venerdì 15 aprile 2011

Non c'è pietà per nessuno






Ecco quello che siamo: siamo un popolo di martiri. Un piccolo popolo, senza patria, nascosto dietro le dune di sabbia o negli anfratti delle boscaglie. Persone invisibili, senza nome. Un nome che si manifesta all'alba del giorno dopo, quando ormai è troppo tardi. Ed i tuoi fratelli gridano "all'orrore!". Gli stessi fratelli che per anni non sapevano nemmeno quale fosse il tuo pensiero, gli stessi fratelli che oggi rimpiangono di non averti conosciuto. Io per prima. Quella gente che, fissa davanti agli schermi colorati, una bottiglia di birra in mano, fanno lo slalom fra cosce di ragazze e reality show. Questo siamo: un popolo di cartapesta. Paghi delle nostre belle case, delle nostre auto potenti e dei nostri debiti, purchè si possa apparire ciò che non siamo. Eppure hai un fratello, quello che non hai mai conosciuto, che si alza al mattino e spera che il bambino che ha soccorso ieri fra la polvere possa ancora avere un futuro. Quello che ha lasciato tutto per attraversare le trincee, indossare la propria pelle e non chiedere nulla a nessuno. A lui quando "manca la benzina" è solo perchè la camionetta ha smesso di correre in mezzo alle bombe. Quello che è armato del suo bisturi e seguita a dire che ogni figlio di questa terra è figlio di tutti. Mio, di te che stai leggendo e di chi non leggerà mai il mio sconforto. Fratelli che vivono nell'ombra e muoiono sulle pagine dei giornali. A loro è dedicata la notizia, la stessa che fra poco verrà dimenticata da tutti, soprattutto da noi che restiamo vivi con la morte incollata alle vene e non ricordiamo che abbiamo a disposizione solo un attimo per vivere. Uomini. Gente comune. Poco più che ragazzi. Nati col desiderio di dare, di fare. Troppo o poco che sia non ha importanza, loro sono li. Noi a guardare, a commentare, a disapprovare, ma in definitiva a non esserci mai. Sento piangere le loro madri, i loro padri e le loro compagne. Affossati nell'impotenza, a sorreggere una bandiera che appoggeranno sulle loro bare. Un tricolore nel quale il rosso ha preso il sopravvento e sul quale il nero si sta facendo strada, infido come il demonio. A voi fratelli invisibili, a voi è dedicato oggi il mio pensiero e la mia parola. La vostra, non si potrà più sentire.


martedì 5 aprile 2011

Le tracce di un lento cammino



E' dolcezza, è fragilità, è la forza di stare ancora per mano.
Resto a guardarli, fermo l'immagine, la lascio vibrare nel cuore.
Camminano assieme, uno a sorreggere l'altro,

lo sguardo di latte degli anni che passano,
il passo incerto, senza un futuro, una meta alla quale aspirare.
L'unica certezza è la sua mano, stretta in quella dell'altra.
Gli anni li hanno resi sensibili alla luce, ai raggi troppo caldi del sole,
ombre crudeli sui volti han scavato nel loro profondo,
raggiungendo le nicchie del cuore.

Mani rugose, segnate dal tempo si cercano, per non lasciare che l'altro si possa far male.
Fragili come il cristallo si stringono in un dolcissimo complice abbraccio.
Un lontano silenzio li unisce,
mentre sommesse parole disegnano il loro futuro, che futuro non è.
I vecchi hanno pudore dei loro pensieri, quando sanno di esser guardati.
Sorridono, di tanto in tanto, come se la loro storia fosse uno scrigno prezioso.
Un piede davanti all'altro, con estrema cautela,
mentre le piccole gemme degli alberi raccontano di nuove giovani vite,
che non sapranno vedere.
Ma è così grande la forza che sente nella sua mano,
la stessa immutevole che un giorno d'estate la prese,
per non lasciarla mai più.
Compagno e sorella. Nei tempi di gioia e nei lunghi riposi d'inverno.
Il profumo degli anni che passano ha scritto profonde parole sui volti
ed il mattino s'è spento per lasciare il suo posto alla sera,
che tiepida avvolge il loro destino.
Uniti, quelle spalle ricurve che a fatica sostengono l'aria,
camminano o forse sono già andati via.
Stupende le storie che li accompagnano.
Profondo l'affetto che provano.
Anime anziane che s'amano.
Tienila stretta, abbi cura di lei .
Oh padre, figlio e compagno sorreggimi forte, voglio sentire che cammini con me.