martedì 27 aprile 2010

La vita: un soffio ad una candela accesa



Tempo.
La strada sulla quale cammino a volte è in salita, a volte scorre diritta e senza curve ed altre ancora scivola velocissima lungo una discesa che sembra non abbia mai fine.
E' la fine che mi lascia nel dubbio. Mi lascia un sapore di cibo lasciato nel piatto.
Sto consumando pietanze con voracità inaspettata, quasi non fossi mai stata sfamata, quasi non avessi mai gustato del tutto quel particolare tipo di cibo o bevuto di quel boccale di vino. Sensazioni fantastiche, mi fanno volare.
Eppure la sensazione di non aver spazio, di non avere la possibiltà nè occasione, di non avere tempo mi lascia come in sospeso.
Accadono cose che ti pongono di fronte ad un pensiero deciso, fermo, quasi un segnale al neon nel buio della notte: "sbrigati!"
Basta poco, basta davvero nulla ed hai perso la tua occasione. Basta aver girato la testa nel momento sbagliato e sei caduta, non potrai più rialzarti. Il tempo è finito.
Non voglio avere il rimorso di aver lasciato cose incompiute.
Mi sto occupando di me. Osservo i miei desideri, li coccolo come fossero teneri esseri appena sbocciati. Loro, tanto a lungo lasciati a sopire sotto macigni di ghiaccio. Ascolto la voce del cuore che chiama e che grida per essere libera. Mi vedo raccogliere fiori, saltare nei prati, comporre canzoni d'amore e scrivere toccanti poesie. Mi ascolto mentre nuove parole mi scorrono lungo le labbra senza pudori e sento tutto il mio essere aver finalmente uno spazio nel mondo... ma vorrei avere uno spazio, nel tempo.
Vorrei riavere del tempo e gustare questo nuovo sapore di me col dovuto rispetto, con la dovuta attenzione. Osservare il mio volto allo specchio e seguirne i contorni con un pò più di attenzione. Fermarmi un istante e sorridere. Vorrei raddoppiare il tempo dei momenti bellissimi, ne ho parecchi in questi ultimi tempi. Posso chiedere di fermare il tempo nel momento in cui vivo una gioia profonda?
Posso chiedere di togliere brandelli di spazio trascorsi nell'inutilità di un vissuto incoerente?
Vedo questo tempo bastardo sorridermi appresso come fosse un mariuolo di strada. Ammicca con quel cappello sgaulcito e con le scarpe che non hanno più suola. Mi corre davanti sfuggente, le guance paonazze dalla sua corsa sfrenata. "Fermati tempo e dammi la mano! Accompagnami con dolce lentezza, ti prego!"
Avvertimi quando non sento i rintocchi del tuo orologio fatto di niente. Fermami quando non vedo dove posso fermarmi a guardare la vita e stringimi quando mi vedi seduta a guardare nel nulla. Sgridami se vedi che indugio in cose che non mi servono a nulla e abbracciami forte negli indimenticabili giorni di qualche mia nuova conquista.
Portami ad essere una donna migliore. Scrivi con me queste ultime pagine mettendo le virgole quando i discorsi si fan troppo lunghi. Non metterci il punto. Non ora. Ho ancora del cibo nel piatto e profuma di buono: è la prima volta che cucino per me.

lunedì 19 aprile 2010

La violenza sulle donne




E' successo a casa mia. E' successo nel mio posto di lavoro. E' successo sotto gli sguardi indifferenti di chi ha sottovalutato il buio.
Hanno fatto del male ad una donna. Potevo essere io, poteva essere mia figlia o la tua, poco importa. E' successo a lei.
E' successo di sera mentre tutti noi eravamo comodamente seduti forse davanti al televisore. Lei andava a riprendersi l'auto lasciata dove ha potuto, lontana dalla porta d'ingresso, lontana da un parcheggio sicuro e custodito perchè li ci devono poter stare "quelli che se lo possono permettere". Noi la macchina dobbiamo metterla altrove. Altrove... dove c'è buio la sera, dove non c'è nessuno che ti vede o ti sente.
Nessuno t'ha sentita.
Ed oggi, tardi ormai per porre rimedio a qualsiasi cosa, tutti scrivono, tutti si addolorano, tutti si lamentano. Dopo... e non è toccato a loro.
Scrivono gli uomini che si sentono presi in causa, coloro che hanno minimizzato il problema, coloro che non hanno saputo vedere oltre le lamentele e coloro che hanno uno spazio dedicato, sicuro, al coperto.
Lei no... lei doveva fare parecchi passi nel buio.

