lunedì 28 febbraio 2011

Considerazioni “quasi”a freddo




Ho scritto parecchio nel mio libro su di me, ma mai avrei pensato di raccontare una guerra.

Mi è esplosa fra le mani ed è risuonata deflagrando nella testa e nel cuore attraverso poche parole dette:

“Mamma, ci stanno abbandonando”, e poi ancora: “Mamma… se riusciremo a tornare…” Sono parole che una madre non dovrebbe mai sentir dire dai propri figli. Eppure è andata così.

Loro risiedono in un quartiere a circa dieci chilometri dal centro di Tripoli. E’ un piccolo paradiso, casette che si affacciano sul mare, pochi essenziali negozi: un minimarket, il medico, la farmacia. Li vivono tante famiglie, tantissimi bambini, tutti espatriati, tutti lavoratori in quella terra dove il deserto si sta mangiando la vita e l’intonaco… grigio, dello stesso colore della polvere.

La risonanza di ciò che sta accadendo la rende secca al telefono. Mi chiede di parlarle in codice, come nei film, perché sono controllati e non possono parlare chiaramente:

“Com’è il mare li da voi?”

“Sta iniziando a sporcarsi, ma a casa di un nostro collega, il mare è già molto sporco”

Ho il cuore che batte forte. Ha paura. Lo avverto.

Silenzio

Ore ed ore senza sentirla. Le comunicazioni vanno e vengono. Ho un forte senso di nausea, l’apprensione è fortissima. DEVO poter capire cosa le sta accadendo.

Ancora una telefonata (sarà l’ultima):

“Mamma, stanno portando tutti gli italiani via dal nostro villaggio. Ci stanno lasciando qui! Ci stanno abbandonando da soli!! Fai qualcosa!! E’ pericoloso passare un’altra notte qui! Ci stanno sparando!”

Silenzio

“Stai tranquilla, tu tornerai”. E’ quello che sono riuscita a dirle prima che la comunicazione si chiudesse.

Ho fatto di tutto. Ho chiamato chiunque. Ho urlato e minacciato. Qualcuno mi ha ascoltata e forse ha fatto qualcosa. Non importa chi o come… dovevo tirarla fuori dal pericolo, lei i suoi figli e suo marito.

Non so cosa si sia mosso dall’Italia. Di sicuro non abbastanza. So che qualcuno è uscito da quella casa sul mare. Ha preso una macchina e si è gettato in strada in mezzo a quei cani pagati che sparavano ovunque. In mezzo a quei cani che mozzavano braccia innocenti, in mezzo a quei cani che violentano donne e bambine.

Si è gettato in mezzo alla guerra per poter salvare la sua famiglia. E’ arrivato da “quelli che contano” ed ha urlato la rabbia contro di loro. Lo hanno ascoltato e finalmente son tornati a riprendere tutti quelli rimasti da soli in quel “giardino di fuoco”.

“Mamma, siamo tutti insieme ora. Dimmi che saremo sul volo di domani mattina. Per favore, dammi questa conferma”

“Si, siete tutti sul volo, me l’hanno già confermato”

“Non ho i documenti, mi hanno bruciato il passaporto. Siamo senza documenti i miei piccoli ed io!”

Le hanno detto: “senza le foto, non possiamo farvi il foglio di via per il rientro!”

Ma come è possibile?? Entrano tutti in questa magnifica Italia, ma non può tornare nel proprio paese un’italiana perché le mancano 2 foto di riconoscimento? Ma come è possibile?

I documenti le arriveranno all’ultimo istante. Quando saranno già in aeroporto, stipati come bestiame, i piccoli attaccati a loro e legati per il terrore di perderli. Solo pochi istanti prima di lasciare l’ipotetica linea che delimita la terra di nessuno dalla terra degli uomini.

Ed eccoci qui. Quattro ore prima del loro arrivo. Ricevuta la conferma dei loro nomi su quella lista Alitalia. La lista… sembra un film già rivisto. Ho una lista che non mi da la conferma della loro presenza sul volo. Ancora ansia, paura. La stessa di tutti quelli che sono qui ad aspettare con me. Mogli, figli, fidanzate e chissà chi altri. Giornalisti ovunque, a caccia di lacrime. Meglio nascondersi ed aspettare l’aereo che arriva.

