ritrovate


Occhi di ebano
bocca di cristallo e pelle di rosa.
Tutto è diventato fango dentro la terra nera.
Grida il pensiero
ma l'anima vola con altre ali,
nei giardini dove i fiori si ubriacano dei loro colori.



(da un libretto ritrovato in cantina
io... giugno 1978)

mercoledì 3 novembre 2010

LE PAROLE A VOLTE NON BASTANO



Quando le parole non bastano, arrivano in aiuto le immagini. E quando le immagini non bastano, arrivano in aiuto i battiti del cuore.
Io li ho sentiti ieri. Hanno iniziato tumultuosi, mischiati ai rumori della strada, allo scroscio della pioggia battente ed alle luci della notte.
Pensieri gettati fuori dal finestrino della macchina che correva per strada, per paura di non arrivare in tempo, sola in mezzo alla città immobilizzata dal sogno.
E poi il silenzio... quello dell'avvento, quello che prepara il cielo al primo raggio di sole... e tu sei pronta, ad occhi chiusi, a salutarlo.
Ecco come si arriva ad accogliere la nascita: in silenzio, col cuore batte piano per non disturbare, con la mente aperta al miracolo più grande.
Una notte unica, un alba che ha il sapore del latte tiepido e la sua dolcezza ti scivola su tutto il corpo... e tu non puoi fare a meno di piangere, per liberarti, per ringraziare la vita.

Benvenuto...piccolo amore

mercoledì 13 ottobre 2010

Basta poco... ma è moltissimo




Le scatole in un angolo, la polvere depositata sui vecchi libri e dentro le pagine, proprio all'inizio, il marchio con la stella, il ricordo di chi non c'è più.
Lui usava timbrare tutti i suoi libri, con le sue iniziali. Non li imprestava facilmente ma quando lo faceva, voleva essere sicuro che gli ritornassero indietro e che quindi fossero riconoscibili.
Li ho messi via tutti , aprendoli ad uno ad uno (per fortuna la libreria è piccolina...). Dentro ho trovato, come al solito, cartoline e foglietti con dei piccoli appunti, foto e commenti scritti a matita. Mai come nei libri la memoria di mio padre resta viva...
E poi i piatti di legno d'ulivo, la raccolta dei coltellini svizzeri marchiati a fuoco col pirografo da lui e dai suoi nipotini. Alcuni piatti della bisnonna, le pentole di coccio e le lenzuola ancora nuove perché in montagna, chissà perché, si usavano da anni sempre le stesse, quelle a righine, quelle calde.
Ho imballato tutto quello che era necessario portar via, velocemente, per non fissare il pensiero su quello che stava rappresentando quel gesto.
Fuori la nebbiolina fredda avvolgeva le case, l'erba e gli abeti ma il mio cuore prima di tutti.
Ho chiuso il capitolo. Ho chiuso la porta ed ho portato via i ricordi e l'anima.

Tornando però ho sentito bisbigliare qualcosa all'orecchio. Come un fruscio sommesso di parole, e queste parole m'hanno guidata.
Non credo nel destino ma in questo periodo tutto quello che sta accadendo sembra abbia una sua precisa ragione di esistere. Non credo negli angeli ma credo nella forza interiore della nostra volontà e del nostro essere aperti e positivi alla luce. In questa luce io ho sentito il mio nome, sussurrato dapprima e poi inciso a chiare lettere, marchiato a fuoco. E dove c'era una lacrima è cresciuto un giardino fiorito e dove c'era sconforto è cresciuta la volontà... e che gioia vederla crescere, muovere i primi passi ed ora correre incontro al vento!
Ed in questo cesto di parole è arrivata come un regalo. Ha aperto la sua bianca porta al mio passaggio, ha lasciato entrare il mio viso raggiante, mi ha guardata e m'ha invitata ad entrare.
"Sono tua", le ho detto... "prendimi!"

Ecco, quello che ho tanto sognato è diventato realtà. Non per quello che è nel suo essere "vera", ma per il significato che ha rispetto al mio essere "nuova".
E' un regalo: sofferto, strappato, implorato.
Non è il cemento, non sono i mattoni né il tetto, non sono le porte dipinte di bianco e nemmeno la finestra sul cielo. E' il mio essere forte e decisa, il mio aprire la mente ad orizzonti diversi, l'aver imparato a parlare, l'aver accolto i consigli con gioia, il voler condividere senza egoismo, l'aver imparato il perdono.
Amici... questa è ... casa nuova.

martedì 5 ottobre 2010

Ciao




SMILE


Ti devo salutare e non riesco a sorridere.
"Ciao, ti ricordi di me?"
"Si, ricordo quando ancora per strada chiedevi quanto tempo mancava per raggiugermi"
"Mi dava noia la macchina, le curve mi facevano star male..."
"Poi salivi le scale. Lo so, l'atrio è sempre stato freddo ma appena arrivata dentro il tepore riusciva ad avvolgerti e tu cambiavi colore"
"Sai... tu avevi un profumo inconfondibile...un misto di acqua fresca, cera d'api e abete. Sarà difficile scordarlo"
"Non devi scordarlo, devi poterlo tenere dentro"
"Poi ricordo che ti sistemavi sul letto, quello in alto, perchè ti faceva sembrare più grande"
"Si, potevo vedere le cose da una prospettiva diversa e poi mi piaceva così tanto scendere e salire dalla scaletta di legno..."
"Al mattino il termometro scendeva sotto lo zero ma tu, nel tuo pigiama rosa sembravi non farci caso. Eri emozionata. Non vedevi l'ora di scendere lungo le piste".
"C'era il profumo della cioccolata calda ed il sapore del latte, quello appena munto. I biscotti al burro ed il pane nero. Poi ero pronta.Volevo essere la prima a scendere. Non volevo che il mantello della montagna fosse segnato, offeso, violato da altre persone. Volevo restare da sola nel bianco. Volevo essere il primo puntino colorato ad imbrattare la neve".
"Sono passati tanti anni eppure qui dentro tutto è rimasto come una volta"
"Lo so. E nulla cambierà. Solo ci sarà qualcun'altro al posto mio. Ma tu stai tranquilla... non ti faranno del male"
"Digli di non strapparmi il legno dalle pareti e di non calpestarmi con troppa violenza"
"Proverò a chiedere di avere cura di te"
"Sai, le case hanno un anima. Qui dentro non ci sono solo mobili e scaffali. Ci sono frasi, pensieri ed abbracci . Ci sono tre generazioni di uomini e donne. Ci sono bambini che hanno inseguito dei sogni, inventato le favole e sognato di boschi incantati".
"Erano i racconti, che dentro di te prendevano corpo, fate e folletti si nascondevano dentro gli armadi. La voce del narratore è ancora viva dentro di me"

"Dimmi che mi potrai perdonare...Dimmi che hai capito che non posso fare altrimenti... Dimmi che quando vorrò tu sarai li a sorridermi, dimmi che c'è qualcuno a guardarmi e non mi porta rancore. Dimmi ancora che non faccio uno sbaglio, che non sto dando via la mia vita ma solo un ricordo. Dimmi che le lacrime che sento cadere domani smetteranno di darmi dolore. Dimmi che ... mi vuoi bene"
"Tu sarai sempre con me. Non stai facendo del male a nessuno. Io sono qui. Le mie fondamenta non smetteranno di esistere. Sono con te, dentro di te. Forte e sicura come la roccia, tenera e calda e come il legno d'abete. Tu sei nel sentiero che porta al torrente, sulla soglia di casa, nel pendio innevato e sulle fronde degli alberi. Sei qui, con me ed io ti tengo per mano.
Tutto ha un inizio ed una fine, almeno le cose hanno questo destino.
Tu ... io ... non ci perderemo mai ...
solo ora, ti prego
"sorridi"
....


