mercoledì 11 dicembre 2013

Un principio fondamentale di libertà

Ciò che si è conquistato, non vada mai messo in discussione



Questo è un principio di libertà universale.
E quando sento e leggo certe cose, non posso fare a meno di mortificarmi, profondamente, pensando che basta davvero poco per veder sfumare davanti agli occhi anni di lotta, di ideali, di sofferenze inflitte soprattutto a noi donne.

Ma la sofferenza è ancor più profonda quando vedo che questi ideali, per un gioco di potere che ancora stento soprattutto ad accettare, vengono vanificati proprio dalle donne stesse.

Stiamo tornando indietro di 40 anni. Siamo ad una svolta  che ci vede implodere per ritornare al punto di partenza.
Noi siamo un popolo di pecore. Non di agnelli innocenti. Siamo un popolo di pecore capace di farsi abbindolare dai media, dalle pubblicità, dai facili guadagni, dalla bieca ipocrisia cattolica dove il perdono è all'ultimo posto nella scala dei valori.

Stiamo lasciando che le nostre conquiste si perdano in nome di una finta coesione territoriale, in nome di una patria che ha smesso di essere culla di una qualsiasi minima civiltà.

Abbiamo lasciato loro un terreno fertile. Ci stanno facendo credere che qualcosa sta cambiando...

Meditate, gente.... meditate


clicca sul link e preparatevi ad inorridire



9 commenti:

JFK ha detto...

Non perderti d'animo Joh, c'è sempre uno zoccolo duro che vigila e non si lascia incantare dalle sirene.
Pronto a difenderle in piazza le libertà conquistate.
Genitori anche, impegnati ad inculcare nei propri figli l'eredità culturale e spirituale ricevuta da chi quelle lotte ha condotto in prima persona.

E tu fra loro.

JFK

johakim ha detto...

JFK
Voglio crederci ma faccio fatica... mi guardo intorno e mi stupisco ogni giorno di più
Un abbraccio
Joh

Sciarada ha detto...

Ciao Joh, il cervello abortito è il vero fallimento, per non parlare del degrado di questa politica indecente, lercia e nauseante!
Un abbraccio!

johakim ha detto...

Sciarada
Sono d'accordo con te.
Joh

sergio celle ha detto...

...ciao Joh, ho letto l'intervista, e mi rendo conto di quanto l'uomo con la sua intelligenza sia ancora un cavernicolo, rispetto alle evoluzioni che lo stesso ha raggiunto nel campo scientifico e tecnologico; allora mi viene da pensare che sia la morale con la sua etica, a fare breccia nei cervelli deboli e fortemente dogmatizzati; in ogni caso, penso che la sovranità popolare non sia facile vincerla, a meno che non venga dopata...abbraccio nella notte...

Nella Crosiglia ha detto...

Purtroppo dopo aver letto il tutto, sono ancorata al tuo pensiero e al tuo pessimismo e mi sembra che questa società stia cadendo in un baratro sempre più cieco, sordo e muto..
Sarà un periodo personale che mi fa essere così poco ottimista, ma di buono io vedo molto ma molto poco
Un bacio cara amica mia!

keiko ha detto...

Era meglio non avessi cliccato sul link...
Era un articolo degli anni '40?!
E tutte le battaglie degli anni '70 che fine hanno fatto?
Sono queste le donne del futuro?
Sono felice di non farne parte.

johakim ha detto...

Keiko
Avevo avuto notizia di questa intervista da una giornalista, una donna che non si risparmia, una di quelle in prima linea.
Quando ho letto la mia rabbia è montata alle stelle ed ho fatto le stesse considerazioni che tu hai espresso.
Mi disgusta che una giovane ragazzetta rampante, che ovviamente di comunista non ha la benchè minima traccia addosso, possa farci tornare indietro di tanti anni.
Altro chè catto/comunisti.... stiamo dando l'Italia in pasto ancora una volta alla DC.

Uriel ha detto...

Purtroppo è così: ogni generazione che nasce ricomincia daccapo, è una tabula rasa che nulla sa delle lotte, delle sofferenze, del vissuto della generazione precedente. L'esperienza altrui arriva a loro come a noi le gesta di Garibaldi, salvo un qualcosa che è comunicato in famiglia o da altri riferimenti importanti, non in maniera diretta ma con il linguaggio delle emozioni, delle mezze parole, dei commenti buttati di traverso parlando d'altro, magari a cena. Solo i più maturi, i giovani educati al senso critico, riescono a far propria l'esperienza delle letture e dei racconti di chi li ha preceduti nell'esistenza. A noi compete di rendere assimilabile e di lasciare a disposizione il patrimonio di conoscenza acquisita, con la speranza che potrà venir utile un giorno, al momento della crisi. La crescita è un processo individuale, bisogna "sbattere il naso" nella disillusione e farsi male per poter apprendere.