martedì 29 dicembre 2009

F.A.T.A.



Sono Fuoco
caldo, profondo, illumino e scaldo le notti d’inverno,
divampo, mi spengo, riprendo vigore al soffio del tuo respiro.
Piccola fiamma nel buio ed incendio di bosco,
ardo, consumo, fiaccola di un lungo cammino.
Avvolgo, distruggo e rigenero, in un cerchio infinito.
Sono fuoco che arde, che scotta, che ama.





Sono Acqua
che sgorga impetuosa dai monti,
che cade sui tetti delle piccole case e bagna i sentieri scoscesi.
Sono nuvola, fiume, mare ed oceano,
sono il sudore della tua fronte e piccola lacrima che scende dagli occhi.
Sono culla silente nel grembo materno ed onda impetuosa, ruggente.
Scivolo nella tua bocca, e lavo il tuo corpo da ogni male del mondo.





Sono Terra
umida e secca, fertile madre immortale.
Zolla di campo e crepa in un deserto assolato,
germoglio di erba bagnata, sono un fiore di prato.
Sono monte, pianura e collina. Sono roccia e piccolo sasso di fiume.
Sono sabbia dorata dal sole,
sono vita nascente.






Sono Aria
leggera, fresca come il vento in primavera,
aria che scuote dolcemente le cime degli alberi ed aria che entra violenta nel corpo d’inverno.
Turbine, soffio che gonfia le vele, sono respiro profondo.
Sono vento, senza peso, sono volo di mille farfalle.
Sono bolla di ossigeno, sono viva nell’aria.

mercoledì 23 dicembre 2009

Gli amici che ho nel cuore




Auguri

a chi ho trovato
a chi ho amato
a chi ho scoperto
a chi non ho visto
a chi ho incontrato
a chi ho perso per strada
a chi ho tenuto sempre con me

a chi mi ha presa per mano e cammina al mio fianco

a chi non potrò rivedere mai più

a chi avrò sempre nel cuore

Auguri

lunedì 14 dicembre 2009

Natale 2009





E’ da un po’ di tempo che il Natale ha cambiato la sua atmosfera.
Ho iniziato ad sentire un po’ meno il profumo di abete nell’aria, poco alla volta ma inesorabilmente.
Questa festa è legata ai bambini, alla loro trepidazione, al timore ed alla curiosità di vedere arrivare dal cielo un omone vestito di rosso circondato da renne volanti. Alle luci dell’albero, al rito del suo allestimento, alle canzoni ed al tintinnio dei campanelli che in esse si avvertono. Tutto odora di abete, di legna… anche la neve.

Siamo cresciuti prima noi e poi i nostri figli. Il calore di questa festa, degli amici seduti attorno al tavolo grande s’è perso lasciando il posto a qualcosa che poco ricorda l’amore… non ne è nemmeno il riflesso.
Eppure … eppure
Non so in quale angolo della mia vita riesco ancora a sentire il rumore dei pacchetti di carta o i profumi della cucina. Non riescono a spegnersi. Le persone cambiano è vero, le grandi famiglie perdono pezzi per strada. Parole di fuoco ardono i ceppi senza scaldare nessuno, anzi… gelano il sangue e ti lasciano ferite inguaribili.
Ma c’è sempre un omone vestito di rosso che vaga nel cielo, ne sono convinta. Ed a questo proposito, con tutto l’amore che posso, vorrei regalare un sogno a ciascuna delle persone che mi stanno abbracciando. La possibilità di veder realizzato almeno uno dei mille pensieri che sono rinchiusi nel cuore. Non ne sarò io l’artefice casomai s’avverassero. Ma il sapere del vostro sorriso scalderà il cuore anche a me.
Sarà come aver lasciato un
pacchetto sotto quell’albero per qualcuno che non ha smesso di essere piccolo, che ha conservato il bambino accanto a quell’uomo che è diventato, ed ha il coraggio di vivere anche giocando, malgrado tutto, malgrado il freddo che lo sta accompagnando.
Questo mi auguro per il Natale a venire e per tutti i Natali che ancora vivrò: vestirmi di rosso, vedermi sorridere fra la carta dorata ed essere io, io sola soltanto, a credere che quello che amo è acceso, riscalda, ed è ancora dentro di me.

lunedì 30 novembre 2009

Al mio amico Kach, con amore




Finalmente sono riuscita a recuperare uno scritto di mio padre (... scrivere è una malattia di famiglia...).
Lo lascio con delicatezza su queste pagine... credo che gli farebbe piacere.
Ciao papà.


Avete mai provato a disfarvi di un vecchio maglione? Io sì e, vi assicuro, che ne ho sofferto molto! Quando lo presi, tanti anni fà, mi parve una pazzia tanto costava, ma era proprio quello che volevo. Confesso che non lo portai per un po’ di tempo per paura di sciuparlo, poi lo ostentai per anni, tra tutti il preferito, era di una tinta quasi neutra, “verdeboscoautunno”, che si adattava un po’ con tutto e per tutte le circostanze, con un foulard intravisto, con collo di camicia accennato…era la fine del mondo!

Passarono gli anni, ormai liso e vissuto oltre il possibile ed in parte banchettato da tarma di buon gusto, ma sapientemente ed amorevolmente rammendato, fu mio inseparabile compagno di caccia e di pesca, ancora bello, malgrado l’età, fiero delle sue cicatrici e delle sue toppe in pelle di camoscio sui gomiti feriti.

Si sappia che io di maglioni ne ho molti! Sono la mia passione! Posso assicurare di aver buon gusto in materia: alcuni confezionati a mano con lane rare e pregiate, per cui ad ogni nuovo acquisto o regalo (è nota la mia debolezza per i maglioni!) mi dicevo:
“il momento è fatalmente arrivato! Bisogna far fuori il vecchio e vetusto kach!” Ma poi guardandolo e rigirandolo tra le mani….lui che invecchiando aveva assunto una tinta indefinita, che gli dava un tono particolare, che si inseriva così bene nei colori delle abetaie, con i muschi delle rocce dei torrenti o dei mughi alpini …e poi… annusandolo sapeva ancora di resina e di legna bruciata nei bivacchi, emanava storie fantastiche…quasi magiche…il mio caro vecchio kach! Fedele amico di situazioni irripetibili…finiva sempre regolarmente nel cassettone con i berretti, le cartucce e le cianfrusaglie per la caccia, per essere felicemente riesumato in occasione della solita alzataccia per la lepre o la trota a Champoluc!

Sentirselo addosso era veramente straordinario, una sensazione piacevolissima, un po’ come la coperta di Linus! Ma poi…decisi violentemente: (è nella mia natura) il vecchio, troppo vecchio kach, venne sostituito drasticamente con un anonimo “tuttocacciaepesca”. Non volli neppure che finisse ingloriosamente come straccio da polvere, non sarebbe stato dignitoso!
Mi sfiorò l’idea di seppellirlo un solo istante, ma poi, bruscamente pregai mia moglie di farlo sparire per sempre!

Da allora non l’ho più visto! E’ vero, io ci metto un po’ a decidermi! Ma una volta deciso non torno più indietro….e non ci penso più!

giovedì 26 novembre 2009

DIALOGHI NEL BUIO


"Parlami..."
"Non mi piace sentire la mia voce, lo sai"
"Dovresti far uscire le parole, quelle giuste e quelle che ti sembrano sbagliate. Devi parlare, devi poter liberare la voce e con la voce liberare i pensieri"
"Lo faccio. Vedi? Lo sto facendo. A volte ci riesco meglio... a volte i pensieri sono troppi e si accavallano senza capo ne coda nella mente"
"Non devi pensare. Devi solo far uscire la voce e dire quello che senti"
"Lo so. Lasciami il tempo.... non sono  abituata a parlare a qualcuno che mi ascolta"
"Liberati, lo devi a te stessa. Parlare, fa bene. Cosa può accaderti di male?"
"Mi spaventano i desideri... le reazioni di chi mi ascolta... ho paura di dire troppo o dire troppo poco. Posso solo pensare?"
"No. Non basta pensare. I desideri spesso non arrivano a chi ti sta di fronte. Si possono intuire... ma non è come sentire le parole che ti escono dal cuore"
"Hai ragione. A volte la mia voce sembra ridicola, stridono le lettere sulle labbra come se si volessero  frenare o cercassero di tornare indietro. Hai ragione però... tornano indietro ma sono sempre parte di me. Tirarle fuori è solo voler condividere questa immagine con qualcuno"
"Se non parli ti caccio fuori!"
"Siamo alle minacce?.... Dammi tempo.... se fai così mi viene da ridere! Ma si!... Rido! E' la cosa migliore.... sdrammatizzo e prendo tempo! Posso intanto dire parole a casaccio? Chessò: come si fa con i test psicologici! Io dico delle parole e tu dai loro un significato!"
"Guarda che ti caccio davvero!"
"Va bene, lasciami pensare. Anzi, lascia che i pensieri si accalchino ed escano. Non ti spaventare se ti sembreranno incoerenti. Sono parole appena nate. Bisogna capirne il  significato come si fa con le prime parole dei bambini."
"Sto aspettando... lascia andare i pensieri ... riempi la stanza con le parole, liberati dei suoni, parla, sogna, desidera, urla, dì tutto quello che vuoi.."
"Ma non sarà troppo?.. Ohh... scusa! Hai ragione.. dai, abbi pazienza! Ora mi  sento pronta... in fondo lo sono sempre stata... è che nessuno m'ha mai obbligata in questa maniera. Ma sai una cosa? Mi piace! Questo obbligo mi fa sentire ... che ci sono, che mi ascolti... che vuoi ascoltarmi davvero."
"Parlare, dire le cose senza che il pensiero le blocchi o le modifichi nel tragitto che va dalla mente alla bocca è importante. E' in queste parole che il cuore si fa sentire, che il nostro essere lascia il suo segno, che la nostra anima si libera dei pesi lasciandosi libera in volo"
"Credo di capire cosa vuoi dire. Posso guardarti negli occhi mentre ti parlo?"
"Non aspetto altro che leggerti dentro...."
"Sai, volevo dirti che:
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"Anch'io..."