lunedì 4 ottobre 2010

Succo di emozioni


Ho provato ad assaggiarmi e mi sono accorta di avere un gusto diverso. Come se la mia pelle si fosse modificata, si fosse addolcita ed avesse acquistato l'essenza di dolci sapori, zucchero e miele d'acacia, morbida crema e vaniglia d'oriente.
Ho sentito il profumo del mio divenire, nascere, crescere e farsi realtà, spremuta di un passaggio di dolci emozioni cotta sul fuoco di una pagina nuova.
Ho dato uno sguardo al passato. Non lo faccio spesso. Però mai come quest'anno la certezza di essere cambiata, di aver compiuto dei passaggi mi ha obbligata a fermarmi ed a pensare a quanto sia stato importante quest'ultimo anno. Ora so di poter guardare alla pienezza del mio presente, sentirne i profumi e coglierne i frutti.
Non ho avuto il tempo di fermarmi a pensare, tutto è accaduto in un soffio di vento. L'aria è entrata dentro di me, le parole si sono fatte materia ed io ho visto la mia pelle cambiare colore, farsi calda come il velluto e le mie mani riempirsi di luce.
Quello che mai prima avrei immaginato di fare, s'è reso realtà. Quello che mai prima avrei pensato di dire, s'è reso parola.
Non a piccoli tratti, ma con l'impeto della tigre affamata. Sopita da troppo tempo la forza della disperazione mi ha obbligata a guardarmi allo specchio, mi ha graffiata facendo sgorgare la vita. Morte e rinascita abbracciati l'un l'altra, diventando musica e canto, suono ed orchestra.

La vita è cosparsa di "diritti e rovesci", "chiusure ed aperture". Tutto è bianco ed è nero, indissolubili, complementari. Sta a noi vibrare nel centro e l'addove una porta si chiude trovare le chiavi per riaprire uno spazio, ruotare la chiave ed avere il coraggio per varcarne la soglia.

Ho visto mio padre morire, lasciarmi un ricordo profondo, segnare gli ultimi giorni con folle dolore e poi di seguito uscire di casa senza trovare uno spazio per i ricordi. Ho chiuso le braccia a chi diceva di amarmi ed ho passato un colpo di spugna senza rancore, pensando che avrei iniziato ad amare me stessa prima che chiunque altro potesse guardarmi negli occhi. Ho preso i miei sogni da dentro il cassetto e li ho rovesciati sul cuore, uno dopo l'altro, liberandoli ...tutti. E' da li che hanno iniziato a volare con me. Ho scritto quello che avrei voluto dire, ho detto quello che nessuno sapeva, ho raccontato a chi non mi conosceva. Ho avuto il coraggio di fare, di dire, di ricostruire quello che avevo perso in tutti questi anni. A tratti da sola, a tratti sospinta dalle parole che sentivo entrarmi profonde nel cuore.

Ho lasciato volare tutto quello che avevo. Mente, anima, corpo e fantasia. Ho rimosso dei blocchi di pietra, o forse erano solo catene di gesso, bastava avere la forza dell'acqua per sgretolarle. Il mio piccolo fiume s'è fatto cascata... bastava aprirsi. E' bastato sentirsi...
Non faccio bilanci. Mi fermo solo a guardare con gli occhi rigati dai sogni e sorrido guardandomi indietro, come chi ha mutato la pelle e sa che il destino ha sorriso con me.

lunedì 27 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

E' nei piccoli gesti


Solo un piccolo gesto, lasciato cadere senza una parola né un commento, in punta di piedi, nel cuore della notte. 
Abbandonato fra le coperte calde mentre sento la mia mano scaldarsi e riempirsi di parole non dette, di contenuti, di significati profondi. Così… in un intenso tenero gesto, senza bisogno di dire, senza spiegazioni,  impercettibile.
Non è nelle grandi cose, non è nelle grandi parole lasciate andare alla rinfusa, non è nemmeno nelle promesse o nelle aspettative che sento il mio cuore battere forte. 
E’ nel sentire il pensiero farsi materia, è nel vedere la gioia del mio divenire riflessa nello specchio degli occhi, è nel sentire la commozione far battere forte il cuore di chi mi ha incontrata.
E’ stringere le chiavi di casa della mia vita, poter aprire la porta ai raggi del sole e sapere di poter volare nella realtà dei miei sogni … libera.

Perché l'amore non significa aggrapparsi, la presenza non significa sicurezza ed i baci non sono contratti inviolabili.
Ma è nel sentire la mia voglia di essere farsi realtà, nel mio coraggio di chiedere anche quando è illecito farlo, è nel gridare parole indicibili e frasi d'amore che io divento quella che sono: una donna che vive, che scrive, che ora è in grado di amare.

lunedì 20 settembre 2010

UN'ALTRA JOHAKIM....



CLICCATE SULLA FOTO! :O)



Questo post vi rimanderà a HotMag, un blog di attualità giornalistica, nel quale una volta a settimana mi è stato chiesto di scrivere qualcosa. Per me è stato un onore ed è un divertimento!
Qui.... troverete una Johakim diversa



"IL WEB FA BENE ALLA VITA"




lunedì 13 settembre 2010

Come il profumo delle viole




Avevo bisogno di liberarmi di alcune cose della mia vita, credo lo si faccia più o meno tutti. Ho raccolto gli scritti e li ho messi nero su bianco.
Potrà interessare o meno, ma per me questo piccolo libro ha un significato particolare.
"Come il profumo delle viole" è venduto sia sul web sia ordinandolo alle Librerie Feltrinelli. Cinquanta piccole pagine, cinquanta piccoli ricordi.

Per questa pubblicazione ringrazio:

la mia famiglia ... che mi ha dato lo spunto e gli argomenti sui quali riflettere
mia figlia ... che mi ha dato il coraggio di liberare l'anima
gli amici ... che mi hanno dato il coraggio di chieder loro perdono
il mio compagno ... che mi ha dato il coraggio di guardarmi allo specchio, con amore.

Joh







In copertina "Mi sto dimenticando" di S.L./Johakim

giovedì 9 settembre 2010

prendere o ... lasciare


Sento che si sta insinuando, sottile, quasi impercettibile. Sale nei pensieri attraverso una fessura del cuore ... pare la chiamino sofferenza.
Non so perchè accade, cosa la muova e cosa la faccia crescere ma non si riesce a fermarla. Deve salire ed ancora salire fino ad uscirti dagli occhi, umida, calda, salata.
Fa male, come quando ti tagli ed inizi a sanguinare, dapprima non te ne accorgi ma il taglio c'è e tu non ti rendi conto subito di quanto sia profondo. Resti solo attonita a guardare il sangue che scorre.
Cerchi di non pensare, cerchi con le dita delle mani di stringere quelle parti recise ma non c'è nulla da fare... sei impotente davanti al dolore.
Pensi alla tua fortuna, alle tue conquiste ed al sorriso di chi ti sta accanto ma l'eco di questo richiamo è fortissimo, ti pervade e ti costringe in ginocchio... non puoi nulla di fronte ad un pianto.
Senti la sofferenza arrivarti alle spalle, stringerti fra le sue braccia assassine e chiuderti gli occhi. Meglio non vedere, tanto la sentiresti col cuore.
Gli innocenti ti chiamano, ti parlano dei loro destini e la paura di andarsene via è racchiusa in quelle parole disperse come semi di grano e tu non hai mani forti abbastanza per fermarne il destino.
Lasciare, perdere, finire senza aver avuto nemmeno un inizio, solo qualche parola, solo qualche sorriso.
Oggi è il giorno del pianto. Dell'impotenza. Del non fare abbastanza.
Oggi è il giorno dove vorrei espandermi, dare una mano e non toglierla mai.
Oggi il dolore degli altri ... fa male anche a me.


