lunedì 5 dicembre 2011

per questo Natale non ho bisogno di nulla...




Non mi manca nulla, nemmeno questo Natale.
Ho una casa in un posto che ho iniziato ad amare e che ora non lascerei se non per andare verso una campagna lontano dal resto del mondo.
Ho persone accanto che amo, che stimo e che mi fanno sentire protetta. Ho la libertà di essere ciò che voglio senza sentirmi in difetto nel pensiero e nel corpo. Sto imparando a condividere amore in cambio di amore.
Ho un lavoro, posso permettermi qualcosa ogni tanto ma ciò che desidero è davvero ben poco.
Ho comprato degli oggetti per questo Natale. Li ho messi in un angolo della mia casa. Poche cose, soprattutto giocattoli. La magia di questi giorni non deve cessare di vivere e mi sto impegnando affinchè ciò non accada.
Vorrei cori di musica sacra, campanelli che suonano e ceppi che scaldano dentro ai camini. Vorrei il silenzio che il manto di neve produce di notte in montagna, il profumo dei boschi ed il fumare dei camini sui tetti. Questo è solo un ricordo infantile ma conto di far vivere questi momenti ai bambini, stretta nelle coperte con loro, mentre racconto dei natali passati e della loro magia.
Raccontare... è quello che questo natale sta chiamandomi a fare.
Perchè le luci della grande famiglia raccolta, che accoglie tutti attorno ad un tavolo, ha finito di esistere.
Mancano i gesti affettuosi, sono venuti a mancare gli abbracci. Ognuno guarda al proprio vissuto e non è pronto alla stretta dell'altro.
Avevo sperato che nuovi sorrisi avrebbero aperto il cuore a chiunque. Avevo sperato che non ci fossero solo degli ospiti al tavolo ma una famiglia allargata, un unico cuore, un perdono sincero.
Ma il natale non sempre ha questo potere, nemmeno davanti a chi è nato da poco.
Per questo natale non avrei avuto bisogno di nulla... mi sarebbe bastato vederli riuniti a giocare, tornare tutti bambini.
Manca il più anziano, manca Babbo Natale. E' lassù... l'abito rosso un pò stretto e sdrucito. Spero si metta una mano sul cuore. Io per regalo gli ho chiesto una notte d'amore.

mercoledì 2 novembre 2011

Io credo nelle fate!




E' il tempo che passa, ed ha il colore del melograno. I frutti si sgranano nelle tue mani ed il sapore è mischiato al dolce dei tuoi ricordi. Piccole mani ed occhi che si spalancano al mistero di questi racconti, un pò titubanti, perchè è un dolce fremere al buio.
Inseguo le ombre che sanno di abbracci, poichè nulla al mondo è più caro del ricordo che in essi è racchiuso.
Verde brillante è il colore del mare in tempesta che sferza indecente il passare del tempo.
Piccoli uomini e donne sgambettano a ritmo di musica e rapiti dai suoni rivivono le immagini dei loro racconti.
Fate e pirati che guardano il buio della platea mentre ognuno di loro è convinto di esser chiamato dentro la scena. Il sogno, la fiaba, è entrata anche dentro di me... ed il calore del sogno sà di zucchero a velo. E la realtà di una mano che stringe la tua, sa di panna e vaniglia mentre tu stai dormendo.
Il tempo ha espanso i confini, che forse mai ci son stati, ed ha abbracciato l'intero futuro, chiamando all'appello ciascuno di noi. Bambini di ieri e bambini di oggi per mano, nella luce di una fiaba incantata abbiamo spiegato le ali.
Ricordati sempre di me... il mio nome è Fantasia...

venerdì 14 ottobre 2011

Giuda




Mi avete presa, mi avete comprata per quattro soldi. Mi avete buttata in un angolo e derisa. Mi avete tolto la dignità, strappato le vesti di dosso. Mi avete fatto credere di essere capace, di essere parte di un genere unico... quello umano. Mi avete alzata di qualche centimetro, ma solo perchè mi avete messo un paio di tacchi. Mi avete incollata sulle pareti delle case, sui tram e sulle pagine dei giornali.
Mi avete visto nascere in una terra che credevo esser la patria della cultura, dell'arte e della filosofia. La stessa terra che ha visto crescere gli spiriti liberi dei geni e degli artisti. Quella stessa terra dalla quale hanno origine i fiori più belli ed i frutti più dolci. La terra che ha inneggiato alle bandiere libere, che ha parlato e gridato la propria indipendenza. La patria del pensiero, della rivolta giovanile e delle battaglie per i diritti umani.
Mi avete sentito gridare nelle piazze la mia voglia di essere libera, nel corpo e nella mente. Non più schiava ma capace di decidere se essere madre, vergine o semplicemente donna.
Questa terra che tutti hanno amato... ora mi si rivolta contro, guidata da un manipolo di manigoldi, puttane, miseri sciacalli.
E tu, Giuda, guardati allo specchio. Tu che ti sei venduto per meno di trenta denari. Tu che hai portato la mia bandiera e mi hai accompagnata nella mia libertà ... ora guardati allo specchio e vomita la tua immagine altrove.

Io ho perso la mia patria, la mia dignità al cospetto del resto del mondo. Io che mi vedo rappresentata da donne in vetrina e da maschi impotenti che si strofinano addosso mazzette di sporco denaro.

Trenta ... monete. Trecentosedici ... Giuda. Un solo... paese di ladri.

martedì 13 settembre 2011

Oggi non scrivo per me




Oggi non scrivo per me,

scrivo per lasciarti addosso l'impronta della mia mano.
Per aver sentito quello che le tue parole non riescono a dire.

Scrivo per una vita irrequieta, fatta di doveri e di spazi ristretti dove la fantasia si scioglie e si amplifica in frasi di carta, colori, materia che si trasforma.

Ho letto abbastanza di te per provare un certo senso d'orgoglio, quando ti metti alla prova senza risparmio, talvolta prendendo la mira, talvolta chiudendo i tuoi occhi, abbandonato ad una forza che è raro trovare.

Molteplici le contrapposizioni convivono in te e ti plasmano nella persona che sei. Fantasma dell'opera, artefice di cento progetti, non vuoi esser chiamato per nome, un inno di sobrio riservo.

Fai, ti dedichi, ascolti partecipando alla vita degli altri quasi nascosto nell'ombra, in mano le redini che salde trattieni per non creare dolore e sbagliare, condottiero senza medaglie al valore.
Ma ci sono i giorni in cui sento un sordo e lontano rumore giù in fondo, dentro il tuo animo. Si potrebbe chiamare rabbia o rimpianto, di certo ha voglia di uscire, di urlare, forse di piangere. Nel tuo essere pietra friabile, nel dover cambiare il titolo di un tuo anniversario, sfioro il tuo cuore con garbo, per non dar peso al mio amore, che è tutto fuorchè discreto passaggio.
Lo so che detesti esser messo sul palco, lo so che rifuggi gli applausi e so bene che le frasi d'amore ti sgomentano ancora. Ma so di chi sto parlando, ho imparato a conoscerti accogliendo i tuoi spigoli acuti e pungenti perchè dietro alla maschera che gli altri conoscono, ho sentito il calore di un uomo sensibile, che è raro, profondo, sincero.
Nel loro essere mute, le frasi che sento sono ad alto volume, per chi riesce a prestare attenzione, ed io ti ho sentito cantare col cuore.

