mercoledì 26 settembre 2012

Nel ricordare un Uomo





"Per te, con amore,
la sabbia del deserto ho scavato,
piramidi ho aperto,
labirinti ho penetrato
finchè, col batticuore,
piccolo messaggero
dal pensiero alato,
la tua traccia ho scoperto"

(Mario Pincherle) 




Avevo poco più di 13 anni. Un' impareggiabile voglia di leggere ed un insanabile fame di sapere.
La libreria di mio padre era una fonte inesauribile di risposte e quando la mia curiosità  non veniva sufficientemente ripagata  dagli autori, c'era lui che provava a colmare queste mie lacune.

A quei tempi, la mia attenzione s'era focalizzata sugli Arcani Maggiori. Mi interessavano soprattutto per ciò che rappresentavano graficamente, la loro simbologia e quale fosse il significato celato dietro a quegli strani personaggi colorati. 

Ero particolarmente incuriosita da una carta in particolare (non ne ricordo il motivo...): la Torre. Quegli ometti che cadevano a testa in giù e che sembravano non avere speranza di sopravvivenza, non andavano d'accordo con la spiegazione formulata da  un tale  Oswald Wirth ("i Tarocchi"  - Mediterranee Edizioni, esiste ancora...).

Mio padre, che come sempre  voleva  ragionassi e mi confrontassi anche con diversi pensieri, mi disse divertito: "Perchè non scrivi a Mario Pincherle, forse potrebbe darti una risposta in merito!".

Lo feci. Scrissi una lettera chiedendo spiegazioni su quella carta e sorprendentemente, poco tempo dopo, lui mi rispose. Non solo rispose ringraziando la mia giovanile curiosità, ma regalandomi un pò dei suoi libri autografandoli ed in particolar modo, dedicandomi quello in cui si parla della Torre
 ("Come esplose la civiltà" - Ed. Filelfo: ora non esiste più).

Fui davvero colpita da questa sua gentilezza e da ciò che mi scrisse (purtroppo la lettera s'è persa in chissà quale trasloco o magari spunterà fuori da qualche libro il giorno che avrò il coraggio di metter mano alla libreria di mio padre...). Per ringraziarlo, disegnai  su del cartoncino i 22 Arcani Maggiori reinterpretandoli a seconda di ciò che il loro nome significasse per me.

Non ne seppi più nulla da allora di Mario Pincherle fino al giorno in cui, con mia profonda sorpresa, non me lo vidi comparire in televisione come ospite ad un programma che si intitolava Star Gate.
"E' ancora vivo!", pensai.
Mi informai presso la redazione del programma ed ebbi un contatto telefonico della nuova casa editrice con la quale stava collaborando. Raccontai loro la mia storia chiedendo di informarne l'autore.

(In quel periodo stavo preparandomi per una vacanza in Egitto, al Cairo, assieme a mia sorella, dove stava organizzando un congresso).

Prima della partenza, ero in ufficio e ricevetti una telefonata:
"Pronto, buon giorno. Sto cercando Stefania... una bambina di 13 anni che ho sempre conservato nel cuore".

Mi emoziona ora scriverlo e vi lascio immaginare cosa provai io quando ascoltai queste parole al telefono!

"Ciao Stefania, sono Mario Pincherle! Certo che mi ricordo di te! Cosa mi racconti?"

 Gli raccontai a grandi linee cosa avevo fatto in quei 26/27 anni di vita ma soprattutto gli dissi che finalmente, dopo tanto studiare sull'argomento, avrei avuto la possibilità di visitare di persona la Grande Piramide di Cheope.

Lui ne fu entusiasta e mi fece promettere che, al mio ritorno sarei andato a trovarlo a casa sua a Bientina.

Il viaggio in Egitto si dimostrò ben al di sopra delle mie aspettative. Per tutta una serie di coincidenze fu un viaggio davvero indimenticabile: ebbi una guida tutta per me che mi raccontò dell'Egitto in maniera del tutto particolare (un egiziano che conosceva i libri di Pincherle e ne condivideva la filosofia...), ma soprattutto ebbi la possibilità di entrare nella piramide da sola, senza altri turisti (stavano per chiudere il sito archeologico ma la mia guida insistette per farmi entrare...).

Fu un'esperienza indimenticabile soprattutto quando la guida mi disse: "Stefania: sali da sola la rampa ed entra nella camera del Re: è il tuo momento, è giusto così".
 
Potete immaginare cosa significasse per me entrare in quel luogo che tanto a lungo avevo studiato e del quale ancora ne sento l'attrazione? Non saprei descrivere le sensazioni tanto furono intense!

Al mio ritorno fissai un appuntamento con Pincherle e lo andai a trovare, ospite a casa sua per un fine settimana.
Passammo quei due giorni a parlare, lui a mostrarmi le sue scoperte, a confrontarci, io soprattutto a cercare di "diventare una spugna" per assorbire tutto quello che mi stava dicendo! Mi fece rivedere la mia collezione di tarocchi disegnati,  custodita fra i suoi libri in un cofanetto con tanto di fiocco... non potevo credere che avesse tenuto ancora i disegni di una bambina! Ne fui onorata.
In cambio volle regalarmi (come se già non mi avesse regalato abbastanza...) un piccolo gioiello, in oro zecchino fuso e plasmato da lui, rappresentante la famosa torre: lo Zed.


Ecco cosa mi rimane di quest'uomo e se ancora avessi di che scrivere sarebbe poca cosa rispetto a ciò che mi ha lasciato lui da ogni punto di vista.
E' stato un Maestro, una guida, una fonte di ispirazione, un punto di riferimento.
Non è mai mancato il momento (e qualche frequentatore di questo blog può darne testimonianza) in cui io non lo citassi parlando di questa argomento e di sicuro non mancherò di farlo ora che... lui se ne è andato.