lunedì 16 novembre 2009

SCIOGLIERE NODI


Cosa si prova a sciogliere nodi? Cosa si prova a lasciare andare le corde che legano il cuore e la mente?
Senso di vuoto, tremori febbrili, onde di caldo che bloccano, brucianti, i respiri già lenti.
Libri ingialliti e chili di polvere piovono sulla storia della mia vita... frasi perdute in calamai dall'inchiostro lasciato seccare, senza che abbiano lasciato segni, parole o disegni a definire i contorni dei miei desideri.
Castelli di sabbia dai grani invisibili volano al vento di un autunno infinito, le foglie appassiscono assieme ai ricordi dei giorni trascorsi.
Ho chiuso la porta e dai cardini vecchi la luce non riesce a passare, blindata, ho messo sigilli d'acciaio. Ho avuto il coraggio e la forza per dire ... è finita, conclusa ... una storia che ha avuto una nascita ma ha smesso di crescere per mancanza di luce, rachitica e priva di spazi, monca di braccia incapaci di trasmettere amore, conforto... la realtà di un domani.
Anni perduti? No... anni vissuti col cuore imbevuto d'amore, sbranato per fame di assurda voglia di vivere,  sagoma rossa colpita da frecce di un arco già rotto, incapace di concludere a segno  la sua orbita cieca. Non ho perso il mio tempo, ho solo creduto nel mio istinto di amare .. io fatta di sogni, di musica e nuvole bianche, di lacrime e risa... io donna, semplicemente me stessa.
Sciolgo la rete dai nodi che mi tolgono il fiato, per lasciare uno spazio al respiro che, come un onda impetuosa, mi entra e mi fa sussultare, esplodere in fasci di luce accecante perfino al mio sguardo.
Io resto me stessa... non cambio. Mi lascio dipingere per quello che sono dai pittori di strada, mi copro con  sogni di diversi colori ancora una volta e con questo manto caldissimo ridisegno la vita.
Io sono la mia voglia di essere, io sono il coraggio di chiedere anche quando è illecito farlo, io sono parole indicibili e frasi d'amore, io resto quella che sono ... una donna che chiede di amare.

mercoledì 11 novembre 2009

Essere donna


Nervosismo, tensione, timore di tutto, precarietà, ansia.
L'animo che a picchi alternanti si veste di gioia e tristezza. 
Basta poco e piango... insopportabile, soprattutto per me.
Ormoni.
Cosa ci fanno ancora in giro nelle mie vene? Li avevo lasciati da tempo, impacchettati in sacchetti scaduti, inutilizzabili come carta da macero.
Sono tornati senza neppure un invito, così.... come una tassa sul mio essere donna.
Sgraditi, inattesi ospiti ad una festa privata. Auto-invitati.
Ed eccomi riavvolta dal solito diabolico vortice di strazi mentali, altalena in moto perpetuo, su e giù di pensieri sconnessi.
Ho fatto un dipinto profetico... chi lo avrebbe mai detto? Ho usato i colori del cielo ed il rosso del sangue.  Intanto le cellule si stavan prendendo gioco di me... beffarde.
Rieccomi ferma sulla strada che credevo maestra. Casellanti sopiti sugli scarti di vecchi passaggi a livello a sbarrare la via, ed io ferma in attesa di un treno invisibile. L'arrivo, ad un passo da me, si nasconde in una nebbia fittissima.
La carta che ho fra le mani mi brucia. I vasi rigurgitano acqua fangosa, ed io torno a pescare nel torbido del mio essere fragile. Signora della Temperanza assistimi in questa giornata di vuoto.
Trattengo il respiro e nuoto sott'acqua verso un punto di luce che c'è, e che mi aspetta sereno.
Ormoni.... domani mi passa.

lunedì 26 ottobre 2009

A fare si sbaglia. A non fare... si sbaglia lo stesso





Avrei voluto condividere amore. Sarebbe stato bello, dolce, coinvolgente, avere la stessa complicità, l'intimità delle parole sommesse, le risa e le lacrime nei giorni di pioggia.
Nulla di tutto questo.
Un vuoto infinito. Solo parole che ti ritornano in faccia come un boomerang, senza tregua, senza possibilità di replica.
Stare fermi,
cercare di capire i propri sbagli, i giorni in cui avrei dovuto fare ed i giorni in cui avrei dovuto parlare.
Il vuoto che questi colpi mi lasciano dentro è enorme, così come il rancore covato per anni dentro al suo cuore innocente.
Sbagliare,
cercare di rendere la propria anima di madre, con le proprie paure, le proprie incertezze e le proprie incongruenze.
Ho cercato di fare, di dare tutto quello che era nelle mie possibilità.
Di più non ho potuto fare, di più non ne ero capace.... dovevo crescere anch'io.
Pagare,
devo pagare per aver cercato di proteggere una giovane vita da un futuro difficile, da persone lontane, dalle usanze sbagliate e contorte.
L'ho protetta da una vita che non era la sua. L'ho scelto per te... per farti crescere ed avere anche la possibilità di una scelta. Li dove stavi crescendo non ne avresti potuto.. credimi, non avresti avuto le occasioni che la vita t'ha offerto.
Odio,
odio e rancore per averti impedito di credere, parlare, chiedere. Ho sbagliato a concederti tutto per il rimorso che portavo nel cuore.
Sappi solo che lo rifarei ... figlia mia.
Farei daccapo lo stesso errore. Ti toglierei da una misera vita per darti ancora tutto ciò che sono riuscita a farti avere. Ti darei la luna potessi riuscirci...
Insultami, mille e mille volte ancora.
Insultami con le lacrime agli occhi però... dimostrami che dentro al tuo cuore è cresciuta anche la capacità di esprimere amore.
Perchè se mai errore ho commesso, è quello di non averti insegnato ad amare... così, solo per quello che questa parola significa nel suo senso più ampio.
Non posso cambiare le cose. Tu sei cresciuta, ma io rimango tua madre per sempre.
Urla tutta la rabbia che hai. Buttami in faccia tutto quello che vuoi.
Per ogni tua parola di spine, per ogni tuo schiaffo di ghiaccio, ci sarò sempre... come donna, come amica, come sempre.... tua madre.

mercoledì 14 ottobre 2009

Benvenuta





La sento muoversi, frulla dentro di me come una piccola farfalla. Scivola lungo le pareti del mio corpo quasi stesse giocando a rincorrere qualcosa. Pulsa, palpita, si nasconde e fa capolino da dietro il mio cuore accennando un lieve sorriso. Cresce come piccolo germoglio e radica nella mia pelle riempiendo ogni spazio, ogni cellula disponibile.
E’ la mia nuova vita.
Datele il benvenuto, mandatele dei fiori ed abbracciatela teneramente affinchè possa crescere forte in questa giungla di dubbi e paure. Datele una mano alla quale possa appoggiarsi per iniziare un nuovo cammino. Parlatele, ditele dei profumi dell’alba e dei tramonti d’estate. Cantatele la gioia dei ricordi e la speranza del domani. Fatele spazio anche per le strade di questa città imprecisa e folle, fra i giardini nascosti e fra le luci pallide delle vetrine. Lasciate che respiri anche un’aria senza ossigeno perché oltre la porta c’è un mondo puro che l’attende.
Ditele che il suo crescere libera l’aiuterà ad uscire dal ghetto dei toni di grigio per lasciarsi inondare dal puro colore, il rosso, il giallo, l’azzurro da bere come fosse dolce sciroppo di zucchero. Datele riparo fra gli alberi e lasciate che riposi serena nelle notti stellate. Dite a questa mia figlia che l’aspettavo come un dono del cielo, che la volevo con tutte le forze, che la sognavo e la vestivo di seta lucente. Siate la forza, speranza e tenacia ma anche fragile idea di un futuro migliore. Attendo con ansia di vederla fiorire, crescere e diventar grande… vita che cambia, crisalide e nascita.
Ora in silenzio… mi preparo ad accoglierla.

sabato 3 ottobre 2009

AVERE UN NOME





"Il mio nome, che è mio, quello che scelsi per apparire in mezzo a voi, ecco quello che reclamo.
Quelli che mi sono dati alla mia nascita o durante la mia giovinezza, quelli per i quali fui conosciuto, sono di altri tempi e luoghi. Li ho lasciati come avrò lasciati domani dei vestiti passati di moda ed ormai inutili.

.... io divento Colui che desidero.


Il mio nome è quello della mia funzione ed io lo scelgo, così come scelgo la mia funzione, perchè sono libero. Il mio paese è quello dove fermo momentaneamente i miei passi. Mettete la data di ieri, se volete o riuscendovi quella di domani o degli anni passati; per l'orologio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra.