A chi c'è, a chi non ci sarà, a chi non c'è già più
Joh

lunedì 23 agosto 2010

Notte d'agosto


Era una terra di confine. Un luogo dove la luna teneva per mano la coda delle nuvole per non farle scappare dietro alle colline. Il soffio del vento scuoteva le cime degli alberi con lenta e ritmica meticolosità, per non spaventare le foglie e farle cadere in terra.
L’umidità della notte si alzava dai prati scuri, densa, palpabile, stesa come un mantello d’argento.
Il silenzio era spezzato di tanto in tanto solo dal fischio della civetta a richiamare la propria vittima nel suo volo leggero sopra ai tetti delle case nel loro lungo sonno inquieto.
Il lento scorrere del fiume dettava il confine fra il sogno e la realtà nella sua lenta ed inesorabile discesa verso il nulla.
L’odore dell’acqua, pungente e fredda, entrava in ogni piccolo anfratto, teneramente abbracciato dai raggi lunari, oscura sorella di questa magica notte d’estate.
Un paese che dorme, i sogni della gente dispersi fra le lenzuola sgualcite dal sudore nel profondo riposo di chi non ha che poche speranze, da contare sulle dita di una mano stanca, corrosa dal lento passare degli anni.
Notte d’estate, notte di un mondo che gira al contrario e tutto d’attorno si arrende.

Mi era capitato altre volte di svegliarmi nel cuore della notte e chiedermi che giorno fosse. L’odore del caffè appena fatto pervadeva la stanza del suo intenso aroma, tanto da risvegliare i sensi già abbastanza tesi ed attenti verso qualcosa ancora da definire. Voglia, solo una una voglia chiara e nitida nella mente e nel cuore: quella di ridare un senso a questa irreale notte d’agosto.
Mentre la gente ancora sognava, io ero li a contare i minuti che non passavano mai ed una lacrima di luce, gettata al di là dell’orizzonte, faceva intendere l’alba imminente scandita fra un respiro, un sorso bollente ed un raggio di luna.

Pian piano la luce spargeva il suo intenso chiarore, gettando i colori dell’alba alla rinfusa sui dolci contorni delle colline e con un gesto sommesso, per non svegliare nessuno, salutai la piccola casa.
“Starò via per un po’ … e non so se ritorno”.

mercoledì 4 agosto 2010

I gesti più dolci




Chiudete gli occhi e provate ad entrate in paradiso con me.

Non abbiate fretta, lasciatelo qualche istante fra le vostre dita ed iniziate a sentire l'aroma uscire dalla stagnola.
Profumo caldo, intenso, dolce.
Pian piano la bocca inizia a riempirsi, la mente ad impregnarsi ed un intenso piacere vi avvolge la lingua che inizia a volere, a pretendere, a desiderare.

"Ohh ... " nessuna frenesia, nessun gesto o movimento: lasciate che questa sottile e dolcissima voglia vi prenda e vi lasci inermi per qualche dolcissimo istante.
Abbandonate la fretta, bloccate la mente, godete della sensazione che questa dolce tortura vi da. Ancora un poco... non ancora ... qualche secondo in attesa.

Ecco, ora che avete costretto la mente ed il corpo, che siete al limite del desiderio, che quest'onda di intenso piacere v'ha preso anche l'anima, potete iniziare a scartare poco alla volta il piccolo foglio dorato.
Piano... per non stropicciarlo, come fosse un gioiello rarissimo.

Alzate i lembi della stagnola, prima da una parte e poi dall'altra.

Scoprite il dolce tesoro apparire fra i suoi angoli d'oro, lasciando che l'aroma pervada dapprima le vostre dita, salendo lungo le vene della mano, per poi raggiungere il centro del vostro desiderio ... quasi vi stesse riempiendo gli anfratti il cuore.

Ora avvicinate la mano, con perversa lentezza.
Lasciate che la vostra voglia incalzi, vi prenda in un sadico spasmo di intenso piacere.
Appoggiatelo piano sopra alla lingua e chiudete la bocca.
Lasciate che il caldo abbraccio lo sciolga, che la morbida crema si insinui e vi riempia, inebriandovi con tutta la dolcezza che ha. Intensamente, come un'onda di zucchero, come un bacio d'amore, di quelli che vi prendono l'anima.
Affidatevi al piacere, che si impossessi di voi, inermi, schiavi di questo godere.
Sentite i sussulti del corpo perdersi in questo orgasmo di miele.

Donatevi al liquido nero e suadente, lasciandolo scorrere dentro la gola, che il profumo risalga dal fiume del vostro pensiero e scenda a cascata in ogni singola parte di voi, impregnandovi, imbevendovi, in un infinito istante di paradiso.


E' la forza della dolcezza, la delicatezza del pensiero, la pienezza del gesto. Questo è quello che accade quando ... mi sento abbracciare nel sonno di una notte di agosto.

lunedì 2 agosto 2010

Premio Dardos


Ho ricevuto questo premio da Lilly (http://magadiendor2.blogspot.com/)

Questa “segnalazione” mi ha commossa. Se sono riuscita a trasmettere qualcosa di positivo anche ad un solo lettore, posso ritenermi onorata e felice.

Il premio naturalmente è puramente simbolico, si tratta di una segnalazione di “merito” fatta da blogger verso altri blogger come “riconoscimento per coloro che si impegnano nella trasmissione di valori culturali, etici, letterari e personali grazie ad una scrittura creativa e originale“.

Queste sono le regole:
1. accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
2. linkare il blog che ti ha premiato
3. premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

Rispettando le norme del regolamento, ho il piacere di premiare i seguenti "compagni di viaggio" (in rigoroso ordine sparso) :

http://popolosodeserto.blogspot.com/

http://ladonnaconlafinestrasulmare.blogspot.com/

http://giochidivento.blog.tiscali.it/

http://ritroverolamiastrada.blogspot.com/

http://ilcosmopolita.blogspot.com/

http://libby-thesecretgarden.blogspot.com/

http://hirmengard.blogspot.com/

http://soloenne.blogspot.com/

http://larteanticadellascolto.blogspot.com/

http://diarioquotidianoditaoista.blogspot.com/

http://archetipi.splinder.com/

http://keypaxx.splinder.com/

http://uriele.splinder.com/

http://fatina-ilgiardinodellefate.blogspot.com/

http://www.giovannigreco.eu/dblog/

Grazie a tutti voi
Joh

martedì 27 luglio 2010

Il sole oltre le nuvole bianche



E' come una musica, interrotta soltanto dal rumore delle ruote che corrono sull'asfalto bagnato. L'acqua che scende come caldo cristallo e si posa sul mio corpo in preda ad un delirio di impetuose emozioni.
Raggi di sole perforano le nuvole bianche, si insinuano, saettano con dolce violenza spezzando l'istante con un intenso infinito respiro. Fuoco che brucia ed acqua che sgorga dal cielo danzando in un umido lunghissimo abbraccio.
Forza e passione si uniscono in un quadro che perde i contorni in uno spazio senza confini, i colori dell'arcobaleno mi entrano dentro e mi riempiono... satura, colma, atomo espanso che esplode in frammenti di luce accecante.
Corro lungo la strada mentre la pioggia mi apre il sorriso ed i caldi raggi del sole mi cantano canzoni d'amore. Sono chiarore che nasce, umida terra e profumo di un temporale d'estate.
Bocca che beve, che ha sete di espandersi come acqua di un fiume che non ha più contorni forme.
Bruciante raggio di sole che grida il suo essere vita e lampo che squarcia le tenebre. Sento la forza della natura riprendermi, sorridere nella tempesta ed accogliermi su di un letto di sole al tramonto.
Squarci nelle pozzanghere lucide e nuvole bianche che s'aprono al mio veloce passaggio, come un secondo, un'ora o per sempre... io sono.

venerdì 9 luglio 2010

Nowhere land


C'è aria di vacanza.
Alcuni iniziano a salutare, altri già contemplano scenari differenti, con gli occhi riposati ed il cuore palpitante per le piccole cose che accadono diverse dall'invernale vissuto quotidiano.
C'è chi prepara bagagli pesanti e chi invece non vede l'ora di indossare veli leggeri... solo quelli, dal mattino alla sera.

