venerdì 14 ottobre 2011

Giuda




Mi avete presa, mi avete comprata per quattro soldi. Mi avete buttata in un angolo e derisa. Mi avete tolto la dignità, strappato le vesti di dosso. Mi avete fatto credere di essere capace, di essere parte di un genere unico... quello umano. Mi avete alzata di qualche centimetro, ma solo perchè mi avete messo un paio di tacchi. Mi avete incollata sulle pareti delle case, sui tram e sulle pagine dei giornali.
Mi avete visto nascere in una terra che credevo esser la patria della cultura, dell'arte e della filosofia. La stessa terra che ha visto crescere gli spiriti liberi dei geni e degli artisti. Quella stessa terra dalla quale hanno origine i fiori più belli ed i frutti più dolci. La terra che ha inneggiato alle bandiere libere, che ha parlato e gridato la propria indipendenza. La patria del pensiero, della rivolta giovanile e delle battaglie per i diritti umani.
Mi avete sentito gridare nelle piazze la mia voglia di essere libera, nel corpo e nella mente. Non più schiava ma capace di decidere se essere madre, vergine o semplicemente donna.
Questa terra che tutti hanno amato... ora mi si rivolta contro, guidata da un manipolo di manigoldi, puttane, miseri sciacalli.
E tu, Giuda, guardati allo specchio. Tu che ti sei venduto per meno di trenta denari. Tu che hai portato la mia bandiera e mi hai accompagnata nella mia libertà ... ora guardati allo specchio e vomita la tua immagine altrove.

Io ho perso la mia patria, la mia dignità al cospetto del resto del mondo. Io che mi vedo rappresentata da donne in vetrina e da maschi impotenti che si strofinano addosso mazzette di sporco denaro.

Trenta ... monete. Trecentosedici ... Giuda. Un solo... paese di ladri.