Ecco perchè ti accompagno, ecco perchè sento un profondo senso di orgoglio nell'esserti a fianco, ecco perchè vorrei darti la forza che è in me in sostegno dei momenti difficili senza che tu te ne accorga.
Accogli per oggi il mio scriver di te, in silenzio, tanto non ho bisogno di replica.

lunedì 22 agosto 2011

Un angolo di paradiso



C'è un posto che sta radicando in me, al confine fra il cuore e la mente,
dove il silenzio mi avvolge, mi parla, mi abbraccia.
Ne sento il calore e la protezione. Ne inspiro il fascino e la tranquillità.
Percorro le strade assolate senza cercare riparo.
Non temo le ombre, nè l'oscurità degli angoli remoti. Mi sorprendo dell'erba, di una foglia che cade e del vento caldo che mi scompiglia i capelli e mi rinfresca l'anima.
I colori intensi dell'estate si imprimono densamente negli occhi,
lacrime dolci scivolano assieme al lento scorrere del fiume.
Non più l'impeto spumeggiante del torrente in piena ma un lento e morbido scivolare, sereno, tranquillo, affascinata dal suo torbido brillare.
Nuove sensazioni mi accompagnano in questa vita ripresa e ricominciata.
Una dopo l'altra le immagini hanno velocità differenti.
Non più scosse al cuore o turbini di vento, ma piccole diapositive, cortometraggi senza quasi il sonoro, che tanto parola non serve.
E' il cuore che vede, l'occhio ha smesso di implorare chissà quale luce.
Colore e sentimento hanno preso la via del sogno e ne hanno definito i perimetri.
E mentre lo stupore mi avvolge come fossi tornata bambina,
sento l'amore riempirmi le viscere
ed ora io amo come non ho mai amato,
vivo come non ho mai sperato di vivere
e vedo i contorni di quello ho sempre sperato di essere
... nel lento, infinito scorrere di una piccola goccia di fiume.

lunedì 1 agosto 2011

Nel vuoto





I tunnel appaiono diversi, a seconda della prospettiva in cui ti stai trovando.

Se sei dentro, ti conforta la luce che intravedi seppur in lontananza. Se invece stai per varcarne quella soglia, devi solo fare i conti con il tuo spirito d'avventura e con la forza che hai.

Forze... energia... boccate d'aria.

Capita che quando hai sorriso troppo alla vita, lei, in qualche maniera ti riporti alla realtà. Spesso picchiettandoti sulla spalla per farti girare, altrettanto spesso colpendoti con un pò più di violenza.
Un senso di precarietà, una nausea leggera ed un pò di paura del vuoto.
Conosci bene la sensazione e sai che è solo attraversando quel buio non ne avrai più paura. Quello che invece ti lascia col sospiro in sospeso è attendere senza poter fare nulla.
Impotenza assoluta. Un limbo, un attesa, l'essere incerta di un domani sereno.
Nemmeno il gusto di un piccolo assaggio. La bocca ed i sensi ad assaporarne l'aroma. Niente. La gola secca, ad aspettare, quasi a morire d'inedia.

Eppure lo sai quanto ti tengono viva i giri di boa, le sferzate d'acqua a colpirti la faccia. Anche quando hanno un sapore pungente.
Ingoi e respiri vapori al veleno, ma combatti con le armi dell'esperinza.
Hai un drago davanti che hai potuto conoscere. Lo osservi, lo guardi negli occhi e lo sfidi con tutta la forza che hai.
Tu e lui, e tu sai con chi hai a che fare.
Ora no. Il drago è nascosto. C'è, ne sento il calore, avverto il suo ansimo caldo e non mi piace aspettare.
Un futuro che non posso conoscere, che mi spaventa, che non ha più il conforto dell' essere giovane nè la forza dell'aspettativa, quella sana, quella ti dipinge la stanza di rosa.

Ho ancora una manciata di colori dentro alle mani. Sono sicura di non voler rischiare di colorare di nero l'imbocco del tunnel.
Ma ho un brivido addosso che non conosco e questo domani mi prende alla gola e non posso nemmeno chiamarlo per nome.
Ho un senso di peso sulle mie spalle che non riesce a svanire. Quando credo di togliere roba se ne aggiunge dell'altra. E'una storia infinita.
Il diverso in questo momento è non avere un futuro sicuro. Avere intrapreso una strada che ha un prezzo che devo pagare, altrimenti il castello di carte, che con tanta fatica ho provato ad erigere, crollerà con un tonfo assordante.
Attesa, vuoti e speranze.

Non mi piace star ferma a guardare...perchè io son fatta per muovermi.

lunedì 18 luglio 2011

A parte tutto

A parte tutto, la vita è davvero incerta.
Credi nella tua onnipotenza, credi di essere invincibile. Accumuli tutto quello che ti è possibile. Come una formica. Una cicala almeno, per quel poco, se la gode la vita.
Sistemi la tua famiglia. Sistemi gli amici. Sistemi casa come fosse una cassaforte. Tutto chiuso. Meglio non vedere cosa c'è dentro.
Viaggi per il mondo? No. Viaggi solo dove sono i tuoi interessi, assieme ai tuoi cari vecchi amici. Quelli che da anni lavorano con te, prefiggendosi lo stesso traguardo. Quale? I soldi.
Motore unico e senza avversari. Una manciata di denaro. Una cascata di denaro.
Tutto attorno riluccica. Le porte, i tappeti, le scale. Metri, chilometri di velluto ti attutiscono il passo. Tutti i giorni. La stessa vita. Ma tu hai il potere. Quello che ti è stato concesso fra una partita a briscola e l'altra, con la stessa comune terra nei piedi. Un prete ed un ladro, mano per mano, l'uno con l'altro.
Denaro, potere, sentore di immortalità.
Le grandi conquiste, l'eccellenza, il potere che ha la tua penna sulle carte ufficiali.
Ecco. Ora paga per quella tua firma. Paga per bene... ma soprattutto stai zitto, ora sai troppo.

Sparati un colpo... prima che sia troppo tardi.


A parte tutto... mi spiacerà molto non vederti più in piedi al banco del bar a bere il caffè.
A parte tutto...

mercoledì 13 luglio 2011

Riflessioni





Riflettere, specchiarsi, lasciare che le immagini ed i colori riempiano la mia vita.
Una tavolozza di infinite sfumature, colate di tiepidi toni e forti tinte guizzanti.

La morbida crema cromatica si spalma e si stende,
lasciando profonde e sinuose orme sul mio lento cammino.

Scie vellutate di rosso e di giallo si mischiano al mio passo silente.
Scorre la vita e scorrono i suoni delle parole
che si sciolgono al caldo delle pareti rifrante nell'acqua.

Profumi, odori selvatici ed intense folate d'aria salmastra.
Occhi indiscreti si affacciano dalle finestre e ti osservano,
straniera in un quadro marino.

Lenta l'acqua che scorre non tiene il tuo ritmo.
Fermati e lasciati all'onda che cerca la sponda perfetta
per finire il suo ultimo dolce tragitto.

Mi sento goccia di mare e colore in un quadro, un disegno di una tela infinita.
Oggi dipingo qualche scena della mia vita
ma è un soggetto che non può esser fermato in un immagine sola.
Dipingo ed il quadro prende forme e colori diversi, mutevole,
ora pieno di rosso e di giallo, ora immerso nell'azzurro e nel verde smeraldo.
Colori che ti trasformano in quello che eri ed in quello che sei diventata.
Dipinta dal tuo il sorriso di giada ed ogni tanto dal grigiore del pianto, ma solo per poco.

Ho voglia di dipingermi nuova ed antica,
ora azzurra ora terra di Siena, in una follia di intensi colori.