Non ho voglia di fare programmi. Quando li faccio spesso accade qualcosa che cambia gli eventi. Ho voglia di smettere di avere orari precisi.
Ho voglia di immergere tutto il mio corpo in qualcosa di fresco, fosse anche un lenzuolo appena stirato. Ho voglia di bianco.
Sento la fine di questo periodo come un sollievo seppure le cose che sono accadute durante quest'anno siano state forse fra le più importanti di tutta la vita.
Mi fermo ... guardo l'ago della bilancia che pende verso un passato tinto di rosso, cosparso di svolte importanti e porte d'avorio. Ho avuto un anno da ricordare per sempre, vissuto, sbranato con tutta la forza che avevo.
Ho riso come mai prima d'ora, ho parlato davanti a platee senza averne paura, ho dipinto con l'anima gonfia di mille colori le tele che ho potuto sorreggere, ho scritto pagine e pagine con inchiostri a volte leggeri ed inchiostri indelebili e forti, ho sofferto fino al punti di soffocarmi dal pianto, per poter ritrovare me stessa e sorridermi ancora davanti allo specchio.
Ma in tutta questa girandola di cambiamenti non ho mai smesso di fare le cose pensando col cuore. E' dentro di me che ho trovato il coraggio di vivere, di amare senza paura di perdere nulla, di gridare quello che ho dentro dalla parola più piccola a quella più dolce ed importante... perchè tutto il suono che ho dentro ha diritto di esistere.

Pensando a quello che sono e non a quello che ho, preparo i bagagli e sorrido.
Ho voglia di bianco e di fresche sorgenti, qui, o chissà dove sarà... non lontano da me.

lunedì 28 giugno 2010

La voce delle case


Ho addosso odore di cantina. Il sole mi sta riscaldando ma quando si entra nell'ingresso, già si può avvertire la frescura che trasuda dalle pareti. Vecchie mura di pietra, qualche crepa che stende le sue dita dal soffitto bianco di intonaco.
Le travi di legno scricchiolano ogni tanto. Hanno addosso il peso degli anni, testimoni silenti del della vita che passa.
La sera le pareti si dipingono di un intenso colore e le ombre sul pavimento accompagnano la silenziosa danza dei fiori, che lentamente prendono sonno al calare del sole.
Tutto è fermo, immobile, anche l'aria che, calda ed avvolgente, profuma di grano maturo.
Ricordo quando sentivo i passi al mattino. Quando ancora i primi raggi di sole stentavano da dietro il morbido colle. L'odore del caffè appena scaldato e della dolcezza del latte nelle caraffe di vetro. L'odore del pane appena sfornato ed il pungente profuno di legna dentro il camino. L'acqua che gelida scendeva nei catini di ferro. L'odore del sapone che riempiva le mani di bianco. La vita che prendeva il respiro, si alzava, scendeva le antiche scale di pietra ed usciva nella fresca aria di prima mattina.
Non ricordo chi fossero. Ma erano in quattro. Un giovane uomo e sua moglie. L'aspetto era quello di anziane persone, il viso segnato da profonde rughe scolpite dal sole e dalla fatica. Non so cosa facessero una volta usciti di casa. Non me lo sono mai chiesta. So che era bellissimo sentire le voci dei loro bambini, urlare e cantare. Rincorrersi nella cucina o cadere sfiancati sulle piccole sedie di paglia, dopo una giornata di corse nei prati. I capelli che brillavano al sole e le guance che parevano mele mature impresse sui loro visi di smalto.
C'erano. Vivevano.
Ho sentito le loro parole, le urla di gioia ed i momenti di pianto. L'intimità della buona notte e la scoperta del buon dì. Giorno dopo giorno, affacciata sui loro destini.
Poi non so cosa sia successo. Hanno iniziato a togliere mobili. Scatoloni che formavano pile grandissime sui pavimenti di cotto. Il fuoco del camino stava smettendo a poco a poco di scaldare l'ambiente. Sentivo parlare di trasferimento in città. Chissà perchè ho iniziato a sentire le pareti che si stringevano attorno...
Hanno tolto dei quadri e poi i lampadari, che hanno smesso di troneggiare dai soffitti delle stanze ormai ingrigite dagli anni. Borse e valigie ed un senso di vuoto incredibile stava iniziando a pervadere l'aria. Tremavo. Impietrita, tremavo.
Li ho visti partire un mattino di giugno.
Da allora i miei occhi hanno smesso di aprirsi. La luce ha smesso di entrare e le stanze hanno smesso di vivere.
Ho visto passare tante vite così. Una famiglia dopo l'altra.
Mi chiamavano "casa". Mi hanno sempre chiamata così. Qualsiasi fosse il colore delle pareti, o delle tende che scendevano lungo le grandi finestre ero "casa".
Ascoltavo i loro pensieri. Guardavo il loro vivermi dentro come fossi un nido d'amore o una semplice nicchia nella quale dormire. Ma c'ero. Ero li. Con la forza delle mie mura e con il vigore delle mie travi di legno. Io c'ero.
Ora ti aspetto. So che mi cerchi... ed io sono ad un passo da te.
Sto lasciando di nuovo che il sole mi scaldi. Le finestre e le porte pronte ad aprirsi con te. Le pareti stanno aspettando l'abbraccio delle tue cose.
Non so per quanto tempo vedrò le tue gambe stendersi su quel divano che tu chiami letto e non so per quante ore vedrò i tuoi occhi chiudersi al sonno. Io sono qui che ti aspetto.
Poi ci sarà tempo per salutare anche te... quando sarai pronta per un altro felice destino. So che lo aspetti, ti ho letta nel cuore.
Per ora ci sono. Sono "casa". E' così che la gente dice di me.

lunedì 21 giugno 2010

Una piccola goccia ed un piccolo fiore



Fatti stringere piccola anima
fatti sfiorare i contorni del viso e lascia che le mie dita
si posino sulle tue guance colore di pesca.
Lascia che la mia mano sfiori il tuo sorriso
e che il mio cuore si riempia delle tue conquiste.
Fammi ridere delle tue corse e fammi commuovere delle tue cadute.
Fammi sentire i tuoi no e la forza dei tuoi sbagli.
Fatti tenere per mano, solo per qualche passo, quando tu lo vorrai.
Fammi restare in un piccolo angolo della tua vita a guardarti,
tesoro, germoglio che sboccia, biondissimo.
Lasciati cullare nelle mie braccia, come un tempo cullavo tua madre.
Senti il mio amore arrivarti vicino e stringerti forte.
Lascia che ti veda felice, che ti veda volare a cercare le stelle,
che i tuoi occhi risplendano nel buio e nel sole.
Fammi sentire la forza che hai e fammi sentire il tuo essere fragile.
Permettimi di starti vicino ad ascoltare il tuo canto di gioia
ma sappi che anche le lacrime ti saranno d'aiuto nel crescere.
Fatti guardare mentre scopri la vita, tu piccola bambola di porcellana preziosa,
tu piccola figlia, nata da chi è cresciuta dentro di me.
Ora, ti chiedo di lasciare uno spazio... anche piccolo piccolo,
a chi ancora deve arrivare
e che in questo momento è solo un piccolo raggio di luce pulsante.
Salutalo quando lo vedrai arrivare
e fagli sentire che anche lui ha un posto d'onore con te.
Tu figlia, tu vita che vivi, tu vita che nasci da lei.
Tu piccolo fiore, rosa che sboccia, abbraccia il germoglio che cresce e
fatti cuore con me.
Benvenuto, giovane tenero essere, benvenuto al tuo nascere.
Io sorriso, io lacrima e canto,
queste righe le dedico a te che già sei ed a te che sarai.
A voi anime pure, il mio piccolo, infinito, abbraccio d'amore.



martedì 15 giugno 2010

Sete...


