domenica 25 gennaio 2009

Nella stanza dei ricordi




Mi sono trovata da sola con i ricordi.
Ad occhi spalancati, per non perdere nemmeno un granello di quella polvere, per non lasciare nulla, per non dimenticare.
Sono salita su di una grande scala e con lentezza, con parsimonia, con meticolosità, ho letto uno per uno i titoli dei libri riposti sugli scaffali. Ognuno di loro ha la propria storia, non già di chi racconta, ma di chi si è perso fra le sue righe.
Avverto le sue mani che sfogliano, prendono appunti.... tracce di vita, cartoline, foglietti e dediche.
Tutti hanno una collocazione precisa, non ci si può sbagliare: autori, temi, contesti... tutti ben allineati.. i colori delle copertine e l'odore della fantasia spalmato su ognuno di loro.
Attimo dopo attimo, con movimenti che si fanno sempre più convulsi, faccio scivolare lo sguardo e con decisione raccolgo tutto quello che posso in tante piccole scatole.... sto imballando la memoria di mio padre....
Dove mi giro trovo tracce... segni.. simboli della sua vita.
Una collezione di bastoni da passeggio, scatole di sigari mai fumati ancora chiusi in cofanetti di legno, i piccoli oggetti raccolti sulla mensola con metodicità quasi maniacale.... un pescatore, una livella, un melograno....
Apro le pagine del suo diario, con il timore di chi guarda dalla fessura di un portone per curiosare nel giardino di un'altro. Attimi di vita, trascorsi, passati, vissuti....scriveva...ed aveva la mia età.
Qualcosa mi chiama, dietro la schiena, qualcosa mi invita ad ascoltare. Controllo che tutto sia a posto, spolvero la vecchia testina soffiandoci sopra... proprio come faceva lui. Il piatto inizia a ruotare, prima lentamente, con difficoltà... poi con decisione, ritmicamente .... a 33 giri.
Le note si diffondono nella stanza. Ohhhhhhhhhhhhhh questa la ricordo! Inizio a cantare, come se le parole fossero state impresse a fuoco nella mia memoria, decise, indelebili, profonde come i suoi pensieri.... quelli che non si trovano più.
E allora ballo,
ballo alla vita... ballo a dispetto dell'amarezza che mi ha pervaso, ballo per chi non ha mai provato così tanto, ballo per chi non potrà mai sentire.
Polvere e suono si mescolano, anima e corpo si uniscono, padre e figlia si incontrano.
Lui è entrato al richiamo della musica. Mi ha sorriso.... e questo mi basta.

13 commenti:

Hirmengard ha detto...

Che emozione leggerti..

johakim ha detto...

Mi fa piacere sapere che ciò che scrivo vi emoziona... almeno tanto quanto mi fa emozionare lo scrivere di episodi così intimi.
Mi piace condividere queste sensazioni con chi reputo vicino al mio cuore.
Grazie
Ste

Hirmengard ha detto...

Beh io mi accorgo di scrivere solo d'amore ultimamente e sono così noiosa, almeno mi alleggerisco il cervello ascoltando le emozioni degli altri, quelli che sento molto vicino a me.

johakim ha detto...

scrivere dell'amore non è poco!!!!
Continua!!

Jane Doe ha detto...

Bellissimo mai dimenticare, mai...neppure i ricordi brutti, anche quelli insegnano.
Adesso devo andare...
Un abbraccio grande!
:***

il Cosmopolita ha detto...

Eggià,c'è perfino chi ci vive di ricordi, belli o brutti che siano, perchè faano parte della nostra esistenza e, se a volte possono anche fare male, non si possono cancellare...

johakim ha detto...

....ma ad ogni nuovo addio...impari.

L'Alchimista Arcadio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
johakim ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
johakim ha detto...

mai lasciare la vita.... mai lasciar roba nei cassetti...

Kulkik ha detto...

La memoria è la parte fondamentale e del nostro corpo fisico, che di quello interiore, animico ed eterico. Il ricordo è sacro...i ricordi non vanno cancellati, in ogni caso insegnano, in altri casi ti riportano "a casa", come diceva Novalis.
Un abbraccio forte.
kulkik

johakim ha detto...

Si.... e noi siamo qui per ricordare chi siamo, chi siamo stati e chi diverremo domani.
Un abbraccio anche a te.

Hirmengard ha detto...

:) non c'è niente da fare: se il destino di una ghianda è quello di rompersi subendo una morte, per poi crescere come quercia con i rami o di quà o di là, che non cambia molto, il suo ego non può soffrire perché vuole essere pino. Può fare tutto, ma il suo intento è di essere quercia. Bisogna assecondare il proprio libro divino, è forse questa la "fede"?. Quindi, perché disperarsi se le cose non vanno come speriamo? Perché rattristarsi, in fondo, noi non vediamo dall'alto l'albero che siamo, non ci rendiamo conto se non delle piccolezze che stanno di fronte al nostro naso, eppure, le piccolezze di un tempo, quando cresciamo e le vediamo da più in alto, assumono tutte un senso, un senso nuovo, diverso, positivo, una comprensione.