Ho voglia di essere, di vivere, di crescere ancora,
come un onda... fino al momento in cui troverò la mia sponda perfetta.







venerdì 1 luglio 2011

martedì 28 giugno 2011

tasse, dazi, risarcimenti




Non si finisce mai di pagare. La vita ti chiede sempre il risarcimento dei danni che hai fatto.
Quando credi di aver reso mille, ti viene chiesto mille e uno, a volte anche duemila. I debito non si estingue mai. Vita usuraia...
E tu paghi. Paghi per senso di colpa, per amore, per poter ridare il sorriso. Paghi per non sentirti in difetto. Paghi anche quando ti chiedi perchè dovresti ancora pagare.
Non è il denaro che ti viene estorto. E' l'anima, il corpo, il sentimento. Tutto insieme, senza sconti. Ritorna ciò che hai tolto, senza appello, colpevole di aver troppo amato o forse hai creduto di farlo, ma non era abbastanza.
Ti poni domande, cerchi di comprendere nel ghiaccio delle parole che ti tagliano il cuore. Ma non ci sono risposte. Tu paga, taci, non hai diritto di replica.
Alla fine del giorno che credevi di sole, il conto sul tavolo ha una cifra che pesa, insostenibile, oltre ogni limite dell'umana decenza.
Inutile chiedersi come, perchè tanto rancore. Non potresti capire. Il tuo ruolo è quello di dare quando ti è chiesto, urlato a male parole, con una rabbia che credevi sedata.
Una strada senza ritorno. Iniziata a percorrere da troppo giovane. Una strada segnata già dall'inizio con sassi di ghiaia ed ora quei sassi si ritorcono contro di me come fossero massi, macigni e mi comprimono il cuore.
Mi manca il respiro da quanto è pesante la roccia che mi vuole schiacciare. Mi manca il respiro da quanto è difficile accettare il rancore.
Ma io sono io... e non posso capire cosa c'è nel profondo di chi mi vuole vedere annientata.
Ci provo, questo è il mio ruolo. Comprendo, accolgo, perdono, per l'ennesima volta.
So che dovrei deporre le armi. Far finta di nulla e sorridere, disarmare senza combattere. Ma i sassi continuano a cadermi sul cuore e faccio davvero fatica a lasciarmi colpire.
Non sono io la roccia o l'incudine. Io sono fatta di sangue e di burro.
Credimi: c'è bisogno davvero di poco per farmi sorridere. Non ho mai cercato null'altro che vederti felice. Ma quello che sento non è certo quello che vuoi. Abbiamo vissuti diversi. A me basta poco, a te manca tanto... ma credo di aver pagato abbastanza, ho svuotato tutto il mio sacco.
Una giornata di sale.
Paga ancora per esserti presa in mano quel pezzo di vita. Paga per aver cercato di uscire dal buio. Paga di nuovo per aver alzato di un tono la voce quando ti è ancora impossibile farlo.
Paga, madre, donna, come essere umano.
Taci, ancora una volta stai zitta.
Paga.

martedì 14 giugno 2011

Non esistono i traguardi - 20 Giugno 1961 -



La sensazione è strana. Alcuni di voi ci sono passati, altri ci passeranno fra un più di tempo. E' il giorno della svolta, del giro di boa.
E' il giorno di un compleanno a metà fra il traguardo ed il declino.
Certo una lo prende con filosofia: il tempo non si ferma ad aspettare nessuno. Ma se mi metto a considerare i giorni che sono passati, i momenti vissuti, le ore, le fasi trascorse della mia vita... allora merita che io mi fermi a pensarci qualche momento di più.

Ho un cestino pieno di "grazie" da consegnare, partendo dal mio primo giorno di vita a quest'istante preciso.

Nel bene o nel male devo poter ringraziare tutti quelli che mi hanno tenuta per mano, che mi hanno sorretta ed amata o che si sono fermati anche solo a parlare per qualche ora, in qualche momento, da qualche parte del mondo con me.

La mia famiglia prima di tutto. Mia madre e mio padre che mi hanno guidata, educata, consigliata e se necessario sgridata. La stessa famiglia che ho abbandonato, un giorno, fuggendo di nascosto per rincorrere il mio cuore. T
roppo presto però, ero ancora troppo giovane e che non si è mai permessa di dirmi"io te l'avevo detto...".
Grazie per essere state le prime persone che mi hanno amata e che ancora oggi non hanno smesso di farlo.

Mia figlia. Lei che ho tenuto prima dentro di me per poi lasciarla libera nel vento. Che ho avuto per mano più come sorella minore che non come madre.
Lei che è cresciuta con me e che malgrado i rimproveri nei miei confronti che forse non avranno mai fine, è la mia unica certezza, il mio orgoglio, il mio grande amore. Grazie se imparerai dai miei sbagli, con amore. Grazie per aver dato vita alla vita.

Gli uomini e le donne che ho amato. Grazie anche a chi mi ha fatto del male. Da loro ho imparato
a difendermi, a crescere, a combattere per i miei desideri. Grazie a chi mi ha lasciata ed a chi ho abbandonato strada facendo. Ognuno di loro ha posato una piccola goccia di vita, lasciandola scorrere o bagnandomi fin nella profondità del mio animo diventando parte di me, nei pensieri, nei discorsi, nei gesti e nelle emozioni. Grazie per avermi insegnato a capire e ad amare anche me.

A quelle persone che, dietro ad un banco, m'hanno insegnato ad essere libera. Che con le parole dei libri mi hanno istruita nella mente, nel corpo e nell'anima.
Grazie per avermi dato una possibilità in più di esser parte del mondo in cui vivo e non sentirmi inferiore a nessuno.

Alle creature senza parola che mi hanno sempre seguita, aspettata, rincorsa. Loro che non hanno mai chiesto nulla se non una ciotola piena, un giochino di pezza, una mano che toccasse il loro destino. Grazie per avermi insegnato ad provare un amore diverso e profondo.

A chi c'è e mi ha dato le chiavi del cuore, soprattutto del mio. A chi non si immagina l'importanza che ha in quest'istante di vita. A chi si vorrebbe nascondere dietro ad un bizzoso carattere per le ferite che ancora gli dolgono. A chi si chiede se sono felice senza pensare a se stesso.

Grazie per avermi dato il permesso di esserti accanto.


A questa vita che ha tolto a volte qualcosa ma mi ha reso in cambio moltissimo.
Mi ha dato i tramonti e le albe, il profumo dei fiori. La pioggia battente, la neve ed il vento. Mi ha dato i sorrisi e le lacrime di un intero universo. Ha cercato di farmi imparare quando non volevo vedere ed ha cercato di farmi capire quando non volevo sentire.
Vita, traguardi. Appoggiata a questo paletto, l'ennesimo, ma un
più importante degli altri.
Eccomi pronta ad aprire le pagine di un nuovo capitolo, il mio, in questo unico istante lunghissimo.

venerdì 3 giugno 2011

Se io potessi ancora


Se io potessi
ancora una volta ti terrei la mano,
la sentirei forte nella mia e saprei che la tua stretta non si allenterà mai.
Mi lascerei abbracciare,
e sentirei ancora il tuo profumo intenso, le mie spalle strette a te e l'abbandono dolce al sonno.
Ti sentirei parlare,
delle cose che amo, scherzando, ridendo di me, portandomi oltre con la mente e fermandomi sulle cose importanti. Ti ascolterei di più.
Ti chiederei,
delle tue paure, dei tuoi interessi, dei tuoi desideri. Ma queste sono cose che i figli non fanno. Sarei più curiosa di sapere di te.
Starei più attenta,
alle tue sofferenze ed ai tuoi sorrisi. Ti chiamerei e ti racconterei più spesso di me, appagando il tuo esser curioso. Ti terrei informato più informato di me.
Ti ringrazierei,
ad alta voce, senza timori, per avermi aiutato anche quando non mi sarebbe servito. Ti inviterei a varcare la mia soglia di casa e ti farei sedere a cenare con me.
Ti combatterei di più ed avrei meno paura di te,
porterei avanti le mie idee senza scappare, temendo il confronto. Ti farei sentire la mia voce anche se tu non la volessi sentire. Ti obbligherei all'ascolto. Avrei più fiducia nella forza delle mie idee.
Mi accorgerei del tuo male senza combatterlo,
non ti lascerei dissolvere dentro a quel tunnel.
Ti amerei di più, fosse stato possibile. Non cercherei di lottare contro le tue paranoie. Avrei dovuto capire quello che ti stava accadendo ed avrei avuto più comprensione.
Sarei stata il tuo scudo,
contro chi ti credeva un codardo. Ti avrei difeso da chi si credeva più scaltro. Tu avevi un cuore grande così. Avrei combattuto al tuo fianco.
Ti avrei sostenuto nei tuoi ultimi giorni senza avere paura di perderti. Ti avrei parlato più a lungo sapendo che mi stavi ascoltando col cuore.
Non avrei avuto paura di tenerti la mano sentendo il tuo respiro svanire,
non starei più incollata a quel muro a guardare due estranei starti vicino e commuoversi, scoprendo che uomo eri stato.
Ho avuto il tempo che ho avuto ed ora il tempo è passato.
Avrei, avresti, son parole che non servono a nulla.
Ti scrivo di quello che è stato e di quello che avrei voluto farti sentire, ma ormai tutto è cambiato.
Vorrei lasciarti una pagina di questo mio diario ed è quello che faccio.
Leggimi, padre, ascolta il mio cuore che oggi lacrima un e non sa cosa dire.
Ti penso... ed è tutto ciò che mi resta di te.