Eccola li. Il piccolo al collo, la piccola nel passeggino che mi sorride, felice… bianca come un vaso di porcellana, gli occhi gonfi ed arrossati. Due giorni senza mangiare qualcosa di sano. Solo biscotti e qualche cucchiaio di miele. Mia figlia non credo abbia avuto la forza di buttar giù nulla. Solo vitamine, mi ha detto… doveva allattare suo figlio. Poco dopo il marito, provato dalla stanchezza. Sono tre giorni che non chiudono occhio per la paura, per i colpi di mitra che sentono, per le bombe che esplodono. Ci abbracciamo, senza parole.

Copriamo i bambini con le coperte. Non erano pronti al freddo di questa stagione: era già primavera da loro.

Silenzio. Lo sguardo perso nel vuoto. Nemmeno la forza di tirare un sospiro di sollievo.

Quale sollievo? Alcuni di loro sono rimasti ancora laggiù. Alcune famiglie, i loro vicini di casa, i loro bambini, i loro alunni innocenti, Perché il volo era così vuoto? Perché non hanno portato via tutti quelli che potevano? Perché su 180 posti arrivano solo poco più di quaranta persone?

Passano almeno due ore ed alcune parole mi entrano dentro come un pugno violento: “Ho fatto di tutto per mettere in salvo tua figlia ed i bambini. Credimi, non è stato possibile farla andare via prima da quell’inferno. Giuro che non metterò mai più in pericolo la vita di E.”.

E poi ancora:

“Dovrò ritornarci. Non posso restare senza sapere cos’è accaduto agli altri bambini ed alle famiglie che sono rimaste laggiù”. Figli della Libia, alunni di scuola. Bambini innocenti. “Non posso restare senza sapere. Se la scuola dovesse mai riaprire, io sarò li con loro” (senza mia figlia. Lei sorride ed approva, sono anche i suoi piccoli… ma lei giura li non ci tornerà mai più …).

E’ passata quasi una settimana ed ancora non mi sembra vero sentirla al telefono, vederla, abbracciare i suoi figli.

E’ passata quasi una settimana ed io ho bisogno di lasciare andare i pensieri. Ridere, piangere quando mi va. Avere cose semplici da fare. Ho voglia di banalità. Ho voglia di sole e di primule. Di musica ed aria. Di uscire di casa e smorzare l’angoscia che si è attanagliata allo stomaco. Ho voglia di correre e di guardare qualcosa di bello, fosse anche solo l’aurora. Ho voglia di piccole cose, ho voglia di … vita.

lunedì 21 febbraio 2011

In attesa di un ritorno




Le notizie non sono confortanti. Anzi. Era un delirio annunciato.
Da giorni le parole si rincorrevano, le immagini si tingevano di colori variabili dal rosa scuro al rosso sangue. Quel rosso che da giorni bagna le terre del Nord Africa.
Stamattina ho sentito la sua voce. Non era quella solita, non era quella che da qualche giorno scherzava dicendomi: "stai tranquilla, qui siamo al sicuro".
Oggi mi ha detto: "mamma, ci hanno abbandonati".
E' in parte vero.
Loro sono gli insegnanti, italiani, dei figli dei dipendenti di una grande società petrolifera. Questa mattina hanno imbarcato su di un loro aereo privato ed hanno portato via tutti gli italiani...tranne loro.
Quei responsabili, loro amici, che hanno omesso di dir loro "guardate, domani arriva un aereo". No, l'aereo è partito questa mattina... senza di loro.
E' l'ambasciata che ora deciderà. Agli italiani che lavorano all'estero vien tolto loro il passaporto perchè hanno diritto ad un documento di residenza estera.
Quindi, al momento sono senza documenti.
24 ore. Questo è il tempo che l'ambasciatore ha promesso loro per il reimpatrio.
"Mamma, ci hanno abbandonati". E' un grido che non avevo mai sentito da mia figlia. Lei, sempre sopra le righe. Lei sempre evanescente, mai in apprensione. Lei sempre quasi fatalista.
Io no. Io ero concretamente consapevole che le questioni si sarebbero deteriorate.
Un leone in gabbia, ecco quello che sono.
E non mi importa di quello che penserà di me. Ho mosso le mie carte.. le ho mosse molto in alto in quell'organizzazione che ha chiuso gli occhi su una famiglia con dei bambini piccoli. Quella famiglia che ha avuto a cuore i LORO bambini per tutto questo tempo, con l'istruzione, la presenza e la dedizione.
Sentirò le mie. Mi dirà che ho interferito. E' vero. Sto muovendo tutto quello che posso per lei e per la sua famiglia. 4 anni e 4 mesi sono troppo pochi per sostenere un esodo di questo genere. Chissenefrega se mi odierà. Io sto agendo col cuore, come al solito. E a dirla tutta, questo è quello che avrebbe dovuto fare qualcun'altro al posto mio. Ma è una lunga storia... transeat.