Il mio nome, che è mio, quello che scelsi per apparire in mezzo a voi, ecco quello che reclamo. Quelli che mi sono dati alla mia nascita o durante la mia giovinezza, quelli per i quali fui conosciuto, sono di altri tempi e luoghi. Li ho lasciati come avrò lasciati domani dei vestiti passati di moda ed ormai inutili.
I nomi non sono simboli arbitrali ma parte vitale di ciò che definiscono.

Mosè chiese quale fosse il Suo nome e non si trattava di una curiosità di ordine filologico, ma di accertare chi Lui fosse o più precisamente cosa fosse.
"Sono ciò che Lui vuole che sia, sono ciò che mi hanno fatto le leggi universali"

A. Conte di Caglistro

Alessandro di Cagliostro non ci dice chi e, perchè eccederebbe la comprensione del suo interlocutore umano..... "fino a quando io non sia infine arrivato e stabilito al termine della mia carriera: allora la rosa fiorirà sulla croce".

domenica 27 settembre 2009

i giorni di festa




Parlatemi, fatemi ridere, portatemi in giro, raccontatemi cose.
Sento il peso dei giorni di festa, quando non si trova nulla da fare e te ne stai seduta sul divano a guardare le foglie degli alberi ingiallire. Il mondo fuori corre.
Non è solitudine, è voglia di fare qualcosa.
I fogli da disegno non sono qui ed io ho bisogno di colorarmi la vita.
Ho anche pianto un pochino, con discrezione. Quando parlo del dolore provocato dai figli non mi so trattenere. Imparerò ad esser più forte.
Fantastico, pensando alle persone che mi stanno vicine. Penso alle loro domeniche, a queste ultime giornate di sole, alle feste in campagna, alle consuetudini di chi resta in famiglia. Famiglia... una parola che riesce a commuovermi ancora.
Non mi dite che non siete felici, oppure ditelo ma datemi il modo di poter controbattere. Io non ho argomenti da sostenere in questo momento perchè non posso portare un esempio di vita vissuta in comune... ne sento solo il bisogno.

Ma ho anche bisogno di fare le cose che amo senza rendere conto a nessuno. Esco, alle ore più strane del giorno e nessuno mi chiede che faccio. Bello? Non so... dipende dai giorni. Oggi vorrei qualcuno che mi legasse ad un letto e mi facesse restare in prigione con le mani legate. Voglio essere di qualcuno, non solo di me.
Mi metterei all'asta, potessi farlo. A far da banditore qualcuno che conosca il mio animo, qualcuno che possa mostrare i miei pregi. Attirar l'attenzione su di un oggetto prezioso, perchè tale mi sento.

E' solo questione di domeniche vuote.
So che mi aspettano giorni di risa e serate di festa. Non ho pazienza, e nemmeno tanta voglia di pensare che per qualcuno io sono importante... lo so, ne sono al corrente e lo sento.
Ma odio le feste passate a guardare le foglie cadere. Io sono dinamica, mi muovo, mi giro, osservo le cose.
Speriamo che la sera mi illumini il volto e mi faccia sorridere... magari qualcuno gira la chiave della mia porta e mi invita a ballare.

martedì 22 settembre 2009

Bianco-Grigio-Nero




Bianco
Sole, tepore, il verde degli alberi che cambia e diventa più intenso. Gente che cammina senza il peso dell'afa sulle spalle, bambini che giocano ancora nei prati lucenti.
Grigio
La stagione di mezzo, il mattino senza più luce, la voglia di starsene a casa nel letto.
Nero
L'umore che cambia, il ritorno nel posto che non ha finestre affacciate sul mondo, le solite facce che girano attorno e non ti dicono nulla di nuovo.

Bianco
Voglia di nuovo, finestre che s'aprono sui tuoi sogni sopiti, pareti che sanno di fresco, piccole foglie che ancora spuntano dai vasi di fiori, progetti e disegni aperti davanti ai tuoi occhi.
Grigio
Sensazione di occasioni che scappano dalle tue mani, sentirsi sbandare su un terreno scosceso, attendere senza poter far qualcosa per chiudere i conti, giorni che passano lenti.
Nero
Paura di un futuro imminente, voci che urlano odio e ti spezzano il cuore, crepacci di ghiaccio attendono che il tuo passo si faccia insicuro, il buio, barricate di freddo granito e fucili che non sparano a salve.

Bianco
Mani protese, sicure, ti afferrano e ti cullano al buio, parole d'amore che riempiono i vuoti e ti riportano in alto, baci rubati, sorrisi che scaldano il cuore.
Grigio
La mente che aspetta, si ferma, riparte a fatica, si annoda dietro ai pensieri, dipana le idee che non vengono a galla, torpore indecente.
Nero
Mani legate da fili di ferro, vicoli ciechi e voli a planare su campi di spine, punti infiniti che non chiudono cerchi, spirali che lasciano il segno di ruggine antica.

Nero
fumo, d'inchiostro, di lutto, carbone, catrame, buio di notte, nero petrolio, nero di fosse profonde.
Grigio------------------------ mi fermo
Bianco
fumo negli occhi che si dirada, inchiostro che scrive pensieri di vita, lutto che morte non è ma è una vita diversa, carbone che scalda e catrame che salda, petrolio che sgorga e diventa energia, fosse che vuote non sono perchè è l'aria a riempirle.

Punti di vista.... colori che cambiano nome.

martedì 15 settembre 2009

cosa do via.... cosa tengo




Faccio una lista, una semplice lista di quello che non serve a farmi felice e di quello che invece voglio portare via con me. Sembrava difficile all'inizio ed ammetto che mi spaventa ancora questa corsa ad alta velocità ...eppure mi rendo sempre più conto che la moneta che sto ricevendo in cambio è lucente ed immensamente appagante.

Ho una collezione di cavalli, ne ho parlato spesso nei miei scritti. Sono tanti, fatti di materiali differenti, alcuni anche molto preziosi. Hanno rappresentato per una vita intera lo spirito che sento nel profondo dell'anima: libera, forte, veloce, colorata, fedele ai miei principi.
Ho passato gli anni a chiudere i miei cavalli dentro ad una vetrina. Li ho osservati, puliti, messi in fila con ordine... li ho imprigionati.
Devono poter andar via... ognuno per la propria strada.... loro e me.
Ne conserverò tre, il numero perfetto, ma solo perchè hanno impressa l'impronta di mio padre sulla loro schiena.

Nel nuovo spazio che sto immaginando, le pareti si stanno colorando da sole. Una volta prevale l'arancio, altre il rosso amaranto, il giallo e l'azzurro, uno dopo l'altro come un gigantesco pantone. Devo solo fermare la mente e scegliere...
Poche cose, davvero poche cose mi servono fra queste pareti, purchè la luce abbia spazio sufficiente per insinuarsi ed illuminarle. Luce, ho bisogno di luce.

Mobili. Come posso pensare che degli oggetti con un nome così possano aver un valore in questo momento. Sono mobili... si spostano, si possono muovere fuori di casa mia.
Nella lista delle cose inutili di mobili ce ne sono molti... non me ne faccio nulla... voglio qualcosa che resti con me.
I libri, quelli li tengo assieme alla libreria. Mi piace il loro profumo, mi sanno parlare di notte quando mi è difficile prendere sonno. Raccontano, ridono, soffrono, fantasticano, insegnano.... i maestri non si buttano.

E poi giù dalle scale armadi ingombranti, un letto troppo spazioso per chi dorme da solo, scaffali che contengono null'altro che polvere.
Voglio le cose che ho sempre sognato d'avere.
Voglio un divano che sia anche un letto, da poterti sdraiare, affondare, rotolare, sparire fra cuscini di piuma. Bianco, i piedi intagliati nel legno, squadrati, massicci... devono potermi sorreggere nelle notti di luna calante.

Via piatti sbeccati, tazzine d'oro zecchino, quadri che non hanno valore.
Voglio i piatti di legno. Quelli che restano fra le mura della montagna. Quelli li voglio con me.
Voglio appendere ai muri i miei sogni, colorarli con le mie mani e cambiarli ogni volta che cambia stagione. Voglio cieli, campi fioriti, persone che ridono, parole scritte a casaccio...

Non sto facendo una lista di cose che perdo.
Qualcuno mi sta consegnato le chiavi del paradiso... e sono pronta ad entrare.

giovedì 10 settembre 2009

L'ultima strada, l'ultimo incrocio




Ho percorso strade difficili, viali alberati, sentieri scoscesi e fantasiose scorciatoie. Spesso mi hanno condotto verso luoghi sereni, dove colori brillanti spiccavano nelle lunghe giornate d'estate. Atre volte ancora mi son ritrovata in luoghi intricati dove il grigio ed il nero sembravano essere l'unico tono di fondo.

Viaggi infiniti, mete diverse, destino che s'apre alla vista e tonfi nell'acqua salata... scelte .... percorsi, ma soprattutto occasioni.

Ecco, se perdo di vista questa strada maestra è facile che che dall'oggi al domani qualcuno mi spinga facendomi tremare le gambe... ed il cuore si ferma, il passo comincia a mancare. Violenti scossoni mi fanno riprendere dal lungo torpore, mi chiamano urlando il mio nome.
Ed ancora una volta, malgrado l'angoscia che riempie le vene, mi sento racchiusa da qualcosa che non posso descrivere ma molto assomiglia ad un abbraccio d'amore.
Occasioni, strade che s'aprono malgrado la vista annebbiata da cascate di lacrime opache. Voci che parlano chiaro, messaggi a lettere grandi piazzate con forza davanti al mio visto sbiancato.
Valanghe di piccole pietre piovono sulla mia testa e ad ognuna di loro è legato un foglietto di carta.. una scritta, un pensiero, un presagio futuro.
Strade e stradine riprendono luce davanti ai miei occhi. Fari che illuminano questa mia vita a spirale, io dentro e poi fuori da uscite che devo trovare, da ingressi che sono già li e che devo solo riaprire.