lunedì 30 maggio 2011

Alla fine di un lungo percorso




Mi sono fermata, finalmente, alla fine di un lungo cammino.
Resto a guardare, spettatrice di un opera intera, il risultato
ottenuto. I colori, gli spazi, il biancore, il buio e la luce. Tutto mi appare chiaro e nitido come un intenso dipinto, dove una mano d'artista ha posato il colore, ha aggiunto dettagli e dato luce ad una tela che sembrava non avesse spazi per nuovi disegni.
Lunghe e faticose mattine d'inverno, le mie mani ancora hanno tracce di intonaco e polvere. E poi ancora sentire l'odore del legno
sbriciolarsi alla carta vetrata, passaggio dopo passaggio, fino a renderne l'anima pura e lucente. Riverberi d'ombre e di luci ed acqua che scende dagli occhi, fra lo zucchero e il sale, in una malgama densa e sensibile ai cambiamenti del tempo.
Vedere con quanta fatica il risultato finale è arrivato, riempirmi dal cuore fin dentro la mente.
Sonate al chiaro di luna e venti d'estate s'infrangono contro di me, portandomi in braccio, in un incredibile viaggio nei miei desideri.
Ed ho dato un nome all'ingresso, alle piante ed a tutti gli spazi, come fossero miei familiari...
perchè è questo che sono. Sono un padre fra le travi di legno e nei libri più sacri, una figlia nel profumo dei fiori, i bambini fra i cuscini del letto. Ho trovato anche te, che fai finta di nulla e mi osservi, orgoglioso e felice di me e ti ho trovato sull'uscio ad aspettarmi paziente, ed eri li dal primo all'ultimo istante a guardare, a sorridermi, avvertendo il tuo animo forte, senza mai interferire, e ti ho amato per questo.
Ho fatto... ho fatto da sola... ho fatto un opera d'arte.
Ma non è solo quello che vedo a riempirmi gli occhi di lacrime... è quello che è si è dipanato dalla mia mente, attraverso le mani e m'ha portato fin qui. Il risultato di un lungo processo di levigatura, di colpi di pialla sulle schegge del legno, di copertura uniforme di vecchi colori ingialliti per ridare splendore alla luce, alla luce del mio sorriso, alla luce di un animo che è stato capace di vincere la sfida più grande, quella contro se stessi.
Ora posso finalmente dormire serena.
Domani avrò molto ancora da fare
perchè le pagine della mia vita non si devono incollare le une alle altre.
Lascio la mente libera a nuovi pensieri, a nuovi momenti, al giorno che viene verso me.
Quest'oggi ho finito un capitolo di un libro importante, che avevo nascosto e faticava a vedere la luce. Ma ho imparato a leggere con gli occhi dell'anima e se nuovi capitoli si apriranno al mio cuore, io sarò li ad accoglierli.
Sono pronta all'inizio di un nuovo percorso... ed imparo, ad ogni mio nuovo risveglio , io imparo.

mercoledì 11 maggio 2011

Nell'attesa ... mi sto dimenticando



Come descrivere certe sensazioni?
In galleggiamento, a fil d'acqua, un pò alla deriva ed un pò verso la terra ferma. Sopita, in attesa di un risveglio. Il silenzio ovunque, come se l'acqua volesse proteggerti da rumori molesti, come poco prima di nascere, cullata, dormiente, ma pronta e consapevole del mio prossimo risveglio.
Carente di parole. I pensieri non si lasciano intrappolare sui fogli di carta e la voglia di scrivere viene a mancare. Preferisco il silenzio.
Non so come sarà dopo che avrò aperto gli occhi. Non so cosa mi aspetterà oltre il portone di legno. Dove sarà il mio posto? Dove sarò io?
In questo momento, un pò crisalide dentro al mio bozzolo, cerco di non muovermi molto per non strappare i fili che mi stanno avvolgendo.
Sento le ali crescere, avverto chiaro il cambiamento. Ma è sottile, palpabile, la tensione che avverto.
Ecco perchè non mi muovo. Ecco perchè parlo poco. Ho paura.
Sarà il mio primo giorno di scuola, il mio primo passo da sola oltre il cancello di casa.
Manca davvero così poco tempo! E la strada che ho percorso è stata davvero tanta. Ho fatto cose, ho detto, ho iniziato e finito, ho completato e tagliato. Ho vissuto intensamente, dall'inizio alla fine.
E' che... non è una fine. E' un inizio. Oppure un semplice riavvio della stessa bobina di un nastro, una canzone che riprende daccapo ma con toni diversi, più forti, più intensi. Io ho solo preparato il terreno. Spianato le difformità del terreno, qua e la gettato piccoli semi dai quali ho visto germogliare di tutto. Dissetato le parti di me che imploravano acqua da tempo. Sono cresciuta in un batter di ciglia, son volata col tempo unendomi alle sue invisibili mani.
Due anni lunghissimi passati in un lampo. Ho vissuto, fatto, detto, preso, lasciato e amato... moltissimo, senza ritegno, ogni giorno di più.
Ora. La vita mi è esplosa fra queste fragili mani e s'è ricomposta altrove, poco alla volta, un pezzo dopo l'altro, senza quasi me ne accorgessi. Un quadro che si dissolveva da una parte per ridisegnarsi dall'alltra, io pittore fra i tanti.
Ecco. Ora avverto come un senso di irrequietezza, immersa nel mio sonno apparente, mi lascio, o mi trovo. Non voglio dimenticarmi per strada... mai più.

venerdì 15 aprile 2011

Non c'è pietà per nessuno






Ecco quello che siamo: siamo un popolo di martiri. Un piccolo popolo, senza patria, nascosto dietro le dune di sabbia o negli anfratti delle boscaglie. Persone invisibili, senza nome. Un nome che si manifesta all'alba del giorno dopo, quando ormai è troppo tardi. Ed i tuoi fratelli gridano "all'orrore!". Gli stessi fratelli che per anni non sapevano nemmeno quale fosse il tuo pensiero, gli stessi fratelli che oggi rimpiangono di non averti conosciuto. Io per prima. Quella gente che, fissa davanti agli schermi colorati, una bottiglia di birra in mano, fanno lo slalom fra cosce di ragazze e reality show. Questo siamo: un popolo di cartapesta. Paghi delle nostre belle case, delle nostre auto potenti e dei nostri debiti, purchè si possa apparire ciò che non siamo. Eppure hai un fratello, quello che non hai mai conosciuto, che si alza al mattino e spera che il bambino che ha soccorso ieri fra la polvere possa ancora avere un futuro. Quello che ha lasciato tutto per attraversare le trincee, indossare la propria pelle e non chiedere nulla a nessuno. A lui quando "manca la benzina" è solo perchè la camionetta ha smesso di correre in mezzo alle bombe. Quello che è armato del suo bisturi e seguita a dire che ogni figlio di questa terra è figlio di tutti. Mio, di te che stai leggendo e di chi non leggerà mai il mio sconforto. Fratelli che vivono nell'ombra e muoiono sulle pagine dei giornali. A loro è dedicata la notizia, la stessa che fra poco verrà dimenticata da tutti, soprattutto da noi che restiamo vivi con la morte incollata alle vene e non ricordiamo che abbiamo a disposizione solo un attimo per vivere. Uomini. Gente comune. Poco più che ragazzi. Nati col desiderio di dare, di fare. Troppo o poco che sia non ha importanza, loro sono li. Noi a guardare, a commentare, a disapprovare, ma in definitiva a non esserci mai. Sento piangere le loro madri, i loro padri e le loro compagne. Affossati nell'impotenza, a sorreggere una bandiera che appoggeranno sulle loro bare. Un tricolore nel quale il rosso ha preso il sopravvento e sul quale il nero si sta facendo strada, infido come il demonio. A voi fratelli invisibili, a voi è dedicato oggi il mio pensiero e la mia parola. La vostra, non si potrà più sentire.