Non cammino più in punta di piedi: sono una cascata impetuosa. Scroscio acqua ovunque, bagno, allago, riempio le valli riarse della mia vita. Il piccolo torrente che scendeva quasi timido fra le rocce è ora impeto e suono, tuono e fragore.
L'acqua tenuta fra fragili argini ora espande il suo essere ovunque, trasformando, dissetando, nutrendo gli sterili campi ingialliti.
Acqua dolce e salata, zucchero nella mia bocca e sale sulla mia pelle. Travolgenti onde di mare entrano ed escono come mille fontane, zampilli di luce, folgori vivide in un cielo stellato.
Riempio gli spazi con umide gocce e mille papaveri riprendono vita, l'erba profuma di dolce rugiada e l'aria è pervasa dal pungente profumo dei campi di grano al mattino.
Mi insinuo come morbido liquido ovunque, espandendo il mio cuore che pulsa, come rosa scarlatta di maggio.
Abbraccio la terra che sento sorella fra le dita assetate e vortico libera fra i rami frondosi degli alberi, aria freschissima che entra nella mia testa stordendomi in un lungo piacere profondo.
Annaffio i campi con stille d'umido amore che, come gemme preziose, impregnano i campi fioriti. Rugiada di campo che copre le foglie verdissime dei miei sogni fantastici.
Tiepidi vapori avvolgono spigoli, li smussano rendendoli dolci al tocco delle mie dita. Fremono piccole stille d'argenteo incanto. Acqua che toglie l'ombra dei dubbi e rinfresca il sorriso sulle mie labbra assetate.
Mare profondo, turbini d'onde in sequenza, rombo assordante di lava azzurrissima che smuove le vecchie abitudini. Nuoto uniforme e costante in un letto di piccole perle d'ossigeno che mi cullano ai battiti del mio cuore rinato.
Bevo ed esondo, piovo dal cielo con le ali spiegate cosparse di pioggia leggera. Sprizzo, sgorgo e zampillo dal fondo della mia gola che urla la sua voglia di vivere al sole. Dolce il mio essere piccola lacrima che riga le mie guance arrossate.
Sorrido felice in questo lago caldissimo ed acqua divento, libera nel mio essere piccola stilla od immensa cascata. Io sono quell'unica, profonda parte d'amore, che vola con te.

martedì 25 maggio 2010

progetto e ricostruzione (di me)



Ho scoperto di essere un bravo architetto. Ho imparato ad usare il compasso per chiudere cerchi, laddove era il caso di farlo e la squadra per segnare le strade che mi sarebbe piaciuto percorrere. Ho preso il goniometro ed ho misurato le aperture mentali, le idee, i desideri e gli spigoli da smussare, ampliando dove potevo e riducendo ad un cono ciò che era disperso e senza una consistenza precisa. Ho posato livelle ovunque per cercare il mio equilibrio, scoprendo che la bolla all'interno poteva fermarsi solo se il mio movimento era in sintonia con il resto del mondo. Non era la stasi a darmi equilibrio, era il mio muovermi in armonia con tutta me stessa, attraverso il sorriso, attraverso l'amore che avrei avuto per me.
Ho gettato un cemento simile all'oro, lucente al sole delle mie idee, solido delle mie convinzioni e impermeabile al pianto della disperazione. Ora piango di gioia e le lacrime che scendono mi ridanno la vita, stupenda cascata che mi libera l'anima.
Ho aperto finestre sul mondo, lasciando la luce libera di riempirmi la mente, la bocca ed il cuore.
Nessuna chiusura, nemmeno una porta a sbarrare o ad aprire il mio spazio interiore. Ho lasciato soltanto cadere alcune tende di seta qua e là a coprire una stanza di sera, per dormire serena ...
Ho preso in mano questo foglio di carta ed ho fatto un progetto. Mi sono piaciuti i colori e le forme. Ho pensato di trovarmi in un campo di fiori e di costruire con la passione che ho addosso il mio nuovo destino. Con le mie mani, con il mio cuore e con gli attrezzi che mi porto appresso da quando son nata: passione, fiducia e speranza.
Ho un progetto che ancora deve essere chiuso e forse non si chiuderà mai, perchè è in continua espansione, ogni giorno ho qualcosa di meglio da aggiungere e ne sono felice.
Eccomi piccola casa nel mezzo della campagna, eccomi ingresso all'amore, eccomi forno per scaldare il mio cuore, eccomi sala da pranzo per nutrire il mio folle entusiasmo ed eccomi stanza da letto per dormire e sognare con te. Eccomi pronta per costruire me stessa, per progettare il mio essere, per rendere idee realtà, per trovare un piccolo posto in cui vivere, in pace con me.

domenica 2 maggio 2010

Come se fosse la prima volta




La mia valigia si è riempita di sogni, le parole sono scese dentro di me come semi a coltivare una terra inaridita dal tempo.
Germogli verdissimi si sono fatti uno spazio fra le zolle di pietra, rompendo, sgretolando, rimuovendo l'inutile sabbia senza colore,
Soffi di dolci respiri aprono varchi nell'anima. Parole che come radici mi entrano dentro scavandomi il cuore.
Mi lascio portare, come in un viaggio sognato da tempo, sull'onda di questo destino. Vivo gli istanti, i minuti e le ore nel centro di una corolla di un fiore che, appena sbocciato, già mi pervade del suo dolce profumo.
Viaggio nell'aria di una sera dolcissima, leggera come seme nel vento.
Ho aperto il mio cuore che batteva da tempo nel buio lasciandolo libero e la valigia dei sogni s'è aperta. Tu, sei entrato con la violenza di un anima forte ma splendida e luce io ora mi sento.
Sogni che entrano come cascate nelle mie mani. Parole che crescono dentro di me ed escono senza timori. Conquiste, vittorie, traguardi, sorridono come bambini felici mentre io passo per questa fertile terra e la valigia che ho stretto al mio cuore, coi miei sogni che si fanno realtà.

martedì 27 aprile 2010

La vita: un soffio ad una candela accesa



Tempo.
La strada sulla quale cammino a volte è in salita, a volte scorre diritta e senza curve ed altre ancora scivola velocissima lungo una discesa che sembra non abbia mai fine.
E' la fine che mi lascia nel dubbio. Mi lascia un sapore di cibo lasciato nel piatto.
Sto consumando pietanze con voracità inaspettata, quasi non fossi mai stata sfamata, quasi non avessi mai gustato del tutto quel particolare tipo di cibo o bevuto di quel boccale di vino. Sensazioni fantastiche, mi fanno volare.
Eppure la sensazione di non aver spazio, di non avere la possibiltà nè occasione, di non avere tempo mi lascia come in sospeso.
Accadono cose che ti pongono di fronte ad un pensiero deciso, fermo, quasi un segnale al neon nel buio della notte: "sbrigati!"
Basta poco, basta davvero nulla ed hai perso la tua occasione. Basta aver girato la testa nel momento sbagliato e sei caduta, non potrai più rialzarti. Il tempo è finito.
Non voglio avere il rimorso di aver lasciato cose incompiute.
Mi sto occupando di me. Osservo i miei desideri, li coccolo come fossero teneri esseri appena sbocciati. Loro, tanto a lungo lasciati a sopire sotto macigni di ghiaccio. Ascolto la voce del cuore che chiama e che grida per essere libera. Mi vedo raccogliere fiori, saltare nei prati, comporre canzoni d'amore e scrivere toccanti poesie. Mi ascolto mentre nuove parole mi scorrono lungo le labbra senza pudori e sento tutto il mio essere aver finalmente uno spazio nel mondo... ma vorrei avere uno spazio, nel tempo.
Vorrei riavere del tempo e gustare questo nuovo sapore di me col dovuto rispetto, con la dovuta attenzione. Osservare il mio volto allo specchio e seguirne i contorni con un pò più di attenzione. Fermarmi un istante e sorridere. Vorrei raddoppiare il tempo dei momenti bellissimi, ne ho parecchi in questi ultimi tempi. Posso chiedere di fermare il tempo nel momento in cui vivo una gioia profonda?
Posso chiedere di togliere brandelli di spazio trascorsi nell'inutilità di un vissuto incoerente?
Vedo questo tempo bastardo sorridermi appresso come fosse un mariuolo di strada. Ammicca con quel cappello sgaulcito e con le scarpe che non hanno più suola. Mi corre davanti sfuggente, le guance paonazze dalla sua corsa sfrenata. "Fermati tempo e dammi la mano! Accompagnami con dolce lentezza, ti prego!"
Avvertimi quando non sento i rintocchi del tuo orologio fatto di niente. Fermami quando non vedo dove posso fermarmi a guardare la vita e stringimi quando mi vedi seduta a guardare nel nulla. Sgridami se vedi che indugio in cose che non mi servono a nulla e abbracciami forte negli indimenticabili giorni di qualche mia nuova conquista.
Portami ad essere una donna migliore. Scrivi con me queste ultime pagine mettendo le virgole quando i discorsi si fan troppo lunghi. Non metterci il punto. Non ora. Ho ancora del cibo nel piatto e profuma di buono: è la prima volta che cucino per me.