Ansia, paura, ma l'anima che ha scelto questa occasione di vita ringrazia.... ho con me le istruzioni per ritrovare la strada di casa.

lunedì 7 settembre 2009

Una moneta per i tuoi pensieri




Ho voglia di piangere. Ne sento il bisogno, la necessità.
Voglio annegare nelle lacrime, toccare il fondo e risalire lavata, pulita. Voglio sentirle scendere calde, salate, non voglio fermarle.
Di solito faccio fatica, non riesco nemmeno a far colare il trucco lungo le guance. Piango quasi a secco.
A volte mi invece mi riesce, quando sono sola nel letto, qualche goccia sul cuscino così... come se fosse una pillola per dormire...da prendere senz'acqua però.
Ho bisogno di piangere. Magari mi concentro e penso a qualcosa di triste, di melodrammatico.... magari penso alla mia vita, non si sa mai servisse a qualcosa.
E mentre penso a cosa potrei fare per togliere questo macigno, le dita scorrono sulla tastiera ed i pensieri prendono il sopravvento sul cuore. Non escono... si congelano, rientrano da dove sono venute, lacrime di gomma.
Se ne sono andate, disperse chissà dove assieme alla capacità di sentire i sapori, anche quello della vita.
Domani sorrido, ne sono capace. Domani starò meglio... lo giuro.
Stasera no, stasera va così.

venerdì 4 settembre 2009

Parole e Fantasia




Uno di fronte all'altra, l'aria appena mossa sopra al soffitto, un raggio di luna attraversa la stanza e una luce d'argento accarezza le mie labbra socchiuse.

Dare un nome alle cose non serve e fiotti di lettere esplodono in aria come luci nel cielo.
Potenza e dolcezza delle parole mi inondano come acqua di mare e mentre urlo la voglia di vivere che nascondo dentro le mani mi lascio cadere nel vuoto.
E la voce che affoga in questo lago di schiuma dorata, mi sveglia, mi culla, mi dipinge un ritratto di te.

Ascolta... è la musica delle parole.

Ora forti, ora intrise nello zucchero a velo, colpi di suono abbattono le porte della ragione e ti lasciano senza respiro.
Frasi lasciate su caldi cuscini e raccolte fra le mie mani, come culla di delicati pensieri, bolle di vetro sottile. Ascolto priva di forze, la mia anima perdersi nelle righe di una favola folle.
Lava rovente e pioggia di stelle circondano sillabe nuove, ritmiche strofe che tingono a tratti decisi le tele posate sui muri.
Suoni di perdute canzoni, parole lasciate cadere senza pudore, incroci di lettere libere disperse nell'aria.

Solo e soltanto parole, che una gabbia non hanno, che non possono essere dette per stupire qualcuno.
Nomi vestiti d'astratto, questa notte li ho sentiti nel cuore.


Angelo, sonno, anima, caldo, correre, vortice, rosso
Bere, vapore, gambe, cucina, intimo, frutta, gelato
Estasi, acqua, respiro, sudore, collane, dipinto
e ancora ....dolce, profumo, abbraccio, sorriso, conforto, destino...




"… Ma poi, che cos'è un nome? Forse che quella che noi chiamiamo rosa cesserebbe d'avere il suo profumo se la chiamassimo con un altro nome?"

domenica 30 agosto 2009

Rosso come.....




Rosso,
tinta scarlatta e lacca lucida su una tavola di ebano nero.
Fuoco eterno che arde, incenso e profumo d'ambra orientale.
Rosso del sangue, stille di lampi addensati dal sole,
liquido caldo che scorre impetuoso nel buio.

Lava che arde, che avvolge, che plasma.
Cera che scivola calda, sigillo di un dolce segreto.
Frutto proibito, frutto della passione, succo dal dolce sapore.
Rosso tramonto d'estate che languido avvolge i pensieri,

Rosa selvatica, fiore dai mille riflessi, odorosa,
Gladiolo cremisi cresciuto fra distese di erba bagnata.
Porpora e corallo di mare, onda di sole, quiete ritmica di lontane maree,
lampi di caldo, brace che illumina la spiaggia dorata.

Bocca dipinta, che brucia, che s'apre senza parole, che aspetta,
rosso che accende, che vibra, che freme,
seta orientale che scivola lungo la schiena,
velluto scarlatto, morbido manto, coperta tessuta d'amore,

Rosso profondo, cuore che batte,
colore che riempie, che vive, che lascia tracce di sè.

giovedì 27 agosto 2009

Essere o Avere




Stavo notando come spesso io inizi le frasi dei miei post dicendo “ho…” e consideravo come sarebbe invece importante introdurre un incisivo “Sono…”

Sono fatta di spirito e carne. Poco importa in che proporzione. Sono il prodotto del mio divenire. Sono fra l’essere pronta a dare e l’essere consapevole della mia necessità di ricevere. Discrepante stato, un po’ in disequilibrio.
Sono quella che assiste agli eventi, spera di apprendere dagli errori commessi e spesso mi faccio carico di responsabilità non mie. Questo ha fatto si che io sentissi il diritto di chiedere qualcosa in cambio per la mia disponibilità. Perché? Cosa ci mette su un piedistallo a pretendere il pagamento di dazi e gabelle?
Noi. Noi lo pretendiamo, certi della nostra necessità e della nostra sofferenza.

E se imparassimo a dare?

Ma come? Ho dato una vita e per una vita intera!

Ho…

Sono quella che ha dato perché l’ho voluto io. Nessuno me l’ha chiesto.

Desidero perché sono, desidero per me stessa la felicità degli altri, purchè questo non debba per forza rientrarmi in tasca con gli interessi.

Non mi vogliono bene?
E’ una scelta di chi mi sta di fronte. Chi può pretendere di avere amore da un’altro se non si ha rispetto dei sentimenti altrui. Come si può obbligare qualcuno ad amarci? Accettare di non essere amati…

Sono

Sono un egoista mancata. Vorrei esserlo. Fredda, distaccata, calcolatrice. Il poster vivente del “do ut des” ecco cosa vorrei essere.
Non sono fatta così… pazienza.

Non mi sei accanto?
E’ solo perché SONO libera di decidere cosa mi fa male e cosa mi fa bene e faccio delle scelte consapevoli sicura di fare il meglio per me stessa. Non è poco…

Ecco quello che sono. Un vaso di Pandora, un fiore, un colore brillante, giorno e notte in tutto il loro splendore, sono acqua e fuoco a mio piacimento, sono Ulisse e Penelope contemporaneamente, sono una torta al cioccolato, la finestra che illumina gli spazi di una casa, sono curiosità, sono muta, sono cantante d’opera, sono pianto di dolcezza, sono numero primo, indivisibile, sono …vita.

lunedì 24 agosto 2009

Mettiti comodo




Siediti, stenditi sul divano, cerca un angolo dove puoi metterti comodo e ascolta. Ascolta le mie parole, ascolta quello che non riesco a dire, senti le frasi nascoste dietro le tende o messe in un angolo del cassetto. Prova a decifrare i suoni, le sillabe, gli acuti ed i bassi, quelli non udibili da chiunque. Lasciami parlare di quello che sono, di quello che vorrei essere e di quello che mai sarò. Osserva i movimenti delle mie labbra, ora chiuse ora spalancate come petalo di un fiore. Guarda i miei occhi brillare nella notte perchè anch'essi parlano, a volte urlano più di tante altre voci. Cerca nei silenzi, nelle pause, tutte le parole che ti voglio dire. E' difficile l'ascolto? E' così profondo ed insostenibile il silenzio?
Guardami sorridere, guardami mentre faccio scivolare i pensieri sul tuo corpo disteso, guardami cercare con la punta delle dita i tasti dell'arpa che vorrei far suonare, note, armonie, onde di suoni che avvolgono lo spazio, riempiendo i silenzi del cuore.
Lasciami scrivere queste parole bianche d'inchiostro, su fogli di carta velina. Ho intinto la bocca nei colori dell'arcobaleno, ho usato quello che avevo per colorare i miei desideri, ho usato perfino il dolore mischiandolo coi raggi del sole.
Dimmi che puoi sentire i battiti dei miei pensieri, fammi sapere che hai visto cosa canta quest'anima. Cercami dentro le pagine di un libro mai scritto, dentro i colori di un quadro mai completato, dentro ai miei sogni ancora da realizzare.
Parole, suoni e musica mi scolpiscono in assoluto silenzio, liberando l'immagine di chi hai davanti, ora che sei li disteso.
Mettiti comodo, lascia che io dica qualcosa che ti faccia sognare di me.