martedì 5 aprile 2011

Le tracce di un lento cammino



E' dolcezza, è fragilità, è la forza di stare ancora per mano.
Resto a guardarli, fermo l'immagine, la lascio vibrare nel cuore.
Camminano assieme, uno a sorreggere l'altro,

lo sguardo di latte degli anni che passano,
il passo incerto, senza un futuro, una meta alla quale aspirare.
L'unica certezza è la sua mano, stretta in quella dell'altra.
Gli anni li hanno resi sensibili alla luce, ai raggi troppo caldi del sole,
ombre crudeli sui volti han scavato nel loro profondo,
raggiungendo le nicchie del cuore.

Mani rugose, segnate dal tempo si cercano, per non lasciare che l'altro si possa far male.
Fragili come il cristallo si stringono in un dolcissimo complice abbraccio.
Un lontano silenzio li unisce,
mentre sommesse parole disegnano il loro futuro, che futuro non è.
I vecchi hanno pudore dei loro pensieri, quando sanno di esser guardati.
Sorridono, di tanto in tanto, come se la loro storia fosse uno scrigno prezioso.
Un piede davanti all'altro, con estrema cautela,
mentre le piccole gemme degli alberi raccontano di nuove giovani vite,
che non sapranno vedere.
Ma è così grande la forza che sente nella sua mano,
la stessa immutevole che un giorno d'estate la prese,
per non lasciarla mai più.
Compagno e sorella. Nei tempi di gioia e nei lunghi riposi d'inverno.
Il profumo degli anni che passano ha scritto profonde parole sui volti
ed il mattino s'è spento per lasciare il suo posto alla sera,
che tiepida avvolge il loro destino.
Uniti, quelle spalle ricurve che a fatica sostengono l'aria,
camminano o forse sono già andati via.
Stupende le storie che li accompagnano.
Profondo l'affetto che provano.
Anime anziane che s'amano.
Tienila stretta, abbi cura di lei .
Oh padre, figlio e compagno sorreggimi forte, voglio sentire che cammini con me.

lunedì 28 marzo 2011

Fragili costruzioni




Non possiedo. Non ho predisposizione al possedere alcunchè.
Non ho la necessità di sentirmi sicura sapendo di avere qualcosa di mio, qualcosa di materiale.
Ho una casa, o per meglio dire, sarò completamente una padrona di casa fra qualche decennio. Ho inziato a pagarne i primi mattoni da poco.
E' mia. E' la rappresentazione della mia nuova vita.
Davvero è così? E' ciò che ho, che posseggo, che definisce la persona che sono?
E' certamente il posto dove svegliarmi, compiere gesti quotidiani, adornare secondo un immagine che mi faccia star bene. Il luogo dove sognare, aprire gli occhi al sole oppure chiuderli fra una goccia e l'altra d'acqua piovana, brillante dal mio lucernario.
E' il debito che ho verso la vita, il mattone sicuro a rappresentare me stessa?
Si, la casa è importante. E' il luogo dove tornare e stare al sicuro, sognare, accogliere.
Ma è casa ovunque io possa sentire il mio corpo vibrare. Fosse anche sul ciglio di un fiume o nel vento d'aprile. Questo mi riempie, questo mi fa sentire di avere qualcosa.
E' importante avere una casa, certo, non potrei mai dire il contrario. Ma il prezzo pagato per avere quel posto va ben oltre il suo costo reale. Ogni singolo spazio di queste mie mura è intriso di tristi abbandoni ed ogni più piccolo angolo è custode di scelte, sofferte, a volte nemmeno per mia volontà.
Le conquiste sono ben altro. Sono sicura di potermi guardare in faccia e sorridermi, per ciò che son diventata col tempo. Per quella che poi ho davvero scelto di essere.
Errori a miriadi hanno reso la donna che sono e da questi non smetterò mai di imparare. Ma nulla, nulla di ciò che il possesso significa è così importante per me.
Ho altri valori. Ho altri bisogni. O forse ho solo dei piccoli sogni. Li tengo in tasca da anni, stretti in un pugno che fa fatica ad aprirsi.
I miei piccoli sogni hanno modeste radici. Perchè nulla è davvero importante se non è accompagnato dal cuore.
I miei mattoni non hanno un valore perchè io sono il cemento, per nulla durevole ed ho soltanto il bisogno e la voglia di chiamar "casa" la vita, ovunque essa possa trovarsi.

lunedì 21 marzo 2011

UN EURO PER IL GIAPPONE


E' una buona iniziativa. Se vi interessa potete riportare il link sulla vostra pagina, contribuire con uno scritto ed aiutare la popolazione giapponese.
Un abbraccio a tutti.
Joh

http://www.autoriperilgiappone.eu/?page_id=794

FERMATI!




Fermati!

Fermarsi per qualche istante, respirare profondamente, con tutta la calma possibile.

Sentire la brezza dell'aria accarezzarci le guance, morbidamente, come le mani di un tenero amante.

Sedersi sull'erba, farsi pervadere dall'odore intenso dell'umida terra che ci entra nel corpo ed avvertire un intensa sensazione di pace, lunghissimi istanti di pace assoluta.
Guardare le nuvole rincorrersi alte nel cielo e sentirci sospesi fra i loro racconti mutevoli, immagini bianche di favole perse nel tempo.

Il vuoto assoluto. Non un pensiero a stordirci la mente. Solo il caldo abbraccio del vento. Sentirsi orfani del nostro dolore, in un intenso e languido abbandono, come se anche noi fossimo parte del vento, del sole, del granello di terra.
Provare a sentire stupore nel vedere il rientro delle rondini a casa, come se il loro migrare ci appartenesse, figli di un comune universo.
Eccoci, parte della natura, stelo del fiore, acqua nel fosso e gemma sul ramo. Primo vagito, figli di un universo che piange, ferito, straziato, dimenticato.
Fermarsi, in un comune senso di amore per quello che abbiamo, fosse anche solo una piccola rosa o un brandello di stoffa strappato.

Sentire quanto la vita abbia molto da dare anche in uno spazio minuscolo, senza chiederci nulla, pretendendo solo il rispetto.

L'amore di un piccolo cucciolo, il benessere che una carezza ti provoca, il silenzio compagno dei nostri pensieri ed una lacrima d'acqua che cade dal cielo.

Semplici cose... che stiamo perdendo nel fuoco.

lunedì 14 marzo 2011

La solitudine delle grandi menti


Sentirsi soli, cosa significa?
Forse avere paura del buio? Forse sapere di non avere un futuro, o forse aspettarsi che qualcuno ci risollevi e ci riporti verso qualcosa, una cosa qualsiasi ma che rappresenti l'amore?
Amore,
una parola bistrattata, usata spesso come stendardo, quasi si fosse noi soli dalla parte dei giusti e tutti gli altri fossero il nemico. Non siamo amati, nessuno ci vuole, reietti di una società senza principi.
E' questo l'amore?
Avere qualcuno che si occupi di noi? Che ci accompagni silenziosamente e che ad un nostro cenno ci riempia le nostre voragini?
Lontana dall'essere maestra in fatto di amore, sento la pesantezza di chi sventola il proprio vessillo luttuoso, il proprio bisogno .
Volere amore, volere comprensione, volere a tutti i costi... ed essere sordi e ciechi ad ogni piccolo approccio, tanta è la nostra superiorità, tanta è il nostro egocentrismo.
Dolore. Certo, si prova dolore e disperazione.
Come non condividere la sofferenza di qualcuno che tanto ha passato nella vita? Che tanto ha sofferto e che ancora sente lacerarsi la carne al pensiero di un futuro, di un non-futuro, di un baratro di solitudine?
E' il lamento che strazia. Il continuo lamento, come se l'intero universo dovesse ascoltare la nostra litania, il nostro guaito.