Presento o meno fisicamente nella mia vita, Mario Pincherle non ha mai smesso di insegnarmi, di incuriosirmi, di stimolare la mia fantasia.
E' per questo che dedico a lui questo mio ricordo, che spero gli sia gradito, ovunque lui sia in questo momento.

Buon viaggio Mario!

Ste. la bambina di 13 anni









lunedì 17 settembre 2012

FISICA E CHIMICA




Vale la pena credere ci sia qualcosa che ti attragga lungo la via: fosse il riflesso di un vetro della finestra, un foglio scritto lasciato cadere per strada, prendere una via traversa anzichè quella dritta.
E vale la pena avere dei sogni e credere che ciò che desideriamo possa accadere, vedere già dipinta su di una parete bianca i contorni di questo tuo sogno.

Io ho preso in mano un pennello e l'ho intinto in parecchi colori. Prima facendo attenzione che non ci fossero imperfezioni, che la sua consistenza fosse adeguata e non gocciolasse sul muro imbrattandolo. Poi, man mano che le immagini si facevano più chiare e la mente si puliva delle parole superflue, ho lasciato che la mano scorresse libera dai barattoli sfusi alla parete. Ho lasciato che i gesti fluissero liberi, si appropriassero di me, si trasformassero in arancio, blu e rosso senza far distinzione fra chi era pittore e l'immagine che avevo riflesso : io ero il colore ed il colore era dentro di me.

Quando ti lasci guidare da questa forza, quando il tuo cuore ha aperto le porte verso l'esterno reclamando i suoi battiti, ecco che nulla accade per caso.
Ci sono forze che ti chiamano e ci sono forze che ti abbracciano. Ci sono gesti che hanno un significato preciso e ci sono parole che ne hanno uno completamente diverso.
L'impetuosità ed il ritmo con il quale questa forza si manifesta, dipende solo da te, dipende da quanto sei in grado di accogliere i cambiamenti e di quanta forza tu metta nel desiderare.
I desideri non sono una cattiva cosa. Loro sono i quadri che tu hai appeso durante la vita.
Io ho appeso una casa nel verde, ho appeso una famiglia riunita. Ho appeso la musica e il ballo, le pagine d'un libro che parlasse di me e le mani di un uomo diverso dai soliti.
Ho appeso il mio corpo nel centro della parete e con l'aiuto  di un paio di mani più forti, ne ho cambiato le forme, i contorni. L'ho reso più simile a ciò che sognavo di essere, nei suoi contenuti e nei suo modo di porsi nei confronti dell'altro.
Ho imparato che ciò che credevo impossibile fare, era solo un concetto della mia mente. Il mio corpo ha reclamato ben altro.

La mia vita è cosparsa di queste occasioni, di attrazioni fatali e di messaggi chiari e diretti. Non ho mai tappato le orecchie all'ascolto o la mente ai vocaboli nuovi.
Ci ho messo del tempo, forse è il mio unico sbaglio. Ma non ho rimpianti per non averci provato, per non averci creduto o per non aver più sognato.

E se mai un desiderio non fosse esaudito, se uno dei quadri che ho appeso non si colorasse del tutto... non avrei timore di sentirmi fallita.

Ho tante pareti sulle quali disegnarmi la vita... non metto cornici a nessuno dei sogni... i cerchi si chiudon da sè.



martedì 4 settembre 2012

L'estate ha il sapore di....





L'estate ha il sapore della frutta gelata,
quella raccolta in grandi bicchieri di plastica e mangiata ai piedi del Grande Maestro in Campo dei Fiori.
L'estate ha il sapore delle stradine assolate, delle grandi piazze maestose e delle case ricoperte di edera verde.
Ha il sapore dell'acqua che sgorga impetuosa dalle fontane,
ed ha il colore di una piccola rosa che pare galleggi e scivoli dolce verso di me.
Ha il sapore dei colori della persone.
Di quelle sedute all'ombra del colonnato mentre lo sguardo si riempie di sacro;
di quelle che all'angolo della strada simulano vecchie canzoni, gli abiti sdruciti dal tempo ma con in volto lo stesso perenne sorriso da avanspettacolo: quanto ti costa mendicare due lire!
Di quelle che si siedono al tavolo con te e ti raccontano pezzi di vita, senza pudore, come se fossi un parente o un amico sincero. E la tua  pancia e il tuo cuore si riempiono nella stessa misura. Cibo ed amore serviti nello stesso menu.
Di quelle che calpestano il suolo che fu degli antichi e non se ne rendono conto;
di quelle che ne hanno abbastanza della gente che passa e di quelle che si assiepano in una piccola piazza, perchè è famosa... fa nulla se ce ne sono altre cento.
L'estate ha il sapore della luce che entra impetuosa dall'alto e ti abbaglia, ti avvolge, ti induce al silenzio e ti sovrasta con una forza possente. E non hai scelta che accogliere i brividi intensi che ti percorrono il corpo e la mente. Così piccola, di fronte a quell'immenso chiarore.
L'estate ha il sapore di sguardi, di poche parole e di intense emozioni affacciate ad un ponte, di fronte al Castello, alla ringhiera di un terrazzo sul Colle.
E poi ancora ha l'emozione attaccata alle corde di una chitarra, mentre le note riprendono il ritmo, mentre le dita accarezzano il legno. Come una volta, come quando eri piccola.
Questa è l'estate delle emozioni vissute per prime e di quelle vissute di nuovo.
Questa è l'estate che ho portato in valigia con me.


Grazie....