mercoledì 12 agosto 2009

realtà sotto sopra




Questione di punti di vista.
Puoi metterti a testa in giù ed osservare un prato al contrario. Oppure puoi guardare uno specchio e vedere quello che a volte non riesci a scorgere nella luce del quotidiano.
Io mi metto spesso con la testa sotto sopra, faccio capriole per cercare di intravedere qualcosa che s'è perso strada facendo.
Da questo punto di vista si possono trovare cose che si sono perse, che si nascondono alla vista, che non sappiamo più dove si sono perdute.
Il mondo a rovescio ha un'altro sapore, noi così abituati a camminare col naso all'aria a volte ci perdiamo la bellezza delle piccole cose.
Guardo le immagini riflesse, pure, semplici, essenziali. Senza schemi, certe nel loro essere, opposte sebbene uguali, limpide.
La realtà difforme è sana, crea piacere alla vista, a volte ti stordisce. Sei tu oppure sei l'immagine che lo specchio proietta? Doppio e singolo, entro ed esco a mio piacimento, scorro e mi fermo come un piccolo insetto, dentro e fuori dal mondo.
Ora su, ora giù dal cerchio di un reale distorto, scorro, scappo, infrango muri di velo, scivolo e mi capovolgo.
Nulla è costante, tutto si trova a portata di mano ma sfugge come piuma al vento nè vale la pena tenere... lasciar andare, osservare, amare per un attimo solo, amare per sempre.
Io capovolta, sorrido a chi mi guarda da un lato diverso, giullare d'estate, un prisma dai mille colori, mai sempre la stessa.
Salto come una molla ora tesa ora lasca, elastico senza tensione. Rido, di questa ballata al contrario.

domenica 9 agosto 2009

luna sorella




Ho cantato alla luna stanotte.
L'ho guardata sorgere da dietro la collina, ho aspettato che si facesse piena nel cielo stellato.
Ho lasciato che le nuvole si diradassero fino a formare un cerchio dorato attorno al suo globo.
Ho raccolto rami d'ulivo e foglie di mirto per dare sapore alla notte.
Ho atteso che tutto fosse immobile, al suo posto, verticale e piatto sulla linea del cuore.
Ho lasciato entrare l'aria fredda ed umida per liberare il caldo e secco respiro.
Ho invitato le anime della terra a tenermi la mano per non aver paura del buio.
Ho cantato alla luna d'argento, sorella in una notte diversa per darmi coraggio, per trovare il mio raggio d'argento e seguirlo fin sopra agli altari del mondo.
Ho volato su di un letto di luce, cullata dal ritmo del cuore, fin dove si perde il mio tempo.
Ho bevuto dell'acqua del sogno i colori dell'intero universo.
Ho lasciato che il mio punto di luce si unisse allo spazio infinito, io stella, io raggio di luna, io tutto lo spettro dei colori del mondo.
Ho seguito il mio viaggio lucente per mano alla luna, sorella e madre fatata.
Ho saputo in un istante infinito che tutto è accaduto, che tutto è inventato, che tutto è esistito.
Ho amato la luna e il suo abbraccio, ho amato il mio cuore ed i suoi mille incantati colori.

giovedì 6 agosto 2009

Acqua




Fredda, gelida, dolce, argentina,
scivola lungo la roccia in rivoli argentei.
Zampilli come aghi di pino, luminosi, ialini senza peso cadono in piccole conche di sasso,
scendono, scorrono, muovono piccoli salti, tintinnano e scrosciano come mani di luce.
Sapore di acqua pulita, disseta, rigenera, ti entra dentro le vene.
Gocce d'acqua di fiume, di fonte, di mare.
Onde e sorgenti, azzurre e avvolgenti.
Ti lavano, ti puliscono dalle tristezze, ti fanno sentire migliore.
Acqua di rugiada sotto ai tuoi piedi, acqua che scorre dalle tue mani, acqua di luce.
Bere, pulirsi, lavare le zone più nere.
Anima ed acqua... umido e secco.
Sete di nuova freschezza, sete di vita.

venerdì 31 luglio 2009

Il canto delle sirene




Lo avverto dietro agli angoli delle strade assolate, fra i rami intrecciati degli alberi, nell’erba bagnata del primo mattino.
Dolce, suadente, soffusa, melodiosa, invitante.
Arriva e mi avvolge come un fumo densissimo, mi stringe fra le sue braccia senza farmi del male, dolcemente, come se mi stesse cullando.
Mi accarezza con tocco di piuma bisbigliando al mio orecchio parole di miele, con un filo di voce, tanto da farmi arrossire.
Dolce il calore del sole sulla mia pelle.
Il vento mi scompiglia i capelli, le braccia lasciate a riposo, senza più di forza, distese lungo il mio corpo… ascolto.
Canti di grilli e foglie che danzano al vento, aria che tinge le pareti di pietra … note e colori d’estate.
Il cuore senza più un ritmo, lasciato a riposo, mi canta canzoni d’amore, melodie fruttate, parole lasciate a danzare col vento.
Muore il respiro dentro l’onda dei suoni d’estate, richiami di terre lontane, mi perdo.
Lascio che l’anima segua quei suoni, volteggi fra i campi e si sparga nel cielo d’agosto… riposo … inerme al richiamo del sogno.

martedì 28 luglio 2009

Profumi




Ci sono profumi che non riesco più a sentire.
So che al mattino dal balcone di casa i fiori del gelsomino pervadono l’aria con il loro profumo. I tigli lasciano scie penetranti al mio passaggio, magiche orme disperse nell’aria.
Spezie, odori d’oriente, polveri ocra e scarlatte impregnano i cibi, li rendono armonici, a tratti pungenti.
Succo che scende lungo le labbra, le mani bagnate, aroma di fiori, profumo di pesche appena sbucciate.
E poi ancora l’odore del pane appena sfornato, caldo nelle mie mani, l’odore della vaniglia, tuffata in dolcissime creme.
Il profumo dei saponi da bagno, delle lenzuola pulite che scrocchiano appena distese sul letto rifatto di nuovo.
Effluvi avvolgenti di donne tuffate in ampolle preziose, ricordi dell’ambra africana, o di fiori di campo, si mischiano lungo le strade o in locali affollati.

Ne ho ancora il ricordo, vivo nella mia mente, ora cieca di aromi, memorie che si stanno perdendo, sorrido.
Sorrido, nel gesto che mi è familiare. Il rumore dell’acqua che sale, vapore tostato che pervade e si sparge nell’aria.
Non è nel gesto e nemmeno nell’aroma perduto che ritrovo l’essenza.
E’ stare seduti, avere qualcosa da dire, sorridere del luogo che ci è familiare, tuffare le labbra nella tazza bollente…
Ricordo…è caffè….e mi ha invitata a restare...

martedì 21 luglio 2009

SCELTEDOPPIEDOPPIESCELTE





Cellule,
allungate, strappate, divise, perfette gemelle,
unità differenti, si dividono a ritmi frenetici e pause assonnate.
Acqua, gocce che scivolano lungo la schiena divisa a metà da un coltello dorato,
io destra e sinistra orbito attorno ad un centro sottile.
Ora bianco, ora nero,
le strade di mezzo si son fatte di velo, io luce ed io ombra, io gioia ed io pianto.
Perle legate da nodi sottili scorrono come pianeti dentro quest’anima doppia, orbita in evoluzione, senza fermarsi a guardare.
Pensieri che cambiano, entrano ed escono come un filo bianchissimo cercando di unire qualcosa che carne non è,
è spirito, aria, è respiro.
Lascio che il vento mi culli, con morbide mani di panna, resto a guardare la parte di me che ora è in gioco,
regista, attrice di un’opera senza più un nome.
Scelte non scelte, lasciate a volare in un mondo diverso, dove nulla ha il suo senso, dove tutto ha un suo ruolo segnato.
Taglio il pensiero, divido lo spazio dell’anima in parti distinte, perché ho scelto due modi di vivere,
perché nulla può essere eterno, perché tutto è perfetto e imperfetto.
Ora cielo, ora terra, ora dentro ora fuori,
in un uno, in un doppio… in un piccolo doppio di me.



“Se le nostre scelte fossero svolte entro un ambito di vita eterna, perderebbero di significato, perchè non comporterebbero alcuna assunzione di responsabiltà. In quanto ogni evento e gni scelta potrebbe essere ripetuta all’infinito, ogni strada potrebbe essere battuta, superando quel principio di esclusione per cui una decisione comporta alcune conseguenze e non altre: una vera condanna all’eternià nella quale ogni scelta ci risulterebbe indifferente e la vita stessa perderebbe di significato cedendo all’apatia e all’indifferenza.”
Heidegger

giovedì 16 luglio 2009

I SENTIERI INVISIBILI




Tracce, orme che dal passato riaffiorano lungo il cammino.
Tracce di fango e fiori di campo che segnano un percorso in salita.
Confusa fra i rami, qualcuno ferma lo sguardo e si volge a parlarmi, come figlia, come madre, come sorella.
L’aria priva di ossigeno mi strappa respiri affannosi e disegna persone allo specchio della mia mente, riflesse negli occhi che ancora fatico ad aprire.
Immagini di scene già viste, illusioni di un tempo vissuto, sussurrano frasi suadenti… ritorna … ritorna … sirene dal canto dolcissimo.
Perché non fermarsi, perché seguitare in ginocchio sulle pietre roventi? Perché non lasciare che la musica delle loro parole mi addormentino l’anima?

Schiaffi di sangue.
Urla di angeli in fila lungo il sentiero percorso mi straziano il cuore, mi chiamano con nomi diversi… archetipi di suoni interiori,… acqua, aria e poi fuoco.
Ed io, confusa, mentre perdo il sapere chi sono, arranco sui ciottoli di questa esistenza.