Incompresi.

Noi che abbiamo solo chiesto un briciolo di amore, di approvazione, di partecipazione.
Abbiamo chiesto. Ed è questo che per anni abbiamo fatto... solo chiesto. La mano ormai atrofizzata nel cenno di una soddisfacente carità nei nostri confronti. Immobili sotto una coltre di ghiaccio che ci attanaglia e ci rende invisibili all'altro.

Recriminare.

Un continuo recriminare la nostra povertà, il nostro destino, il nostro passato crudele, il nostro corpo esausto ed ormai insensibile a tutto.
La costante ricerca del grande pensiero, il nostro prodigarci in gesti di compassione, della parola usata come biglietto da visita, la parola che ci fa godere di noi stessi e delle nostre capacità. Tutto... in cambio di un gesto d'amore.
Chiedere.
Perchè non chiedere, quando si sa di non avere nulla, o peggio ancora quando si ha la certezza di aver perso tutto?
Perchè ci si aspetta che qualcuno sia li, pronto a stringerci in un abbraccio, quando ne abbiamo bisogno. Senza mai chiederci se, in quel preciso momento, l'altro ne abbia altrettanta necessità.

Non sarebbe meglio dare?

Dare,

una parte del nostro pensiero e del nostro cuore, nel momento in cui anche chi è di fronte a noi ne abbia il desiderio... perchè non tutti sono uguali a noi, perchè non tutti hanno lo stesso modo di intendere i gesti d'amore.
Come imporre d'essere amati a qualcuno?
Tanto più la nostra mente resterà libera da circoli viziosi nei quali la prosopopea del proprio ego regna sovrana, tanto più saremo liberi di ricevere. Così, senza chiedere.
Non per merito nè per pietà. Solo per esser stati li, nello stesso istante, nello stesso infinito istante d'amore.
Chiedere è lecito, urlare la nostra necessità è inutile.
Tutti hanno delle necessità ma in amore dare per ricevere è sbagliato. Si rende il nostro cuore a fondo perduto. Il cuore non è un oggetto da barattare.
L'amore non deve essere un bisogno. L'amore è quello che "dobbiamo" prima di tutto a noi stessi, umilmente, senza fardelli ad appesantire il nostro cammino, senza giudizio nei confronti di chi ci ha ferito perchè si deve sempre una possibilità al perdono, si ha sempre la facoltà di ricominciare e se saremo pronti a questo, avremo amore d'avanzo per chi ne ha bisogno.
Dare, silenziosamente ed abbandonarsi, senza vincoli, senza acredine verso il passato e senza nessun'altra necessità se non il vedere un sorriso sulle labbra di un'altro.
Le stesse labbra che se vorranno, ti baceranno senza che tu l'abbia mai chiesto.

martedì 8 marzo 2011

Donne in rinascita

Più dei tramonti , più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna ricomincia sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finiva più, che ti stavi giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina era un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che decidevi se eri all'altezza o se ti dovevi condannare.
Così ogni giorno; e questo noviziato non finiva mai.
Ed eri tu che lo facevi durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete ! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la porterà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti toccherà di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, da un viaggio o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a gennaio...Quando meno te l'aspetti...

Jack Folla

lunedì 7 marzo 2011

Sensazioni... solo sensazioni




E come non fidarsi del proprio istinto, quando lo senti scorrere nelle vene come se fosse lava incandescente?

Guardi la tua vita, spettatrice pagante, proiettata sullo schermo. Colori forti, colori a cera e la musica che a tratti accompagna le immagini.

Ecco, in poche riprese tutto ciò che ti è accaduto in un percorso di un anno ma che ha avuto il fremito di un battito d’ali. Un clic… e tutto è avvenuto. Tempo illimitato, tempo sfuggente.

Come non capire quanto importante sia stato questo istante infinito? Come non essere felice dei momenti struggenti e di quelli esaltanti?

E’ capitato a me. Non posso che esserne grata.

Vedo le immagini chiare, gli eventi, le conquiste ed il dolore scivolare via, cementificando le fragilità e sciogliendo la durezza del mio animo.

Davvero ho fatto tutto questo? Davvero tutto questo è accaduto?

Pochissimo tempo e tempo senza confine. Ho imparato a sorreggermi, sto imparando a vedermi con occhi diversi, sto guardando un immagine chiara che prende colore ritmicamente fra sbagli e conquiste. Perché non c’è differenza quando è il cuore a portarti per mano, a spingerti oltre, ad aprirti gli occhi dove non avresti mai creduto di trovare spiragli di luce.

Assaporo le vivide immagini, quasi ridendo di me: “Hai visto? Quella sei tu!”

Tu che non vedi più la strada di casa, tu che riscopri le tele ed i colori, tu che metti all’asta tuo padre, tu che scrivi, tu che parli davanti alla gente, tu che assapori il tuo essere donna, tu che osi, tu che chiedi, tu che impari ma non è mai abbastanza, tu che finalmente hai chiuso una porta e riapri un portone, tu che geli al mattino alle sette ma devi imparare a tagliare, a colorare porte e finestre, tu che parli di soldi con chi se ne intende e cerchi di non farti imbrogliare, tu che firmi un contratto per oltre vent’anni …e non è un matrimonio, tu che ancora non sai cos’è condividere ma ci metti tutta la forza che hai nelle pieghe del cuore, tu che non hai più paura di perdere perché stai imparando a non trattenere. Tu che sogni, che non hai mai smesso di credere, tu che nelle piccole cose sai di trovare un motivo di felicità, tu che non hai paura di buttare il superfluo… perché sono cose e non rappresentano nulla, i ricordi sono dentro di te.

Bisognerebbe aver sempre un motivo per credere di potersi cambiare d’aspetto, cambiare di luogo, cambiarsi la vita come fosse un abito vecchio.

Ecco quello che ho cercato di fare, sentire le motivazioni crescere dentro di me, sentirmele urlare all’orecchio, vedermi e sentirmi capace anche nei momenti peggiori. Fidarmi, ascoltare, sto imparato soprattutto a fidarmi e…non soltanto di me.

Eccomi al cinema, seduta nel palco d’onore. Due mani si appoggiano salde sulle mie spalle, due mani invisibili e due mani concrete… grazie di essere stati sempre con me.

lunedì 28 febbraio 2011

Considerazioni “quasi”a freddo




Ho scritto parecchio nel mio libro su di me, ma mai avrei pensato di raccontare una guerra.

Mi è esplosa fra le mani ed è risuonata deflagrando nella testa e nel cuore attraverso poche parole dette:

“Mamma, ci stanno abbandonando”, e poi ancora: “Mamma… se riusciremo a tornare…” Sono parole che una madre non dovrebbe mai sentir dire dai propri figli. Eppure è andata così.

Loro risiedono in un quartiere a circa dieci chilometri dal centro di Tripoli. E’ un piccolo paradiso, casette che si affacciano sul mare, pochi essenziali negozi: un minimarket, il medico, la farmacia. Li vivono tante famiglie, tantissimi bambini, tutti espatriati, tutti lavoratori in quella terra dove il deserto si sta mangiando la vita e l’intonaco… grigio, dello stesso colore della polvere.

La risonanza di ciò che sta accadendo la rende secca al telefono. Mi chiede di parlarle in codice, come nei film, perché sono controllati e non possono parlare chiaramente:

“Com’è il mare li da voi?”

“Sta iniziando a sporcarsi, ma a casa di un nostro collega, il mare è già molto sporco”

Ho il cuore che batte forte. Ha paura. Lo avverto.

Silenzio

Ore ed ore senza sentirla. Le comunicazioni vanno e vengono. Ho un forte senso di nausea, l’apprensione è fortissima. DEVO poter capire cosa le sta accadendo.