lunedì 19 aprile 2010

La violenza sulle donne




E' successo a casa mia. E' successo nel mio posto di lavoro. E' successo sotto gli sguardi indifferenti di chi ha sottovalutato il buio.
Hanno fatto del male ad una donna. Potevo essere io, poteva essere mia figlia o la tua, poco importa. E' successo a lei.
E' successo di sera mentre tutti noi eravamo comodamente seduti forse davanti al televisore. Lei andava a riprendersi l'auto lasciata dove ha potuto, lontana dalla porta d'ingresso, lontana da un parcheggio sicuro e custodito perchè li ci devono poter stare "quelli che se lo possono permettere". Noi la macchina dobbiamo metterla altrove. Altrove... dove c'è buio la sera, dove non c'è nessuno che ti vede o ti sente.
Nessuno t'ha sentita.
Ed oggi, tardi ormai per porre rimedio a qualsiasi cosa, tutti scrivono, tutti si addolorano, tutti si lamentano. Dopo... e non è toccato a loro.
Scrivono gli uomini che si sentono presi in causa, coloro che hanno minimizzato il problema, coloro che non hanno saputo vedere oltre le lamentele e coloro che hanno uno spazio dedicato, sicuro, al coperto.
Lei no... lei doveva fare parecchi passi nel buio.

Il buio. La notte. Le urla. La violenza. Il disgusto. La rabbia. La nausea. Il vomito. Lo sporco. L'impotenza. Lo stramaledetto istinto di supremazia. Lo stramaledetto sentirsi orgogliosi in quell'orribile gesto. Il dolore ed ancora il dolore!!!

Avevo bisogno di scriverti qualcosa. Lo faccio qui. Non so chi sei ma la tua voce, il tuo pianto, la tua rabbia e la tua sofferenza si è fatta sentire oltre le mura. E' entrata qui dentro attraverso le porte, sulle rampe delle scale, attraverso le finestre e gli ascensori. E' entrata urlando nelle nostre orecchie e nei nostri cuori... e questa volta proprio non so come potrei consolarti. Mi sento impotente, perdonami piccola anima.

Ti abbraccio, con tutta la delicatezza che posso. Per farti sentire che non sei sola, per darti coraggio, per farti sentire che ti sono vicina, per darti la forza di credere che non tutto il mondo è cattivo.

Tu, sei una Donna ...non smettere di esserlo mai.

martedì 13 aprile 2010

Essere riconosciuti




Non so cos'abbia di diverso nel mio aspetto ora, ma quello che avverto è la sensazione di un cambiamento profondo, come di un alone rosso fuoco che mi abbraccia e mi rende consapevole di ciò che sono. Mi sento forte, mi sento uragano, mi sento vulcano aperto al mondo.

Ieri pomeriggio mi trovavo fuori in giardino. Non era nemmeno tanto tiepida l'aria ed avevo anche un pò freddo. Ad un certo punto arriva una signora di una certa età, direi fra i settanta e gli ottant'anni, carica di libri, giornali e fogli che le uscivano scomposti dalle braccia. Uno strano cappello di maglia in testa a coprirle i capelli raccolti in una piccola crocchia rotonda.
Mi guarda e mi chiede di scambiare due parole in merito al seminario scientifico appena concluso. Le sorrido un pò imbarazzata, non capisco proprio cosa voglia da me ma le annuisco in segno di approvazione.
La signora si presenta dicendomi di essere una docente di Neuroscienze ed inzia un'invettiva, moderata ma molto ben motivata, sugli schemi universitari e su come i docenti si pongano rispetto ai ragazzi, in maniera puramente cattedratica. Nozionismo, dice lei, solo parole scritte sui libri e nulla più. Seguita, sempre con moderazione ma con deciso tono polemico, dicendomi che spesso i ragazzi giungono all'università senza sapere quale sia il loro vero e proprio destino, del quale si sono fatti carico i genitori, allontanandoli così dal loro "desiderio" primario.

Desiderio ... è un vocabolo che in questo ultimo periodo della mia vita mi accompagna e sta decisamente cambiando il mio solito modo di essere. O forse, sta semplicemente facendo "uscire" allo scoperto quello che ho tenuto sopito e nascosto da sempre...

Mi sorride cercando la mia approvazione. Le sorrido e le dico che ho sempre pensato che lasciar liberi i bambini di scegliere fosse fondamentale. I giochi sono l'espressione del loro "desiderio" futuro. I bambini, seguito io , dovrebbero poter "sperimentare" le loro attitudini e noi dovremmo poterli aiutare nello scoprire le loro capacità innate, aiutarli nelle scelte e comprendere con loro quali siano, in un certo qualsenso, i loro "desini".
La signora mi sorride. Io arrossisco, mi imbarazza il suo sguardo, profondo, come se mi stesse studiando.
"Sono ebrea", mi dice come se questo fosse un punto in più rispetto alla sua presentazione precedente. Le sorrido nuovamente, dicendole che alcuni rami della mia famiglia hanno un cognome indiscutibilmente ebraico.
"Ecco!", seguita evidentemente ringalluzzita da questa mia confessione, "Lei è una persona intelligente e può capire quello che sto dicendo!"
Penso che essere ebrei non comporti un punto in più sulla scala del'intelligenza ma sono indubbiamente affascinata da questa cultura e poter scambiare parole con chi ha vissuto, evidentemente, un periodo così difficile nella vita mi lascia ad occhi spalancati, quasi come una bambina.
Fino a qui non ci sarebbe davvero nulla di strano, non fosse per il fatto che la signora mi sorrideva e mi guardava con un espressione che poteva esser stata quella di mia madre.
Lo strano è stato quando si è messa di fronte a me, mi ha guardata intensamente negli occhi ed ha esordito dicendomi: "Carissima, lo sa che non ho mai incontrato una persona tanto innamorata come lei?". Ho sgranato gli occhi, sentendomi toccata profondamente dentro...
"Sa una cosa?" - seguita lei senza togliere mai lo sguardo dalle mie pupille che man mano si facevano sempre più larghe quasi a voler comprendere tutto lo spazio attorno - "Le auguro di potersi svegliare tutte le mattine sentendosi dire oggi ho voglia di amarti più di ieri, come mi dice mio marito da ormai più di cinquant'anni". E conclude dicendomi: "Faccia i complimenti al suo compagno".
Il mio sbigottimento è arrivato alle stelle. Arrossisco come una quindicenne. L'unica cosa che riesco a fare è chiederle di poterla abbracciare. L'ho fatto d'istinto: le ho avvolto le braccia attorno e l'ho stretta a me.
La signora non contenta di quanto già aveva detto, ha seguitato a formulare ipotesi sui miei interessi ed attitudini. Mi dice che è chiaramente visibile, dato il mio fisico ed il modo che ho di esprimermi, la mia propensione ed amore per l'arte. Mi dice: "Vede, benchè lei occupi un ruolo che potrebbe essere definito schematico dal punto di vista lavorativo, è chiaro come le riesca assolutamente naturale non farsi coinvolgere. L'amore per l'arte e la sua attitudine verso la poesia e la pittura traspare dal suo essere. Brava! Seguiti così".

Mi ha salutata. Si è scusata per avermi intrattenuto così a lungo.
Io l'avrei trattenuta ancora un paio d'ore ad essere sincera. Ma tant'è, doveva andarsene.
Un pò delusa, come quando si invita un bambino ad andare a letto proprio nel bel mezzo del suo gioco preferito, mi affretto a chiederle il suo nome ...
"Non si affanni a cercarmi su internet" mi risponde con uno sguardo che potrebbe essere quello di una teenager, "non mi troverà!".

E' vero... non son riuscita a trovarla da nessuna parte!
Strano, nel mondo della medicina, almeno uno straccio di pubblicazione la trovi sempre! Nulla, il vuoto totale.