Se li sono dimenticati. Almeno per ora.
Chiusi nel loro recinto "sicuro" assieme alle altre mandrie di espatriati di ogni razza. Un gruppo di mamme e bambini chiusi in attesa di una risoluzione a breve.
24 ore... un eternità per quello che sento ora.

Questa è la mia giornata oggi. Incollata ad un monitor in attesa. Fra una pratica amministrativa e l'altra con poca concentrazione, sento solo il cuore che batte come non l'ho mai sentito prima.

Dovrei dire: "l'ineluttabilità della vita". Si, probabilmente. Ma non sono fatta così. Io cerco di agire. Magari con qualche spinta nel sedere per "svegliarmi", ma poi divento una tigre e reagisco.
Non toccate mai i cuccioli della tigre: diventa un'assassina.

Joh


La Tigre


Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

William Blake

mercoledì 9 febbraio 2011

Ci risiamo




E' tornata, la sottile agitazione.
Quella che mi teneva insonne a guardare lo schermo spento del televisore.
Quella di qualche anno fa. Quella di quando aprivi i quotidiani ed ogni volta giungevano notizie sconfortanti.
Il panico... bieco ed infido compagno.
Non per me. Io vivo in un paese dove tutto pare tranquillo, dove la pizza, la mafia ed il mandolino sono le nostre carte di presentazione all'estero.
L'estero.
E' quello che mi spaventa.
La mente, terribile compagna, attiva, a volte troppo. Arriva prima del ragionamento costruttivo, vola ed immagina tragedie. Non posso razionalizzare, è più forte di me.
Ma come essere tranquilli in un momento dove l'effetto domino delle guerriglie e delle rivolte era già nell'aria.
E tu rivivi i momenti in cui la sentivi al telefono, serena, che cercava di calmarti, mentre in lontananza gli spari dei fucili si facevano sentire.
L'Africa... un mondo meraviglioso dove la morte gioca con l'uomo, tenendolo saldamente per mano, dove la terra si mischia al sangue delle madri e dei padri ancestrali, dove il sole ha prosciugato l'acqua ma non le riserve... di greggio.

Ecco... di nuovo quella sottile angoscia. Gli articoli dei giornali sparati in faccia dagli amici, per informarti non sapendo che queste sono le ultime notizie che vorresti sentire, perchè ti spaventano.
E devi star zitta per non inquietare. E devi trovare le parole giuste per cercare di capire come stanno. E devi nascondere gli avverbi per sapere se loro sanno cosa sta accadendo...perchè spesso gli italiani all'estero sono gli ultimi a sapere.

Una data... una scadenza. Come si può vivere con una scadenza nel calendario?
Stai serena, mi dico. Si... devo stare serena.
Scrivo, mi sfogo, ho paura. Una paura senza senso ma non posso far molto e non potrei far molto comunque. Io qui, loro li. Tutti. Grandi e piccoli... piccolissimi.

Incollata ai giornali, col cuore che batte... per i suoi figli.

lunedì 7 febbraio 2011

Stylish Blogger Award




Ringrazio di cuore Lilly per avermi assegnato lo Stylish Blogger Award e contraccambio la stima e l'affetto non solo come blogger ma come donna ed amica.


Questo Blog è cresciuto come un bambino, nutrito, dissetato, amato ed in cambio ho ricevuto la forza per renderlo, in parte, pagine da sfogliare, nido per accogliere gli amici, scuola per imparare dalle parole altrui.

Di tutto questo... grazie anche a voi!

Il regolamento prevede che vi dia sette informazioni su di me:

1) Chi sono? Sono prima di tutto la frase che maggiormente mi rappresenta: "Io sono la mia voglia di essere, io sono il coraggio di chiedere anche quando è illecito farlo, io sono parole indicibili e frasi d'amore, io resto quella che sono ... una donna che chiede, che scrive, che vive"

2) Sono una donna che ha deciso di ricominciare partendo da se stessa, attraverso i propri desideri. Perchè bisogna vivere ora.