Paura,
paura di lasciare me stessa nelle mani invisibili di questo destino, cieca, non vedo ma ne avverto il richiamo.
Sentieri invisibili… fermati!
Scalcia le pietre, strappa quei rami intricati, butta i ricordi dietro le spalle arrossate dal peso.
Fermati,
riposa l’anima fra le braccia del vento, ascoltane il suono, abbandonati a chi ti accarezza… ti parla e ti dice… sii vera per sempre.

giovedì 9 luglio 2009

CERCHI DORATI



Ecco… oltre il sipario di questa mia vita,
dove luci e tenebre si susseguono lente e veloci,
sinfonie di onde di mare,
profumi di pini marittimi iniziano a pervadere l’aria.
I ricordi riaffiorano, a forti tinte, impetuosi,
antichi suoni e parole trasmesse da famiglie sepolte nel sole, colonne dorate, templi di leggendari architetti, raggiungono la mia anima sopita da anni.

Qui, dove ha iniziato il cammino
l’anello dorato s’è chiuso.

Non so com’è avvenuto l’incontro, non so com’e potuto accadere,
ma ho sentito la sua voce tremare
ed il mio cuore s’è aperto in un fascio di luce accecante.

Felice, sii tu piccola donna, figlia di madri antichissime,
felice sii tu giovane anima mia!
I cerchi che credevi perduti ora si avvolgono attorno al tuo dito,
che come anello d’amore,
promessa fatta davanti all’altare,
ti abbraccino in una spirale di vita.

Ecco… ora che tutto è riunito, ti grido: vola, colomba mia, vola lontano!

martedì 7 luglio 2009

L'armadio dei ricordi




Credevo che gli armadi servissero a riporre vestiti.
Il mio ne contiene una quantità smisurata. Non solo abiti. Nell’armadio trova posto qualsiasi cosa ….
Ci sono delle sbarre alle quali appendo gonne, pantaloni e camicie.
Qualche ripiano dove sono ammonticchiate le maglie più pesanti, messe all’inizio di stagione con una certa logica e che col passare dei giorni, queste pile inizialmente diritte, iniziano inesorabilmente a reclinarsi su un lato, le maglie si mischiano un pochino ed io faccio fatica a trovare ciò che voglio.
Ci sono tre cassetti pieni di maglie e magliette leggere ed al centro dell’armadio, oltre ai vestiti troppo lunghi, trovano posto le scatole di fotografie, i fascicoli delle cartelle cliniche, le cinture, la carta da regalo, una macchina fotografica ed alcuni documenti dei quali non ricordo più la natura.
C’è anche l’abito da sposa di mia figlia, avvolto nella sua custodia bianca, è troppo lungo.. resta un po’ ripiegato… ogni volta che lo vedo, mi riprometto di sistemarlo meglio.

Nelle giornate come oggi, quando fuori piove a dirotto benché estate, quando la mia forza ed i miei sentimenti vengono colpiti e messi a dura prova dagli eventi… mi chiedo se nel mio armadio ci possa esser posto anche per il dolore.

Vorrei trovare uno spazio, anche piccolo, ma dove ogni tristezza, ogni lacrima, possa trovare il suo giusto angolino, un po’ riparato, fra una maglietta colorata e le lenzuola di cotone.

Ecco, mio padre lo posso riporre sopra il suo panama, che ho custodito e riposto accanto alla macchina fotografica. Li starà bene. Non è al caldo ma la visiera del cappello potrà proteggerlo sia dal sole bruciante di agosto che dalla fastidiosa pioggia autunnale.

Sopra al coniglio di pezza, quello spelacchiato e stinto, quello che da piccola cercavo di nutrire infilandogli pezzi di cibo nella bocca di gomma.. ecco, fra le sue braccia potrei sistemare il cuore spezzato di una bambina, una bambina mai conosciuta, ma che sta crescendo con me da più di otto anni. Vorrei poterla abbracciare… forse il coniglio potrebbe sostituirsi alla mia stretta d’amore.

L’amore ha un posto importante, l’ho messo fra le foto di famiglia. Non ho tante immagini sue personali, o forse ne ho un paio dentro alla borsa.. da portare con me.
L’amore ha la sua storia importante, non posso nasconderlo fra oggetti qualunque. Meglio mischiarlo alle immagini della mia vita.. mia figlia, la sua piccola gioia, le giornate di luce, le corse a cavalo. Ecco.. lui ha il posto d’onore coi “miei”….


Fra le coperte e le lenzuola pulite, potrei lasciare i rimorsi, le frasi mai dette, le occasioni perdute, le speranze ed i sogni inattesi.. con l’augurio che il profumo di fresco dia loro un senso… o che finalmente faccia piazza pulita di ciò che non val più la pena tenere.

M’avanza uno spazio. Ho provato a scostare le cose per lasciare che il mio cuore avesse il suo giusto angolino. Ho schiacciato, compresso, ripiegato i tessuti e le maglie. Ma nulla da fare… ho cercato… ho provato… ma non trovo lo spazio per me.

Credevo che gli armadi a qualcosa servissero… servissero a riporre una vita, anche la mia. Ma le ante restano chiuse, ho troppo da metterci dentro.

Allora lascerò solo cose importanti, forse negli anni ho voluto tenere roba che non serve più a nulla.
Toglierò quel che ha cambiato colore, quel che ha smesso di farmi del male. Lascerò solo quel che ancora non riesco a vedere… in attesa che la polvere dei ricordi ingiallisca anche quest’ultima parte di me e mi lasci volare. .. finalmente serena.

Ho un armadio grandissimo… ma dentro non ho posto per me…

venerdì 3 luglio 2009

Tempo non c'è



Scorre,
il tempo scorre e tu hai già voltato lo sguardo verso un cammino diverso
parole, gesti, carezze, restano incollate nelle tue viscere.
Il tempo ti anestetizza il male, non lo cancella.
E' come leggere un libro, del quale tu ricordi la trama ma non sai più quale pagina hai fra le dita.
Il tempo, come acqua, scende dai tuoi occhi fino a perdersi nell'oceano dei ricordi,
mare di casa, torrente della tua giovinezza.
Tempo,
al quale non davi attenzione, tanto lontano quel tempo, si sta accaparrando gli spazi della tua mente,
inesorabile, mancanza di tempo.
Dove sei? Tempo che fiato non lasci
a chi il pensiero rivolge ai ricordi, ai progetti, alle risa.
Dove sei? Luci di anime perse, mani avvolgenti, racconti di fiabe dolcissime.
Oggi, che il tempo s'è preso la vita che credevo infinita
e mi accompagna come fratello invisibile,
sento gli spazi colmarsi ed il respiro s'affanna.
Attimi, ore e giorni di vite intrecciate,
col tempo si perdono e cambiano aspetto.
Oggi, che il tempo è passato, ricordo
e tempo divento.

sabato 27 giugno 2009

Ascoltare





Ho ascoltato.
Ho passato la vita ad ascoltare i battiti di un cuore. Cuori raccolti qua e la, grondanti di lacrime.
Ho lasciato che vite vissute si aprissero, cantassero poemi di epico dolore, racconti e brandelli di fatti rinchiusi in polverose soffitte.
Come non raccogliere, lungo il mio sentiero questi fiori? Come lasciare che i petali cadessero senza appoggiarli con delicatezza sulla terra? Cristalli ialini, sottili veline di carta.
E nell'ascoltare, ad occhi chiusi, sillabe diventare parole, frasi diventare racconti, ho iniziato a capire le parole del cuore.
Loro non hanno un linguaggio comune, loro si insidiano dentro la pelle e scavano la roccia che credi indistruttibile fino ad entrare nella parte più sottile di te, al centro della tua anima.
Melodia di angeli, quando la luce che vedevi scomparsa, riaffiora e si fa canto, nota purissima, celestiale arpeggio.
Dall'alto della mia torre d'avorio, volo.
Libera, in un cielo d'azzurro infinito, volo.
Reggo fra le mani questo cuore ghiacciato dal tempo e lo porto in alto, ora che il sole riscalda e danza con me nel mio viaggio di luce.
Ho sentito tremare, a lungo, la voce di molti. Ho appoggiato la testa sul loro letto di spine cerando di asciugarne le lacrime.... le loro, non le mie.
Io ascolto.
Ascolto perchè mi fa bene.
Sento le parole fluire, liberandosi di questa gravità assassina. Lascio che il sacco si svuoti delle miserie, dei rancori, dei giorni di gelo.
Ascolto il silenzio degli uomini, le grida di chi resta da solo, le bocche mute di suoni.
La gente mi parla ed io lascio che tutto si srotoli, matasse di fili ingialliti, intricati sentieri di vuoto.
Ho un piccolo nido, alto nel cielo, dove raccolgo questi piccoli cuori che trovo. Li avvolgo nelle mie braccia, al riparo dal gelo, lontano dal mondo, nel silenzio delle nuvole bianche.
Ecco.. io ascolto, so far solo questo.

mercoledì 3 giugno 2009

Papà



Ho già molto scritto su mio padre.
Ma ora vorrei dirvi di quando mi portava a pesca lungo i torrenti di montagna, stando in silenzio perchè l'acqua ha molto da raccontare.
Di quando correvamo a cavallo e lui era sul cavallo più grande e mi sfidava a raggiungerlo.
Di quando mi parlava degli animali dei boschi e di quanto fosse importante capire il loro linguaggio.
Delle giornate passate a scovare i simboli nelle abbazie, perchè lui ne trovava sempre uno in più dell'autore di qualsiasi libro.
Di quando faceva finta di sentirsi male per farmi guidare la sua auto.. ed io ancora avevo il foglio rosa.
Di quando pretendeva di conoscere tutti i miei amici.. perchè dovevano piacere anche a lui.
Di quando si fermava, così per caso, davanti ad un negozio per comprarmi un gioiello, perchè i regali si fanno anche quando non è il tuo compleanno.
Di quando mi strofinava piano piano la schiena quando ero piccola perchè mi piaceva così tanto.
E di quando voleva che gli scrivessi qualcosa nel suo diario, perchè a lui piacevano le cose che scrivevo.
Di quando mi faceva cantare le canzoni di montagna tante e tante volte, finchè la voce non era limpida come voleva lui (questa era la sua preferita..)