Ci sono stati molti casi come questo nel corso della mia vita. A molti potrebbero sembrare degli incontri di poco conto. A me questi incontri sono rimasti nel cuore. Vuoi perchè sono stati degli incontri assolutamente occasionali con persone mai più riviste nella vita, vuoi perchè questi incontri avvengono sempre in momenti particolari. Mi lanciano messaggi, mi travolgono come treni in corsa, quasi a voler sottolineare i miei pensieri, a dar loro affermazione, a confortarmi.

Gli incontri nella vita, la mia, sono come pietre miliari. Messe lì sulla strada, a segnare il mio passo, a dirmi chi sono, dove sto andando o dove è meglio che io vada.
Questi incontri hanno il potere di entrarmi dentro come aria calda in una stanza fredda. Come la luce di una candela accesa nel buio della notte. Loro sono li, con le loro parole, con i loro gesti ed il loro amore, pronti a sorridermi. Persone alle quali non sono mai riuscita a dare un nome, perchè non l'hanno mai avuto e non è necessario che l'abbiano.
Le loro braccia mi hanno stretta dolcemente mentre mi sussurravano "tu sei la Croce del Sud, sei Tubalcain e sei Johakim, sei qui per riprendere forma, sei qui per guardarti allo specchio e non avere paura di quello che sei. Torna ad esser te stessa".
Ho sentito profondamente i loro sguardi e le loro parole spogliarmi, guardare i colori della mia anima ed amarmi per quello che avevano visto. Angeli?... No, ho solo incontrato me stessa.


La signora è sparita. Come è arrivata se n'è andata chissà dove.
La metto al suo posto dentro di me, felice di averla potuta incontrare.

"Addio, Signora"

mercoledì 31 marzo 2010

1 Aprile 1929




Se dovessi pensare ad un regalo, oggi ti farei sentire il profumo delle mie conquiste,
la gioia dei miei giorni ed il sole delle mie speranze.
Se dovessi farti un regalo oggi, ti farei affondare le mani nei capelli di una bambina, piccolissima, che crede tu sia in volo per raggiungere un paese lontano.
Se dovessi farti un regalo oggi vorrei raccontarti l'orgoglio che sento quando parlo di te,
ti riempirei le guance di baci e ti terrei le mani strette nelle mie,
come hai fatto tu per così tanto tempo con me.
Se dovessi farti un regalo oggi, ti porterei sulla neve,
nel luogo dove il tuo pensiero s'è perso e dove un giorno troverò il coraggio di lasciarti andare, assieme all'acqua gelata di un fiume.
Se dovessi farti un regalo oggi, moltiplicherei le parole da dirti, anche quelle mai dette, anche quelle che ti ho ripetuto nel corso di tutta una vita.
Se potessi oggi ti regalerei la consolazione di vedere tua figlia felice,
del suo sentirsi madre e bambina, dei suoi giorni pieni d'amore.
Se potessi oggi ti regalerei la speranza di sentirti sereno,
riposare su di un letto di nuvole bianche,
ritornare coi ricordi lucenti di un tempo ai tuoi giorni più belli.
Se potessi oggi ti regalerei il mio orgoglio di esser tua figlia, nel sentirti con tutto il mio cuore, libero, la tua mano forte a tenere la mia da lontano.
Ma il regalo più bello io l'ho avuto da te ... ti ringrazio d'esser stato mio padre.

Ste

Libro - Una recensione inaspettata....


Recensione

Inoltre, saremo presenti anche qui:










lunedì 29 marzo 2010

Ho incontrato Stefania


Sono nel silenzio, intenso, avvolgente della mia anima.
Sento che sta ricominciando, a piccoli passi, un piede davanti all'altro, con un pò di timore, gli occhi socchiusi per non farsi abbagliare dalle luci intense del giorno. Dolcemente come una goccia di pioggia che scivola sopra ad una foglia, silenziosamente come una piccola piuma arruffata dalla brezza del vento.
E' il primo giorno della mia nuova vita.
E' venuta alla luce. Cosparsa da lacrime calde, straziata da colpi di lame taglienti, attraverso profonde voragini di infiniti lamenti e sonore parole di sangue.
Ho incontrato me stessa. L'ho spinta fuori dal guscio di amianto, l'ho stanata come si fa con le prede selvatiche. Non le ho teso la mano, le ho stretto un laccio attorno alla gola e l'ho spinta ad uscire da me, per farsi vedere, per farsi conocere, per farsi strappare di dosso l'intero vissuto, per farsi trovare, nuda ed urlante, per farla parlare, per farle ascoltare la voce che usciva dal cuore gelato, per farle rivivere tutti gli sbagli e guardarli, incontrarli, ammetterli e gettarli con tutto lo strazio che aveva a riversarsi sul pavimento di marmo gelato.
Ho dovuto avere il terrore di perdere tutto, ho dovuto lasciarmi cadere nel vuoto... gli occhi chiusi... a salvarmi c'era solo me stessa.
Ed io ero li, con il cuore dentro alle mani bollenti ad offrirmi a chi stava a sentire, oltre a me stressa, vittima del mio stesso dolore.

Ora che è uscita fuori da me, potrà ritornare a sorridere. Potrà volteggiare serena godendo del sole d'aprile, libera di essere nome, persona, donna e bambina... serena del proprio futuro, se futuro sarà, libera di tornare a guardare se stessa, pulita e lucente, ed amarsi per quello che è.
Rinata....

mercoledì 17 marzo 2010

Il sesto senso... è il pensiero

“Ci sono cinque sensi e il sesto è il pensiero ovvero la cosa più straordinaria che l’uomo possieda, e che non ha niente a che vedere con la natura. Per cui se io devo dire quali sono state le grandi emozioni della mia vita, confesso che non sono state di ordine materiale (…) le grandi emozioni, secondo me, si provano ascoltando Mozart, leggendo una poesia, perché c’è un pensiero fatto di mille coincidenze, sincronismo, ricordi quasi biologici, forse di tempi antichissimi in cui eravamo un’altra cosa (…) quando eravamo forse più vicini agli dei (…)”
Alighiero Boetti



Ho sentito oltre il confine dei suoni,
pervasa da onde intensissime, materializzarmi e dissolvermi,
concreta ed astratta come il pensiero, in lampi di luce accecanti.
Ho sentito oltre me stessa
nascere e morire in un momento, mentre filari di lettere uscivano dalle mie labbra.
Musica e rime baciarmi le mani, in travolgenti archetipiche note.
Sentirmi ora schiava degli anni passati, ora fiore in un deserto rovente
pervadere l'aria del mio intenso profumo, regina, donna di cuori,
Ho sentito il mio nome farsi poesia e volare nel cielo stellato,
il mio corpo riprendere forme smarrite e farsi acqua, terra, aria nel vento.
Sento il canto invitante della mia mente parlarmi d'amore, emozione e passione
travolgente come un onda di mare.
Ascolto il mio pianto ed il mio ridere assieme alle anime dell'infinito creato,
esisto nell'essere ora me stessa, suono d'amore,
libera e schiava, a godere di me.








mercoledì 10 marzo 2010

COMMENTI ANONIMI

VI SEGNALO CHE D'ORA IN AVANTI OGNI COMMENTO DA PARTE DI UTENTI ANONIMI NON VERRA' ACCETTATO.
GRAZIE PER LA VOSTRA COMPRENSIONE

lunedì 8 marzo 2010

Video "Orme di sabbia"

Queste parole sono le mie.... ne hanno fatto un video!


Lo dedico a mia figlia ed a chi mi sta tenendo per mano....



Video dedicato a Orme di Sabbia di Aka Johakim da Illogica Allegria speciale "RaccontiOnAir" ideato da Barbara Garlaschelli & Basilio Santoro

lunedì 1 marzo 2010

sto imparando la lezione




Sto studiando. Sto cercando di impegnarmi per cambiare la mia vita, per uscire dalla mia pigrizia e fare in modo che i desideri non restino tali ma diventino fatti, diventino concretezza.
E' un cammino in salita, non è facile percorrerlo. E' come correre su di una strada sulla quale ti si stagliano rotonde, incroci, semafori e dossi. E tu sei li, con le mani strette al volante alle ore dieci e dieci, il pedale dell'acceleratore schiacciato ed il freno a mano buttato fuori dalla finestra. Non devi decellerare, devi solo stare attenta a non investire nessuno e salvaguardare il tuo bolide per evitare che si ammacchi lungo la corsa.