Ancora una telefonata (sarà l’ultima):

“Mamma, stanno portando tutti gli italiani via dal nostro villaggio. Ci stanno lasciando qui! Ci stanno abbandonando da soli!! Fai qualcosa!! E’ pericoloso passare un’altra notte qui! Ci stanno sparando!”

Silenzio

“Stai tranquilla, tu tornerai”. E’ quello che sono riuscita a dirle prima che la comunicazione si chiudesse.

Ho fatto di tutto. Ho chiamato chiunque. Ho urlato e minacciato. Qualcuno mi ha ascoltata e forse ha fatto qualcosa. Non importa chi o come… dovevo tirarla fuori dal pericolo, lei i suoi figli e suo marito.

Non so cosa si sia mosso dall’Italia. Di sicuro non abbastanza. So che qualcuno è uscito da quella casa sul mare. Ha preso una macchina e si è gettato in strada in mezzo a quei cani pagati che sparavano ovunque. In mezzo a quei cani che mozzavano braccia innocenti, in mezzo a quei cani che violentano donne e bambine.

Si è gettato in mezzo alla guerra per poter salvare la sua famiglia. E’ arrivato da “quelli che contano” ed ha urlato la rabbia contro di loro. Lo hanno ascoltato e finalmente son tornati a riprendere tutti quelli rimasti da soli in quel “giardino di fuoco”.

“Mamma, siamo tutti insieme ora. Dimmi che saremo sul volo di domani mattina. Per favore, dammi questa conferma”

“Si, siete tutti sul volo, me l’hanno già confermato”

“Non ho i documenti, mi hanno bruciato il passaporto. Siamo senza documenti i miei piccoli ed io!”

Le hanno detto: “senza le foto, non possiamo farvi il foglio di via per il rientro!”

Ma come è possibile?? Entrano tutti in questa magnifica Italia, ma non può tornare nel proprio paese un’italiana perché le mancano 2 foto di riconoscimento? Ma come è possibile?

I documenti le arriveranno all’ultimo istante. Quando saranno già in aeroporto, stipati come bestiame, i piccoli attaccati a loro e legati per il terrore di perderli. Solo pochi istanti prima di lasciare l’ipotetica linea che delimita la terra di nessuno dalla terra degli uomini.

Ed eccoci qui. Quattro ore prima del loro arrivo. Ricevuta la conferma dei loro nomi su quella lista Alitalia. La lista… sembra un film già rivisto. Ho una lista che non mi da la conferma della loro presenza sul volo. Ancora ansia, paura. La stessa di tutti quelli che sono qui ad aspettare con me. Mogli, figli, fidanzate e chissà chi altri. Giornalisti ovunque, a caccia di lacrime. Meglio nascondersi ed aspettare l’aereo che arriva.

Eccola li. Il piccolo al collo, la piccola nel passeggino che mi sorride, felice… bianca come un vaso di porcellana, gli occhi gonfi ed arrossati. Due giorni senza mangiare qualcosa di sano. Solo biscotti e qualche cucchiaio di miele. Mia figlia non credo abbia avuto la forza di buttar giù nulla. Solo vitamine, mi ha detto… doveva allattare suo figlio. Poco dopo il marito, provato dalla stanchezza. Sono tre giorni che non chiudono occhio per la paura, per i colpi di mitra che sentono, per le bombe che esplodono. Ci abbracciamo, senza parole.

Copriamo i bambini con le coperte. Non erano pronti al freddo di questa stagione: era già primavera da loro.

Silenzio. Lo sguardo perso nel vuoto. Nemmeno la forza di tirare un sospiro di sollievo.

Quale sollievo? Alcuni di loro sono rimasti ancora laggiù. Alcune famiglie, i loro vicini di casa, i loro bambini, i loro alunni innocenti, Perché il volo era così vuoto? Perché non hanno portato via tutti quelli che potevano? Perché su 180 posti arrivano solo poco più di quaranta persone?

Passano almeno due ore ed alcune parole mi entrano dentro come un pugno violento: “Ho fatto di tutto per mettere in salvo tua figlia ed i bambini. Credimi, non è stato possibile farla andare via prima da quell’inferno. Giuro che non metterò mai più in pericolo la vita di E.”.

E poi ancora:

“Dovrò ritornarci. Non posso restare senza sapere cos’è accaduto agli altri bambini ed alle famiglie che sono rimaste laggiù”. Figli della Libia, alunni di scuola. Bambini innocenti. “Non posso restare senza sapere. Se la scuola dovesse mai riaprire, io sarò li con loro” (senza mia figlia. Lei sorride ed approva, sono anche i suoi piccoli… ma lei giura li non ci tornerà mai più …).

E’ passata quasi una settimana ed ancora non mi sembra vero sentirla al telefono, vederla, abbracciare i suoi figli.

E’ passata quasi una settimana ed io ho bisogno di lasciare andare i pensieri. Ridere, piangere quando mi va. Avere cose semplici da fare. Ho voglia di banalità. Ho voglia di sole e di primule. Di musica ed aria. Di uscire di casa e smorzare l’angoscia che si è attanagliata allo stomaco. Ho voglia di correre e di guardare qualcosa di bello, fosse anche solo l’aurora. Ho voglia di piccole cose, ho voglia di … vita.

lunedì 21 febbraio 2011

In attesa di un ritorno




Le notizie non sono confortanti. Anzi. Era un delirio annunciato.
Da giorni le parole si rincorrevano, le immagini si tingevano di colori variabili dal rosa scuro al rosso sangue. Quel rosso che da giorni bagna le terre del Nord Africa.
Stamattina ho sentito la sua voce. Non era quella solita, non era quella che da qualche giorno scherzava dicendomi: "stai tranquilla, qui siamo al sicuro".
Oggi mi ha detto: "mamma, ci hanno abbandonati".
E' in parte vero.
Loro sono gli insegnanti, italiani, dei figli dei dipendenti di una grande società petrolifera. Questa mattina hanno imbarcato su di un loro aereo privato ed hanno portato via tutti gli italiani...tranne loro.
Quei responsabili, loro amici, che hanno omesso di dir loro "guardate, domani arriva un aereo". No, l'aereo è partito questa mattina... senza di loro.
E' l'ambasciata che ora deciderà. Agli italiani che lavorano all'estero vien tolto loro il passaporto perchè hanno diritto ad un documento di residenza estera.
Quindi, al momento sono senza documenti.
24 ore. Questo è il tempo che l'ambasciatore ha promesso loro per il reimpatrio.
"Mamma, ci hanno abbandonati". E' un grido che non avevo mai sentito da mia figlia. Lei, sempre sopra le righe. Lei sempre evanescente, mai in apprensione. Lei sempre quasi fatalista.
Io no. Io ero concretamente consapevole che le questioni si sarebbero deteriorate.
Un leone in gabbia, ecco quello che sono.
E non mi importa di quello che penserà di me. Ho mosso le mie carte.. le ho mosse molto in alto in quell'organizzazione che ha chiuso gli occhi su una famiglia con dei bambini piccoli. Quella famiglia che ha avuto a cuore i LORO bambini per tutto questo tempo, con l'istruzione, la presenza e la dedizione.
Sentirò le mie. Mi dirà che ho interferito. E' vero. Sto muovendo tutto quello che posso per lei e per la sua famiglia. 4 anni e 4 mesi sono troppo pochi per sostenere un esodo di questo genere. Chissenefrega se mi odierà. Io sto agendo col cuore, come al solito. E a dirla tutta, questo è quello che avrebbe dovuto fare qualcun'altro al posto mio. Ma è una lunga storia... transeat.

Se li sono dimenticati. Almeno per ora.
Chiusi nel loro recinto "sicuro" assieme alle altre mandrie di espatriati di ogni razza. Un gruppo di mamme e bambini chiusi in attesa di una risoluzione a breve.
24 ore... un eternità per quello che sento ora.