Ora il suo respiro si è uniito al mio ed a tutti quelli che lo hanno avuto nel cuore.
E questo cuore è diventato grande... grande come il suo amore che mi porterò sempre dentro.

Ciao Papà.. buon viaggio.

mercoledì 27 maggio 2009

L'Arte di Amare




Il soffio del vento mi porta lontano.
Luce e silenzio, soffice calore della mia intimità.
I pensieri non conoscono barriere, vagano, volteggiano come farfalle colorate in un prato cosparso di fiori.
Il sole, fratello indiscreto, sorride dietro alle foglie degli alberi e mi parla dolcemente cullandomi in un sonno leggero.
Battiti di un cuore maturo. Ritmi di giorni passati a sorridere al mondo.
Le mani cercano contatti invisibili, sguardi infiniti, dolci sorrisi del cielo incantato.
Amore,
amore parlato, racchiuso in profondo silenzio, urlato dietro agli angoli delle strade, implorato con l'anima in mano.
Amore mai dato, strappato con forza, preteso da gente incurante, perduto dietro ai ricordi.
Abbracci giocosi, occhi perduti si incontrano verso lo stesso punto di luce, gocce di lacrime dissetano il corpo accaldato.
Lente spirali di fuoco lasciano posto alla quiete. Desiderio di stare l'uno nelle braccia dell'altro, dissolvendosi in respiri profondi.
Questo Amore, grande e infinito.
Regalato come promessa di fede. Giorno dopo giorno, scalino dopo scalino.
Ed io sono li, col cuore in mano, a regalare secchiate di vita.
Amore per il gusto di amare, per la felicità che provo, per i loro sorrisi che mi fanno viaggiare lontana.
Questo vi voglio regalare. Una giornata di Amore.
Da conservare dove volete, da tenere dentro le mani, da lasciare per i giorni a venire.
Un pensiero di Amore. Per non lasciarvi mai soli.

giovedì 30 aprile 2009

...come i raggi del sole




Freddo, troppo freddo accumulato
le ossa stridono come vecchie lamiere abbandonate.
Freddo, dentro l'anima che non vuole riscaldarsi.
Un temporale mi trapassa la mente e le nuvole cariche di pioggia tormentano il mio cuore.
Sbilanciata, come un equilibrista impazzito cerco di concentrarmi sui colori del mondo.
Non posso fermare quest'onda, mi entra dentro spazzando gli angoli più nascosti. Si insidia meschina nei rifugi segreti dove ancora la luce rimane, unica certezza della mia esistenza.
Freddo, maestrale di ghiaccio
non riesco a frenare questo pianto di angoscia.
Capitoli di vita scorrono fra le ciglia degli occhi e cadono sulle mie dita invecchiate.
Ho voglia di piangere tutto il possibile pianto del mondo, per liberarmi, per risciacquare la vita che ho.
Fredde ondate di sole pervadono il mio corpo tremante ed urlano la loro potenza.
Luce al neon di una strana giornata.
Figlia di un amore splendente... piango.

lunedì 16 marzo 2009

Vapore




Vapore,
nebbia che sale dalla terra in una gelida mattina di fine inverno.
Le mani strette attorno a due lacci di pelle profumati, ingrassati dal tempo.
Ansimi,
respiri caldi e gli occhi chiusi dalle lacrime che il freddo di questa giornata fa scorrere sulle mie guance.
Correre,
il rumore ritmato dei passi incalzanti, i muscoli tesi, rombi di fuoco, galoppo senza controllo.
Uniti,
le gambe strette attorno ai suoi fianchi, abbraccio d’amore, libera da ogni legame terreno.
Volare,
come mai prima d’ora è accaduto, lascio il mio corpo vibrare, in un onda di vento, musica nella musica, forza nella forza, energia nella luce.
Fratello e sorella,
anime lanciate contro il destino, senza più peso, informi e brillanti come gocce in un mare di giada.
Suoni,
tormente di note intensissime attraversano il corpo, già caldo di sonno al risveglio di un giorno qualunque.
Sorrido,
ho vissuto nel tempo e nei luoghi di una non-esistenza terrena, lambita dai sogni di bimba, ricordi di viaggi ancestrali.
Questo è il mio viaggio,
unico, grande, infinito,
unita alle anime splendide,
di chi mi ha chiamato sorella,
altissimi suoni d’amore, voi ….creature magnifiche.

giovedì 5 marzo 2009

parole di nulla




Le parole sono importanti
lasciano segni, incidono solchi,
chiediti di che colore sono i miei capelli
o quale maglione mi abbraccia di notte
Passa la tua eco
senza più sogni
fino alla mia sera
giunta ad un sentiero diverso
Tu vai lontano e ti perdi
e resta la scena di frasi senza più un senso
vuote, cieche, insignificanti
seminate in un campo riarso di nulla
che svuota lo sguardo
più di ogni altro ricordo.

Non mi addolora
il suono è udibile appena
pare un lamento,
non era il cigno a cantare
quelle folli parole si perdono al vento
sto ferma ed in silenzio ascolto
un sentimento di pietà
come un regalo
mi cerco e mi trovo ... mai sola.

martedì 3 marzo 2009

Il giardino segreto



Cerco di immaginare uno spazio aperto, dove lasciare libera la fantasia, dove poter incontrare, come in un dolce abbraccio, ciò che ho sempre desiderato trovare.
Volo in uno spazio etereo, unita per mano al mio destino, incontrato per caso, come tutte le cose che si è desiderato ma si è smesso di cercare da tempo.
In questo volo ad occhi chiusi, assurdo e bellissimo, ho trovato ed ho affidato al cuore la mia strada.
Lui mi hai presa sotto la tua grande ala ed io mi sono nascosta, mi sono avvolta in lui, indissolubilmente, in discreto silenzio perché la mia natura è capace solo di poche parole.
Ed in questo viaggio, al di là di ogni possibile sogno, avvengono le cose più grandi ma poco mi serve per sentirmi come avrei sempre voluto essere: una parola, uno sguardo rubato nel vento, a volte anche solo il silenzio ed io, a bocca aperta, respiro di questa freschissima aria.
Mi sono posata poi in terra, le radici profondamente radicate nel tuo cuore, a divenire gemma, bocciolo, per schiudermi all’alba di un giorno d’estate.
Mi sono sentita piccola tra le tue mani, racchiusa come in un guscio, forte e sicuro, il profumo penetrante del legno, culla di soffice velluto setoso.
Tutto il mio essere vibra in un’unica onda di suoni, armonico rigo di note in crescendo, trascinata con te in una terra senza confini, plasmata dai soli di desideri esauditi.
E mi terrò stretta a te, cuore di smalto…e mi lascerò fare, mi lascerò amare, rosa del tuo giardino segreto.
E rosa fra le rose, in un prato che mi è familiare, mi unisco per mano a chi ha saputo ascoltarmi, vedermi e capirmi per quella che sono.
Il profumo e l’aria d’attorno si fanno più intensi, respiro di voi… e sono felice.

lunedì 23 febbraio 2009

Vuoti di memoria




Ci sono momenti in cui si deve fare i conti con la propria coscienza…
Io ho iniziato da poco. Ho iniziato quando ho scoperto di avere dei vuoti assoluti, dei brandelli di tempo vissuto nei quali mi sono persa e dei quali non ho memoria.
E’ iniziata la sera di Natale. E’ iniziata come per incanto, attraverso la modernità dei contatti informatici. Era da tempo che cercavo un nome, un volto, delle parole che potessero ricucire un ponte fra la mia vita e quella di chi ho cresciuto con me per 28 anni.
Due parole sul web. Un segno di riconoscimento, la conferma. Ho paura, ho paura di quello che potrebbe suscitare, dei sentimenti, delle reazioni, di quello che potrebbe accadere alla mente ed al cuore di chi, dopo tanto tempo, reincontra il proprio passato.
Le labbra tremano, proprio la sera di Natale, si sta chiudendo un cerchio aperto da troppo tempo.
E poi ancora attimi di smarrimento, la frenesia, lo sbigottimento di chi avverte per la prima volta il compiersi di un sogno già scritto.
Anni, anni persi dietro ad immagini che la memoria ha creato, per fuggire dalla realtà, per proteggere, per non dover ammettere i propri errori, per aver ascoltato parole sbagliate.
Il cerchio si chiude e con esso riappaiono alla mente persone, luoghi, parole straniere sciolte da un vocabolario familiare. Perché non ti ricordi? Perché?
Sto provando con tutte le mie forze, sto cercando di collocare i pezzi di questo puzzle per cercare di recuperare quanto è possibile.
Io c’ero, c’eravamo tutti. Io, in primo piano con la mia responsabilità di giovane (troppo) madre. E c’era lei, con la sua responsabilità di chi deve sostenere un suo ruolo, mia madre.
Ma perché.. perché ho rimosso? Perché la realtà che per anni ho esposto era solo una realtà distorta? Non era la mia… era la sua.
Sto ricollocando eventi, attraverso la memoria di altri. Sto recuperando terreno, attraverso i sentimenti di chi ha ceduto le armi per non far soffrire.
Ho provato a mettermi nei panni di un'altra persona; ho provato a cercare di capire, di motivare, di credere che fosse stato fatto per il bene di chi doveva crescere protetto dal male del mondo.
Ma com’è che tutto mi pare così indegno… così oscuro… così meschino?
Falsità… sto recuperando tutta la falsità di quei momenti e dei momenti lasciati dietro la schiena. Non era vero nulla. Nulla corrisponde a ciò che la mia mente era stata costretta a credere. Non ci sono luoghi, non ci sono fatti, non ci sono eventi che corrispondano al vero. Tutto è stato inventato.
Un pezzo di vita lasciata al macero… in balia di persone dalle quali sono fuggita e dalle quali ho creduto di ritrovare riparo ed amore. Non era vero, non era vero nulla.
Ora stiamo ricucendo. Ora il sole si sta facendo strada nei ricordi e quello che avviene mi riempie l’anima.
Il cerchio si chiude, il ponte fra la memoria e la realtà si sta facendo saldo al nostro passaggio.
Ho perso momenti…. ma ho ridato qualcuno a chi amo più della mia stessa vita… le ho ridato suo padre.