E' un compito difficile, lo ammetto. Credevo che cambiare certi atteggiamenti fosse cosa facile. Ora so che tutto quello che riguarda noi stessi, soprattutto ciò che abbiamo nascosto nel cuore, è in assoluto la cosa più ardua, più dolorosa da affrontare ma nel contempo anche la più entusiasmante. E' una sensazione che ti riempie come un vaso di cristallo, diventi trasparente e leggera, respiri le tue sensazioni come se fosse ossigeno nuovo, qualcosa che tu non hai mai respirato. E' vita pura.


Mi sono imposta degli out out. Mi sto obbligando a guardarmi in faccia, a smantellare anni di vita vissuta a metà. Di interi periodi nei quali qualcun'altro ha vissuto al posto mio, rubandomi la scena o facendo in modo che i miei desideri restassero tali. Stavo smettendo di vivere, tanto cosa avrei potuto cambiare? Ed invece bisogna cambiare noi stessi. Gli altri restano uguali, è un problema loro. Non deve essere il nostro. Io devo occuparmi di me con tutta la delicatezza che posso e con tutta la determinazioneche occorre, rasentando anche l'indecenza se questo servirà a togliermi gli stati grigi ed avvizziti che mi ricoprono. Io devo poter vivere secondo la mia natura senza che questo debba insidiare in me la paura della perdita, la paura dell'abbandono delle certezze (quali?...), il timore di ferire le persone che mi stanno accanto. Se questo dovesse avvenire è solo perchè chi ti sta accompagnando con ti vuole conoscere per quello che sei. E' un amore a metà e di questo ora ne sono più che convinta.

Mi sono dettata delle regole, sto cercando di interiorizzarle:


NON desiderare ... impegnati per realizzare i tuoi sogni

NON rimandare le azioni ... domani potresti avere altro da fare

Sii te stessa fino in fondo ... agisci per quello che sei, non per quello che ti è comodo essere
NON avere paura di amare ... comportati come il cuore ed il corpo comandano, loro non sbagliano mai.


Poche cose. Sembrava così facile ed invece cado, mi sbuccio, faccio doppi giri delle rotonde, sobbalzo sui dossi ed ogni tanto mi lascio prendere dalla non-voglia e mi accosto a qualche piazzola per tentare una sosta, pessima cosa la pigrizia!
Non serve a nulla, serve solo a perder del tempo prezioso.

Sto studiando con lena, mi sto applicando... nello studiare me stessa.

Elenco librerie

Questo è un primo elenco delle librerie nelle quali è in vendita il libro, oltre che on line e direttamente presso la casa editrice. Seguiranno gli aggiornamenti.
Grazie a tutti voi... ancora!

degregori59@yahoo.it
oppure edizionirei@yahoo.it
tel. 347.39.40.874


Libreria “La Memoria del mondo”
Galleria dei Portici 5
20013 MAGENTA (MI)
Tel.: 27;02.97.29.51.05


Libreria “Il Segnalibro”
Via Roma 87/A
20013 MAGENTA (MI)
Tel.: 02.97.29.76.23


Libreria “Mondadori”
Via Roma 32
12100 CUNEO
Tel.: 0171.63.01.23


Libreria “Ippogrifo”
Piazza Europa 3
12100 CUNEO
Tel.: 0171.67.331


Libreria “Mondadori”
Via Torino 22
12037 SALUZZO (CN)
Tel.: 027;0175.21.70.05


Libreria “SOGNALIBRO”
Via Bergia 6/B
12011 BORGO SAN DALMAZZO (CN)
Tel.:0171.26.57.14


Libreria “LOVAT”
Via Newton 32
31020 VILLORBA (TV)
Tel.:0422.92.697


Libreria “LOVAT”
Parco Commerciale
Padova Est
35100 PADOVA
Tel.: 049.77.44.76




Libreria “LOVAT”
Via Venti Settembre 20
34100 TRIESTE
Tel.: 040.63.73.99


Libreria “Degli Atellani”
Via della Moscova 28
Tel.: 02.36.53.59.57
Oppure:
Corso Magenta 65
Tel.: 02.48.16.150
20121 MILANO


Libreria “Therese”
Corso Belgio 49 BIS/A
10153 TORINO
Tel.: 011.88.26.31


Libreria “Nuova Europa”
Via Mario Rigamonti 100
00142 ROMA
Tel.: 06.51.95.57.70


Libreria “Camboni Mario”
Via Redipuglia 20
09122 CAGLIARI
Tel.: 070.28.53.20


Libreia “Novissima”
Via Castiglione 1
40124 BOLOGNA
Tel.: 051.23.23.29


Libreria “Minimum Fax”
Via della Lungaretta 90/E
Piazza Santa Maria in Trastevere
00135 ROMA
Tel.: 06.58.94.710


Libreria “Mondo Offeso”
Corso Giuseppe Garibaldi 50
20121 MILANO
Tel.:02.36.52.07.97


Libreria “GOGGIA”
Corso Alfieri 299
14100 ASTI
Tel.: 0141.59.28.04


Libreria “ARNOLDI”
Piazza Giacomo Matteotti 22
24122 BERGAMO
Tel.: 035.24.34.62


Libreria “RAVAGLI”
Viale Giosuè Carducci 8
47042 CESENATICO
Tel.: 0547.67.32.23


Libreria “Fahrenheit 451”
Piazza Duomo 26
29100 PIACENZA
Tel.: 0523.33.57.25


Libreria “Di Giulio”
Via Dante Alighieri 61
75024 MATERA
Tel.:0835.38.21.15


Libreria “Ideal Book”
Via Dell’Epomeo 108
80126 NAPOLI
Tel.: 081.76.62.859

sabato 27 febbraio 2010

Facebook Caffè




E' pronta , l'antologia del Caffe' degli Autori: il libro dal titolo FACEBOOK CAFFE'. Acquistatelo richiedendolo a degregori59@yahoo.it
oppure edizionirei@yahoo.it
tel. 347.39.40.874



Qui ci sono dentro anche i miei pensieri.
33 e 64 sono i numeri dei miei piccoli scritti.
E' poco, forse è un inizio, di sicuro è il mio sogno che si sta realizzando
e lo voglio condividere con voi.





Stefania... Johakim

lunedì 22 febbraio 2010

Rebirthing


Mi sono vista allo specchio.
Ho preso la mia faccia e l'ho sbattuta contro me stessa, con violenza, con forza, con la consapevolezza di voler scendere in ogni parte del mio essere e bruciare tutto, per sempre e rinascere.
Ho sentito la pelle creparsi, tenuta con forza dalle mie mani...inutilmente.
Mi sono lasciata cadere dentro al vulcano delle mie emozioni, senza controllo, passando in un luogo cosparso di spine, lacerandomi.
Come il vortice di un uragano, le onde colpivano secche senza lasciarmi un appoggio, sola davanti al riflesso di me.
Ho sentito che non avrei potuto resistere, come un bambino che viene alla luce guidata da ritmiche contrazioni, spasmi, sussulti, in attesa che l'aria riempisse i polmoni e facendomi urlare tutto il dolore che ho dentro.
Ho sentito il mio corpo prendere peso, cadere senza più forza, obbligata a guardarmi nell'anima, fino a che il respiro ha ripreso il suo ritmo...
Il mio mondo fatto di paure, di schermi, di modi di essere, che credevo fossero i sostegni della mia vita, si è aperto urlandomi
"lasciati andare!" ..."vivi!" ... "apriti a te!"
Mi sono vista pervadere da un onda di amore, affogare in un liquido amniotico, piangere come un neonato, rinata. Ad amarmi, ad amare e ad essere amata
....mai prima d'ora così.