Questa è la mia giornata oggi. Incollata ad un monitor in attesa. Fra una pratica amministrativa e l'altra con poca concentrazione, sento solo il cuore che batte come non l'ho mai sentito prima.

Dovrei dire: "l'ineluttabilità della vita". Si, probabilmente. Ma non sono fatta così. Io cerco di agire. Magari con qualche spinta nel sedere per "svegliarmi", ma poi divento una tigre e reagisco.
Non toccate mai i cuccioli della tigre: diventa un'assassina.

Joh


La Tigre


Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

William Blake

mercoledì 9 febbraio 2011

Ci risiamo




E' tornata, la sottile agitazione.
Quella che mi teneva insonne a guardare lo schermo spento del televisore.
Quella di qualche anno fa. Quella di quando aprivi i quotidiani ed ogni volta giungevano notizie sconfortanti.
Il panico... bieco ed infido compagno.
Non per me. Io vivo in un paese dove tutto pare tranquillo, dove la pizza, la mafia ed il mandolino sono le nostre carte di presentazione all'estero.
L'estero.
E' quello che mi spaventa.
La mente, terribile compagna, attiva, a volte troppo. Arriva prima del ragionamento costruttivo, vola ed immagina tragedie. Non posso razionalizzare, è più forte di me.
Ma come essere tranquilli in un momento dove l'effetto domino delle guerriglie e delle rivolte era già nell'aria.
E tu rivivi i momenti in cui la sentivi al telefono, serena, che cercava di calmarti, mentre in lontananza gli spari dei fucili si facevano sentire.
L'Africa... un mondo meraviglioso dove la morte gioca con l'uomo, tenendolo saldamente per mano, dove la terra si mischia al sangue delle madri e dei padri ancestrali, dove il sole ha prosciugato l'acqua ma non le riserve... di greggio.

Ecco... di nuovo quella sottile angoscia. Gli articoli dei giornali sparati in faccia dagli amici, per informarti non sapendo che queste sono le ultime notizie che vorresti sentire, perchè ti spaventano.
E devi star zitta per non inquietare. E devi trovare le parole giuste per cercare di capire come stanno. E devi nascondere gli avverbi per sapere se loro sanno cosa sta accadendo...perchè spesso gli italiani all'estero sono gli ultimi a sapere.

Una data... una scadenza. Come si può vivere con una scadenza nel calendario?
Stai serena, mi dico. Si... devo stare serena.
Scrivo, mi sfogo, ho paura. Una paura senza senso ma non posso far molto e non potrei far molto comunque. Io qui, loro li. Tutti. Grandi e piccoli... piccolissimi.

Incollata ai giornali, col cuore che batte... per i suoi figli.

lunedì 7 febbraio 2011

Stylish Blogger Award




Ringrazio di cuore Lilly per avermi assegnato lo Stylish Blogger Award e contraccambio la stima e l'affetto non solo come blogger ma come donna ed amica.


Questo Blog è cresciuto come un bambino, nutrito, dissetato, amato ed in cambio ho ricevuto la forza per renderlo, in parte, pagine da sfogliare, nido per accogliere gli amici, scuola per imparare dalle parole altrui.

Di tutto questo... grazie anche a voi!

Il regolamento prevede che vi dia sette informazioni su di me:

1) Chi sono? Sono prima di tutto la frase che maggiormente mi rappresenta: "Io sono la mia voglia di essere, io sono il coraggio di chiedere anche quando è illecito farlo, io sono parole indicibili e frasi d'amore, io resto quella che sono ... una donna che chiede, che scrive, che vive"

2) Sono una donna che ha deciso di ricominciare partendo da se stessa, attraverso i propri desideri. Perchè bisogna vivere ora.

3) Sono "bipolare": allegra e seria , trasgressiva e tradizionale, fantasiosa e pigra, ferma e libera. Questo fa si che chi mi conosce o mi ama o non mi capisce del tutto.

4) Amo le parole scritte ma ho imparato anche ad amare il suono della mia voce. Ho iniziato a parlare da poco...

5) Amo la mia famiglia, mia figlia ed i suoi cuccioli. Sono l'unica certezza che ho.

6) Mi stupisco ancora se qualcuno si innamora di me. Sentirsi amati e poter amare qualcuno è il dono più grande che uno possa ricevere.

7) Ho vissuto intensamente e non ho rimpianti. Forse qualche rimorso ma... mi sto impegnando per saldare i conti con me stessa.

E adesso tocca a voi.


http://keypaxx.splinder.com/

http://uriele.splinder.com/

http://libby-thesecretgarden.blogspot.com/

http://soloenne.blogspot.com/

http://ladonnaconlafinestrasulmare.blogspot.com/

http://unaclavaeros.blogspot.com/

http://popolosodeserto.blogspot.com/

http://giochidivento.blog.tiscali.it/

http://ilcosmopolita.blogspot.com/

http://artesapienza.blogspot.com/


Ne mancano molti e mi scuso con loro!
Un abraccio, amici cari!
Joh

mercoledì 2 febbraio 2011

Un ringraziamento ad un Blog speciale




Ringrazio Paperblog per aver pubblicato il mio post "La forza delle donne".

Una sorpresa inaspettata, che mi ha commossa.

Grazie
Joh

martedì 1 febbraio 2011

La forza delle donne



Non so come sono arrivata fino a questo punto. Credevo di non farcela. Ho tirato un lungo, infinito, sospiro ed ho iniziato a fare, organizzare, prendere e lasciare.
Ho teso la mia vita come una corda di violino, sapendo che quello che sentivo era musica, malgrado la mia difficoltà nel pizzicarne le corde.
Quando sei in corsa e sai che devi arrivare alla fine, le forze che credevi nascoste si ampliano, ti abbracciano, ti sorreggono.
La vita si dipana dal suo groviglio, nodo dopo nodo, fino a formare l’arazzo che avevi immaginato. I colori si manifestano brillanti, al tatto la trama da ruvida diventa seta sotto le tue piccole dita. Fanno male, a volte bruciano. Il filo diventa corda ruvida e tu cerchi di tenderla quasi allo stremo delle forze. Non devi cedere… sei quasi alla fine.
Speri che le giornate si allunghino, non solo nel loro chiarore, ma che possano raddoppiare anche nelle ore. Hai bisogno di tempo per portare a termine il tuo lavoro.
Vorresti una strada liscia sulla quale camminare ma i piedi nudi si sono induriti e le pietre non ti pungono più… quasi corri e non te ne accorgi.
E’ la forza delle donne. Quella che nella sofferenza, nel dolore più grande, le porta a sollevare macigni. Quella che non ti da tempo per piangere perché le lacrime arriveranno solo quando tutto sarà sistemato. Quella che ti sale dal cuore, perché nella pancia non c’è così tanta profondità.
Quella che anche quando sei sola, ti senti capace di prenderti in mano la vita, rovente, e non sentirne il bruciore.
Te ne accorgi solo quando devi dormire. Quando di notte gli incubi ti vengono a trovare, tutti insieme e ti svegli sudata, la mente che non si riposa. Mille domande, mille risposte e la tua mente è lì, ad insidiare quella che sembra fragilità… quanto vorresti lo fosse davvero.
Vorrei essere debole, a volte. Poter dire di non farcela. Sembra che con alcune di noi funzioni questo sistema. Gran donne, quelle.
Ne invidio il loro “non avere pensieri”… forse.

Ma sto costruendo, con tutta la forza che ho e ne sono felice. Perché, malgrado il sentirmi in una tormenta di neve, ubriaca di freddo, potrò firmare quest’opera che sto compiendo da sola. Mi stamperò un nuovo biglietto da visita, o scriverò un certificato di benemerenza, nel quale si ringrazierà il mio nome per tutto il lavoro che ho svolto.
Riposerò più tardi. Ora non ho tempo per pensare ai cuscini di piuma. Ora ho una cosa importante da fare prima che spuntino le foglie dagli alberi. Voglio fiorire assieme al tepore della prossima luce.
Questa è la forza che sento… e questa è la forza che ho.