3) Sono "bipolare": allegra e seria , trasgressiva e tradizionale, fantasiosa e pigra, ferma e libera. Questo fa si che chi mi conosce o mi ama o non mi capisce del tutto.

4) Amo le parole scritte ma ho imparato anche ad amare il suono della mia voce. Ho iniziato a parlare da poco...

5) Amo la mia famiglia, mia figlia ed i suoi cuccioli. Sono l'unica certezza che ho.

6) Mi stupisco ancora se qualcuno si innamora di me. Sentirsi amati e poter amare qualcuno è il dono più grande che uno possa ricevere.

7) Ho vissuto intensamente e non ho rimpianti. Forse qualche rimorso ma... mi sto impegnando per saldare i conti con me stessa.

E adesso tocca a voi.


http://keypaxx.splinder.com/

http://uriele.splinder.com/

http://libby-thesecretgarden.blogspot.com/

http://soloenne.blogspot.com/

http://ladonnaconlafinestrasulmare.blogspot.com/

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http://popolosodeserto.blogspot.com/

http://giochidivento.blog.tiscali.it/

http://ilcosmopolita.blogspot.com/

http://artesapienza.blogspot.com/


Ne mancano molti e mi scuso con loro!
Un abraccio, amici cari!
Joh

mercoledì 2 febbraio 2011

Un ringraziamento ad un Blog speciale




Ringrazio Paperblog per aver pubblicato il mio post "La forza delle donne".

Una sorpresa inaspettata, che mi ha commossa.

Grazie
Joh

martedì 1 febbraio 2011

La forza delle donne



Non so come sono arrivata fino a questo punto. Credevo di non farcela. Ho tirato un lungo, infinito, sospiro ed ho iniziato a fare, organizzare, prendere e lasciare.
Ho teso la mia vita come una corda di violino, sapendo che quello che sentivo era musica, malgrado la mia difficoltà nel pizzicarne le corde.
Quando sei in corsa e sai che devi arrivare alla fine, le forze che credevi nascoste si ampliano, ti abbracciano, ti sorreggono.
La vita si dipana dal suo groviglio, nodo dopo nodo, fino a formare l’arazzo che avevi immaginato. I colori si manifestano brillanti, al tatto la trama da ruvida diventa seta sotto le tue piccole dita. Fanno male, a volte bruciano. Il filo diventa corda ruvida e tu cerchi di tenderla quasi allo stremo delle forze. Non devi cedere… sei quasi alla fine.
Speri che le giornate si allunghino, non solo nel loro chiarore, ma che possano raddoppiare anche nelle ore. Hai bisogno di tempo per portare a termine il tuo lavoro.
Vorresti una strada liscia sulla quale camminare ma i piedi nudi si sono induriti e le pietre non ti pungono più… quasi corri e non te ne accorgi.
E’ la forza delle donne. Quella che nella sofferenza, nel dolore più grande, le porta a sollevare macigni. Quella che non ti da tempo per piangere perché le lacrime arriveranno solo quando tutto sarà sistemato. Quella che ti sale dal cuore, perché nella pancia non c’è così tanta profondità.
Quella che anche quando sei sola, ti senti capace di prenderti in mano la vita, rovente, e non sentirne il bruciore.
Te ne accorgi solo quando devi dormire. Quando di notte gli incubi ti vengono a trovare, tutti insieme e ti svegli sudata, la mente che non si riposa. Mille domande, mille risposte e la tua mente è lì, ad insidiare quella che sembra fragilità… quanto vorresti lo fosse davvero.
Vorrei essere debole, a volte. Poter dire di non farcela. Sembra che con alcune di noi funzioni questo sistema. Gran donne, quelle.
Ne invidio il loro “non avere pensieri”… forse.

Ma sto costruendo, con tutta la forza che ho e ne sono felice. Perché, malgrado il sentirmi in una tormenta di neve, ubriaca di freddo, potrò firmare quest’opera che sto compiendo da sola. Mi stamperò un nuovo biglietto da visita, o scriverò un certificato di benemerenza, nel quale si ringrazierà il mio nome per tutto il lavoro che ho svolto.
Riposerò più tardi. Ora non ho tempo per pensare ai cuscini di piuma. Ora ho una cosa importante da fare prima che spuntino le foglie dagli alberi. Voglio fiorire assieme al tepore della prossima luce.
Questa è la forza che sento… e questa è la forza che ho.