Il buio. La notte. Le urla. La violenza. Il disgusto. La rabbia. La nausea. Il vomito. Lo sporco. L'impotenza. Lo stramaledetto istinto di supremazia. Lo stramaledetto sentirsi orgogliosi in quell'orribile gesto. Il dolore ed ancora il dolore!!!

Avevo bisogno di scriverti qualcosa. Lo faccio qui. Non so chi sei ma la tua voce, il tuo pianto, la tua rabbia e la tua sofferenza si è fatta sentire oltre le mura. E' entrata qui dentro attraverso le porte, sulle rampe delle scale, attraverso le finestre e gli ascensori. E' entrata urlando nelle nostre orecchie e nei nostri cuori... e questa volta proprio non so come potrei consolarti. Mi sento impotente, perdonami piccola anima.

Ti abbraccio, con tutta la delicatezza che posso. Per farti sentire che non sei sola, per darti coraggio, per farti sentire che ti sono vicina, per darti la forza di credere che non tutto il mondo è cattivo.

Tu, sei una Donna ...non smettere di esserlo mai.

martedì 13 aprile 2010

Essere riconosciuti




Non so cos'abbia di diverso nel mio aspetto ora, ma quello che avverto è la sensazione di un cambiamento profondo, come di un alone rosso fuoco che mi abbraccia e mi rende consapevole di ciò che sono. Mi sento forte, mi sento uragano, mi sento vulcano aperto al mondo.

Ieri pomeriggio mi trovavo fuori in giardino. Non era nemmeno tanto tiepida l'aria ed avevo anche un pò freddo. Ad un certo punto arriva una signora di una certa età, direi fra i settanta e gli ottant'anni, carica di libri, giornali e fogli che le uscivano scomposti dalle braccia. Uno strano cappello di maglia in testa a coprirle i capelli raccolti in una piccola crocchia rotonda.
Mi guarda e mi chiede di scambiare due parole in merito al seminario scientifico appena concluso. Le sorrido un pò imbarazzata, non capisco proprio cosa voglia da me ma le annuisco in segno di approvazione.
La signora si presenta dicendomi di essere una docente di Neuroscienze ed inzia un'invettiva, moderata ma molto ben motivata, sugli schemi universitari e su come i docenti si pongano rispetto ai ragazzi, in maniera puramente cattedratica. Nozionismo, dice lei, solo parole scritte sui libri e nulla più. Seguita, sempre con moderazione ma con deciso tono polemico, dicendomi che spesso i ragazzi giungono all'università senza sapere quale sia il loro vero e proprio destino, del quale si sono fatti carico i genitori, allontanandoli così dal loro "desiderio" primario.

Desiderio ... è un vocabolo che in questo ultimo periodo della mia vita mi accompagna e sta decisamente cambiando il mio solito modo di essere. O forse, sta semplicemente facendo "uscire" allo scoperto quello che ho tenuto sopito e nascosto da sempre...