venerdì 30 gennaio 2009

l'energia.. l'amore...la condivisione




La pace .... come acqua tiepida che ti avvolge, liquido materno ....profondità dell'animo umano. In queste acque non sono sola.... riposo, c'è chi veglia su di me.

domenica 25 gennaio 2009

Nella stanza dei ricordi




Mi sono trovata da sola con i ricordi.
Ad occhi spalancati, per non perdere nemmeno un granello di quella polvere, per non lasciare nulla, per non dimenticare.
Sono salita su di una grande scala e con lentezza, con parsimonia, con meticolosità, ho letto uno per uno i titoli dei libri riposti sugli scaffali. Ognuno di loro ha la propria storia, non già di chi racconta, ma di chi si è perso fra le sue righe.
Avverto le sue mani che sfogliano, prendono appunti.... tracce di vita, cartoline, foglietti e dediche.
Tutti hanno una collocazione precisa, non ci si può sbagliare: autori, temi, contesti... tutti ben allineati.. i colori delle copertine e l'odore della fantasia spalmato su ognuno di loro.
Attimo dopo attimo, con movimenti che si fanno sempre più convulsi, faccio scivolare lo sguardo e con decisione raccolgo tutto quello che posso in tante piccole scatole.... sto imballando la memoria di mio padre....
Dove mi giro trovo tracce... segni.. simboli della sua vita.
Una collezione di bastoni da passeggio, scatole di sigari mai fumati ancora chiusi in cofanetti di legno, i piccoli oggetti raccolti sulla mensola con metodicità quasi maniacale.... un pescatore, una livella, un melograno....
Apro le pagine del suo diario, con il timore di chi guarda dalla fessura di un portone per curiosare nel giardino di un'altro. Attimi di vita, trascorsi, passati, vissuti....scriveva...ed aveva la mia età.
Qualcosa mi chiama, dietro la schiena, qualcosa mi invita ad ascoltare. Controllo che tutto sia a posto, spolvero la vecchia testina soffiandoci sopra... proprio come faceva lui. Il piatto inizia a ruotare, prima lentamente, con difficoltà... poi con decisione, ritmicamente .... a 33 giri.
Le note si diffondono nella stanza. Ohhhhhhhhhhhhhh questa la ricordo! Inizio a cantare, come se le parole fossero state impresse a fuoco nella mia memoria, decise, indelebili, profonde come i suoi pensieri.... quelli che non si trovano più.
E allora ballo,
ballo alla vita... ballo a dispetto dell'amarezza che mi ha pervaso, ballo per chi non ha mai provato così tanto, ballo per chi non potrà mai sentire.
Polvere e suono si mescolano, anima e corpo si uniscono, padre e figlia si incontrano.
Lui è entrato al richiamo della musica. Mi ha sorriso.... e questo mi basta.

mercoledì 21 gennaio 2009

Ancora pensieri sparsi



La neve ancora scricchiola sotto le scarpe al mattino quando ancora nessuno osa percorrere i vialetti sotto casa.
Buio oltre le finestre, gente ancora sopita nel caldo abbraccio delle coperte, ascolto il caldo vapore uscire dal mio corpo.
Tutto è ammantato, silente, fiabesco.
Una nebbiolina densa e gelida avvolge gli alberi, anziani guardiani della vita che passa.
La mente intirizzita è scaldata dai pensieri, che uno dopo l’altro si spingono a vicenda per raggiungere una coscienza apparente.
Sorrido sbuffando da sotto la sciarpa….

Immagino per qualche istante brandelli di vita, percorsi, parole ed emozioni cercando di dipingerne un profilo, un contorno vagamente reale che possa abbracciare un mondo lontano.
Fratelli nell’anima, gente diversa ma indissolubilmente ramificata nei meandri del mio essere.
Vagabondi in cerca di verità, viaggiatori delle terre oltre confine, vibrazioni di armoniche melodie.
Parole e memoria di una vita recente ma incredibilmente profonda, retaggio di un passato comune.

Ancora a voi…..

Giovane donna, rinata a nuova vita. Grande è la fiamma che arde nel tuo cuore. Cerchi verità nascoste nel profondo dell’umana realtà sapendo che solo attraverso l’amore è possibile toccarne le corde e farla vibrare.
Dolce e tenace, l’amore per la vita traspare, visibile oltre le dune di caldi deserti. Alba e tramonto, antichi linguaggi riscoprono le carte che già nelle tue mani trovano un senso compiuto.
Ho colto il tuo sorriso, la tua gentilezza ed i sussurri discreti. Vicina a te ovunque vorrai andare, materna presenza.

Da dietro le spalle, sento la tua voce, a tratti disperata, come se il lento vagabondare nel cosmo ti avesse impresso a marchi di fuoco un destino intricato. Ora uomo, unito nella gioia di un amore concreto, ora oscuro viandante dalle arcane parole.
Lascio a te una goccia di miele, forza e dolcezza, un pensiero d’infanzia.

C’è una piccola anima, non lontana dalla mia terra gelata. La sua eco mi giunge dalle cime innevate, le sue grida arrivano dentro al mio cuore. Vorrei lasciarti le pagine di un diario, talvolta bianche, talaltre riempite coi colori del mare. Vorrei insegnarti qualcosa, magari ad amare questo mondo malsano. Perché ogni istante è prezioso, ogni cellula è parte della nostra vita ed ogni battito del cuore si ode fin oltre le stelle.

Ed infine tu, uomo disperso in cerca di pace, cacciatore di frodo, riflesso nelle acque profonde dei laghi. Percorsi dentro la terra, viscere urlanti, maestro di un consapevole trasformismo, umana dicotomia, androgino errante. Ti sei fermato a guardare oltre le colline, mi hai teso la mano, Ho provato un conforto infinito. Poche parole, aggiunte nei momenti più veri, custodisci questa mia piccola fonte di luce, fievole lanterna ma inesauribile come le stelle, ad illuminare i sentieri più bui, tepore nelle notti di gelo.
Resterò ad osservare, discreta compagna, sorella in un destino che ci unisce profondamente.


Vorrei darvi molto di più…. vorrei stringervi a me in questa fredda mattina, dove i passi si perdono altrove. Ma questo è quello che ho…parole, pensieri, amore.
Cammino e sono felice.

sabato 10 gennaio 2009

Orme di sabbia





Esiste un luogo nel quale il tempo s'è fermato.
Strade ricoperte di polvere, il deserto si sta infiltrando nelle fessure dei muri ingialliti.
Odore di polvere e polvere che ricopre ogni cosa, i tronchi d'alberi pietrificati, le pietre di vecchi pavimenti sotto ai portici lungo l'unica strada principale, gli abiti che mai hanno avuto colore.
Merce esposta in vendita da mesi accatastata alla rinfusa, piccoli locali scuri, odore di spezie rafferme.
Gente stipata in piccoli pullman che sfrecciano pericolosamente sull'asfalto bollente, le tuniche lunghe ed i capelli impomatati da brillantine del dopoguerra.
Donne che si riconoscono solo attraverso la fantasia e lo spiraglio lasciato sugli occhi, sguardi rivolti alla terra, disperse fra tante creature.
L'odore del mare ed il vento scuotono l'animo, solo una voce lontana inneggia dalle torri il nome di un dio straniero.
Eppure la calma, questa strana sensazione di calma gelatinosa mi ha fatto star bene. Mi ha cullata nel giorno della nascita di un profeta facendomi toccare le stelle da vicino, io piccolo granello di sabbia in questo deserto senza confini.
Sono tornata nella culla del mondo, ho lasciato che le mie origini si impregnassero del profumo dei cedri, ho permesso ai miei sensi farsi pervadere dall'odore dell'ambra ed ho condiviso il respiro lento, dolce, immenso, delle genti del sud.
Ho vissuto ogni istante, frazione di secondo, battito di ciglia.
Ora ho aggiunto un'altra tessera al mio mosaico. Ora so da dove vengo e dove voglio andare.