Mi sorride cercando la mia approvazione. Le sorrido e le dico che ho sempre pensato che lasciar liberi i bambini di scegliere fosse fondamentale. I giochi sono l'espressione del loro "desiderio" futuro. I bambini, seguito io , dovrebbero poter "sperimentare" le loro attitudini e noi dovremmo poterli aiutare nello scoprire le loro capacità innate, aiutarli nelle scelte e comprendere con loro quali siano, in un certo qualsenso, i loro "desini".
La signora mi sorride. Io arrossisco, mi imbarazza il suo sguardo, profondo, come se mi stesse studiando.
"Sono ebrea", mi dice come se questo fosse un punto in più rispetto alla sua presentazione precedente. Le sorrido nuovamente, dicendole che alcuni rami della mia famiglia hanno un cognome indiscutibilmente ebraico.
"Ecco!", seguita evidentemente ringalluzzita da questa mia confessione, "Lei è una persona intelligente e può capire quello che sto dicendo!"
Penso che essere ebrei non comporti un punto in più sulla scala del'intelligenza ma sono indubbiamente affascinata da questa cultura e poter scambiare parole con chi ha vissuto, evidentemente, un periodo così difficile nella vita mi lascia ad occhi spalancati, quasi come una bambina.
Fino a qui non ci sarebbe davvero nulla di strano, non fosse per il fatto che la signora mi sorrideva e mi guardava con un espressione che poteva esser stata quella di mia madre.
Lo strano è stato quando si è messa di fronte a me, mi ha guardata intensamente negli occhi ed ha esordito dicendomi: "Carissima, lo sa che non ho mai incontrato una persona tanto innamorata come lei?". Ho sgranato gli occhi, sentendomi toccata profondamente dentro...
"Sa una cosa?" - seguita lei senza togliere mai lo sguardo dalle mie pupille che man mano si facevano sempre più larghe quasi a voler comprendere tutto lo spazio attorno - "Le auguro di potersi svegliare tutte le mattine sentendosi dire oggi ho voglia di amarti più di ieri, come mi dice mio marito da ormai più di cinquant'anni". E conclude dicendomi: "Faccia i complimenti al suo compagno".
Il mio sbigottimento è arrivato alle stelle. Arrossisco come una quindicenne. L'unica cosa che riesco a fare è chiederle di poterla abbracciare. L'ho fatto d'istinto: le ho avvolto le braccia attorno e l'ho stretta a me.
La signora non contenta di quanto già aveva detto, ha seguitato a formulare ipotesi sui miei interessi ed attitudini. Mi dice che è chiaramente visibile, dato il mio fisico ed il modo che ho di esprimermi, la mia propensione ed amore per l'arte. Mi dice: "Vede, benchè lei occupi un ruolo che potrebbe essere definito schematico dal punto di vista lavorativo, è chiaro come le riesca assolutamente naturale non farsi coinvolgere. L'amore per l'arte e la sua attitudine verso la poesia e la pittura traspare dal suo essere. Brava! Seguiti così".

Mi ha salutata. Si è scusata per avermi intrattenuto così a lungo.
Io l'avrei trattenuta ancora un paio d'ore ad essere sincera. Ma tant'è, doveva andarsene.
Un pò delusa, come quando si invita un bambino ad andare a letto proprio nel bel mezzo del suo gioco preferito, mi affretto a chiederle il suo nome ...
"Non si affanni a cercarmi su internet" mi risponde con uno sguardo che potrebbe essere quello di una teenager, "non mi troverà!".

E' vero... non son riuscita a trovarla da nessuna parte!
Strano, nel mondo della medicina, almeno uno straccio di pubblicazione la trovi sempre! Nulla, il vuoto totale.

Ci sono stati molti casi come questo nel corso della mia vita. A molti potrebbero sembrare degli incontri di poco conto. A me questi incontri sono rimasti nel cuore. Vuoi perchè sono stati degli incontri assolutamente occasionali con persone mai più riviste nella vita, vuoi perchè questi incontri avvengono sempre in momenti particolari. Mi lanciano messaggi, mi travolgono come treni in corsa, quasi a voler sottolineare i miei pensieri, a dar loro affermazione, a confortarmi.

Gli incontri nella vita, la mia, sono come pietre miliari. Messe lì sulla strada, a segnare il mio passo, a dirmi chi sono, dove sto andando o dove è meglio che io vada.
Questi incontri hanno il potere di entrarmi dentro come aria calda in una stanza fredda. Come la luce di una candela accesa nel buio della notte. Loro sono li, con le loro parole, con i loro gesti ed il loro amore, pronti a sorridermi. Persone alle quali non sono mai riuscita a dare un nome, perchè non l'hanno mai avuto e non è necessario che l'abbiano.
Le loro braccia mi hanno stretta dolcemente mentre mi sussurravano "tu sei la Croce del Sud, sei Tubalcain e sei Johakim, sei qui per riprendere forma, sei qui per guardarti allo specchio e non avere paura di quello che sei. Torna ad esser te stessa".
Ho sentito profondamente i loro sguardi e le loro parole spogliarmi, guardare i colori della mia anima ed amarmi per quello che avevano visto. Angeli?... No, ho solo incontrato me stessa.


La signora è sparita. Come è arrivata se n'è andata chissà dove.
La metto al suo posto dentro di me, felice di averla potuta incontrare.

"Addio, Signora"